Bike Sharing in Europa? Da migliorare!

I risultati del primo test in Europa condotto da EuroTest su questo interessante fenomeno

27 giugno 2012 - 10:00

Oggi parliamo di un altro esempio di mobilità sostenibile: il “Bike Sharing”, nato con lo scopo di integrare la mobilità pubblica per rendere raggiungibili posti in prossimità della rete non coperti da quest'ultima, oggi è un fenomeno abbastanza diffuso in Europa, meno in Italia.  Il Bike Sharing si presenta anche come una piccola soluzione al famoso problema dell'”ultimo chilometro” , ossia la distanza che separa la fermata dalla destinazione finale dell'utente. Ma come funziona? E, soprattutto, qual è il livello qualitativo? Gli esperti di EuroTest (che raggruppa numerosi Automobil Club europei) hanno svolto, per la prima volta in assoluto in Europa, un'inchiesta in 18 paesi e 40 città, esaminando attentamente i sistemi di noleggio.

METODOLOGIA – Il test è stato condotto focalizzando l'attenzione sull'accessibilità spontanea al servizio da parte di turisti alla scoperta, per la prima volta, della città. Sono state prese in considerazione la facilità d'accesso e le differenti possibilità d'utilizzo. Per completare la valutazione, sono stati esaminati la quantità e la qualità delle informazioni disponibili, l'equipaggiamento della bicicletta e i siti internet. Infine il periodo: dal 20 Marzo al 22 Maggio 2012.

LA CLASSIFICA – Il primo posto del podio va alla città di Lione (Francia) che con il suo sistema “vélo v” ha ottenuto una valutazione “molto buono”. 343 stazioni e 4000 biciclette disponibili h24 alle fermate degli autobus previa registrazione rapida e gratuita. Le stazioni sono completamente automatizzate e le informazioni sono disponibili in varie lingue. Maglia nera ad Amsterdam e L'Aja (Olanda) che complicano molto la vita degli amanti delle due ruote: l'iscrizione è a pagamento ed e solo online: impossibile l'uso immediato del mezzo; pagamento solo mediante prelievo bancario; informazioni unicamente in olandese; assenza del cambio marce sulle bici e collaborazione inesistente con i trasporti pubblici. Un vero incubo!

E L'ITALIA? – Nel Bel Paese sono state esaminate 4 città che offrono il servizio “Bike Sharing”: Milano, Torino, Parma e Bari. Le prime 2 hanno ricevuto una valutazione “buono”, Parma raggiunge solo la sufficienza, mentre Bari si becca un'insufficienza (i risultati nel pdf in allegato). Analizziamo nei dettagli ciascun servizio: il “BikeMi” (Milano) ha come suoi punti di forza l'”Informazione” e la “Facilità d'uso” (“molto buono”), mentre pecca in “Accoglienza” e biciclette (solo “sufficiente”). Va meglio al servizio offerto dalla città della Mole Antonelliana, “[TO]BIKE”, che, sebbene conquisti solo un “molto buono” alla voce “Informazione”, per le altre voci guadagna un “buono”. La valutazione complessiva è identica a quella della città meneghina. Facciamo ora un salto in Emilia, nella Città Ducale: il servizio “Punto Bici Bike Sharing” ha come punti forti solo “Informazione” e “Facilità d'uso” premiate solo con un “buono”, solo sufficienti “Accoglienza” e “Biciclette”. E ora, spostiamoci in Puglia: il servizio “BARInBici”, purtroppo, è stato giudicato dagli esperti del TCS con un giudizio complessivo “insufficiente”. Magra consolazione un “buono” alla “Facilità d'uso” e alle “Biciclette”. Peccato.

RIEPILOGO – Dalla classifica si evince che solo una città ha ottenuto un “molto buono”, mentre tre sistemi sono stati giudicati “insufficienti”. Per il resto, il test rivela che oltre la metà delle città prese in esame ottengono la menzione “buono”. La Svizzera si posiziona a  metà della classifica. I “Bike Sharing” di Bienne e Losanna ottengono un “buono”, mentre quello di Lugano deve accontentarsi di un “sufficiente”. Infatti, nelle città elvetiche, l'utilizzo  di queste bici è concesso solo dai 16 o dai 18 anni a seconda dei casi; le informazioni sono disponibili solo in Inglese; le hotline sono a pagamento e la connessione con i trasporti pubblici non è ottimale.

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