Bici controsenso: tutto bloccato

Stop alla norma che consentiva alle bici di andare contromano

26 agosto 2014 - 11:00

Tutto nasce quattro anni fa, quando viene messa in cantiere la riforma del Codice della strada: una norma particolare permetteva alle bici di circolare controsenso, pur a certe condizioni (strade sufficientemente sicure per i ciclisti). E dopo anni di attesa, proprio nei giorni scorsi, alla Camera, è stato accolto un emendamento di Scelta Civica che cancella la proposta di introduzione del contromano per le bici. Oggi come in futuro, generalmente (salvo rarissime eccezioni, su cui si dibatte da anni tanto da essere oggetto di circolari ministeriali interpretative) è e sarà vietato ai ciclisti di andare controsenso. Sulla questione, è intervenuta, con toni molto polemici, la Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta), secondo cui il “controsenso ciclabile” è già adottato con successo in moltissime città europee, non è pericoloso se correttamente regolamentato e incentiva notevolmente l'utilizzo della bicicletta per gli spostamenti all'interno dei centri urbani. Questa è, ovviamente, solo un'opinione di parte, che trova un contraddittorio molto forte: c'è chi teme che il ciclista, già utente debole, si esponga a un ulteriore rischio col “controsenso ciclabile”.

I NUMERI DELLA FIAB – La Federazione attacca: “I dati, di cui nel nostro Paese non sembra sia importante tenerne conto quando si devono prendere delle decisioni, ne sono una conferma. Un esempio per tutti il caso Bruxelles, dove sull'85% delle strade a senso unico presenti in città – pari a ben 400 km – è ammesso il ‘controsenso ciclabile'. In base a uno studio avvenuto nell'arco di tre anni, il 95% degli incidenti occorsi ai ciclisti nella capitale del Belgio è avvenuto su strade prive di ‘controsenso ciclabile'”. Paolo Gandolfi, relatore del disegno di legge, aggiunge benzina sul fuoco: “Nelle due città italiane in cui è stata ammessa, in alcune strade all'interno delle aree 30 km/h, la circolazione delle biciclette in senso opposto a quello delle auto, gli incidenti gravi ai ciclisti si sono praticamente azzerati. Il controsenso ciclabile è, infatti, un tassello fondamentale nel percorso di ristrutturazione della mobilità all'interno dei centri urbani, per vivere in città sempre più sicure e sostenibili”. Idem Giulietta Pagliaccio, presidente nazionale Fiab: “Sorprende non poco che, proprio in pieno agosto, sia stato votato questo provvedimento quando molti sono in vacanza e magari, come me, in bicicletta. Spesso i ciclisti sono considerati un'utenza vulnerabile che, più di altri, patisce i comportamenti scorretti sulla strada, ma non per questo meno attenta sul piano legislativo”.

SENSI UNICI ECCETTO BICI – La Fiab rincara poi la dose, con qualche tecnicismo: “Nessuno chiede il contromano ma, come già spiegato, i ‘sensi unici eccetto bici' (si è provato anche a chiamarli ‘controsensi ciclabili', prendendo dal termine inglese ‘bicycle contraflow'. Nei ‘sensi unici eccetto bici' bisogna stare comunque a destra, anche se è permesso andare nel senso inverso a quello prescritto per gli altri veicoli. Non è un provvedimento generalizzato ma una possibilità per i Comuni, da segnalare solo in alcune vie in funzione di esigenze di traffico locale (continuità delle reti di percorsi ciclabili urbane, zone 30 a traffico limitato). Quindi, i ciclisti potranno usufruire di questa ‘eccezione' solo sulle strade o zone dove appositamente previsto e segnalato. Salvo questa eccezione, sulla stragrande maggioranza delle strade, i ciclisti dovranno continuare a osservare la regola vigente per tutti i veicoli. Stiamo parlando di un provvedimento per permettere a un mezzo particolare, senza motore, percorsi più diretti e più sicuri. Più diretti perché solo così se ne incentiva l'uso, anche prendendo atto che chi pedala si rifiuta di allungare i propri percorsi. Più sicuri perché spesso l'alternativa al contro-senso è una strada pericolosa a scorrimento veloce”.

TRE COMUNI PROTESTANO – Gli assessori alla Mobilità dei Comuni di Bologna, Milano e Torino hanno scritto una lettera al ministro dei Trasporti Maurizio Lupi per protestare contro la bocciatura, avvenuta in sede di Commissione alla Camera, del “senso unico eccetto bici”. “La riforma del Codice della strada è un momento fondamentale per colmare il divario normativo tra il nostro Paese e il resto d'Europa in termini di mobilità nuova e l'occasione per introdurre anche in Italia quelle azioni finalizzate a facilitare e rendere più efficaci gli interventi a favore della ciclabilità in ambito urbano, che trovano un grande freno proprio nell'attuale corpus normativo, e per armonizzare la normativa nazionale con quella di molte altre realtà europee”, scrivono al ministro delle Infrastrutture Andrea Colombo, Pierfrancesco Maran e Claudio Lubatti. “Il senso unico eccetto bici, le case avanzate, la svolta continua a destra, l'apertura delle corsie dei mezzi pubblici alle biciclette, le zone 30 – proseguono gli assessori – sono tutte azioni diffuse da tempo in quasi tutti i Paesi europei e hanno dimostrato con la pratica la propria efficacia sia per favorire l'aumento del numero di ciclisti, sia, cosa ancora più importante, per garantire la sicurezza di chi si sposta in bicicletta. Rinunciare anche solo a sperimentare queste azioni vuol dire fingere di ignorare una serie di pratiche già ampiamente diffuse nelle nostre città e rinunciare a normarle correttamente affinché siano praticate in piena sicurezza. Perdere l'occasione di innovare la nostra mobilità non può che aumentare il preoccupante ritardo con il quale l'Italia sta perseguendo una delle politiche che la comunità europea riconosce tra le più importanti al fine del raggiungimento degli obiettivi assunti in tema di sostenibilità; ritardo che sappiamo essere imputabile anche all'arretratezza del suo attuale apparato normativo. Chiediamo pertanto una revisione della decisione”.

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