Bici contromano o controsensi ciclabili: la sostanza non cambia

La Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) chiarisce alcuni dubbi linguistici

10 settembre 2014 - 11:00

Bici contromano o controsensi ciclabili? Lo diciamo subito: la sostanza non cambia. Ma la Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) preferisce mettere in puntini sulle “i”, quindi ci addentriamo volentieri in qualche tecnicismo linguistico. Partiamo da un presupposto semplice: c'è un disegno legge che modificherà il Codice della strada, e che all'inizio precedeva il contromano per le bici. Dopodiché, un emendamento di Scelta civica questa proposta. E qui entra in gioco la Fiab, ultra-favorevole invece alle bici contromano. Non solo, la stessa Fiab tende a chiarire che in realtà si tratta di “senso unico eccetto bici”: la possibilità per i ciclisti di procedere nel senso inverso a quello prescritto su vie a senso unico, solo in strade specifiche o aree 30 km/h, sempre a discrezione del Comune e in funzione alle esigenze del traffico locale.

“SENSI UNICI ECCETTO BICI” – Nessuno chiede il contromano, dice la Fiab, ma i “sensi unici eccetto bici” (si è provato anche a chiamarli “controsensi ciclabili”, prendendo dal termine inglese “bicycle contraflow”, ma da noi suona male ed è sinonimo di “insensato”). Il termine “contromano” significa andare “dalla parte della strada opposta alla corsia normale o regolare per il traffico in un determinato senso”. Insomma contromano significa andare a sinistra e nessuno l'ha mai proposto, spiega la Fiab. Nei “sensi unici eccetto bici” bisogna stare comunque a destra, anche se è permesso andare nel senso inverso a quello prescritto per gli altri veicoli. Non è un provvedimento “generalizzato” ma una possibilità per i Comuni, da segnalare solo in alcune vie in funzione di esigenze di traffico locale (continuità delle reti di percorsi ciclabili urbane, zone 30 a traffico limitato). I ciclisti (se mai un giorno questo provvedimento verrà adottato) potranno usufruire di questa “eccezione” solo sulle strade o zone dove appositamente previsto e segnalato. Salvo questa eccezione, sulla stragrande maggioranza delle strade, i ciclisti dovranno continuare ad osservare la regola vigente per tutti i veicoli.

LA LETTERA AI SINDACI – C'è stato anche l'intervento del ministro dei Trasporti Lupi, che s'è detto contrario al controsenso ciclabile. Al che, Giuseppe Ferrari, presidente di Fiab Varese, ha proposto alle associaizioni locali della Federazione di inviare una lettera ai vari sindaci, per sensibilizzarli sul tema, aumentando la pressione sul Governo. Una missiva che recita più o meno così: “Sulla stampa nazionale di sabato 6 c.m. si dava notizia di una presa di posizione del ministro dei Trasporti Lupi di contrarietà a introdurre nel Codice della strada il ‘senso unico eccetto bici', ovvero la possibilità di far circolare le biciclette nei due sensi su strade a senso unico per gli altri veicoli (spesso impropriamente chiamato ‘contromano ciclabile'). Tale modifica allineerebbe l'Italia a molti Paesi europei nei quali, più che in Italia, la mobilità ciclistica viene sistematicamente promossa e favorita: Francia, Belgio, Germania, Svizzera. Ovviamente, il ‘controsenso ciclabile' sarebbe applicabile solo ad alcune strade, prevalentemente i centri urbani, e dovrebbe accompagnarsi ad alcune condizioni e provvedimenti di calmieramento e sicurezza del traffico. Gli oppositori a tale modifica, già bloccata poche settimane fa da un emendamento di Scelta civica in sede di commissione Trasporti della Camera, in realtà non sono stati finora in grado di portare argomenti provanti della presunta pericolosità di tale pratica se non le generiche, pretestuose e umilianti argomentazioni che gli italiani sulle strade sarebbero diversi dai tedeschi, francesi o svizzeri e fingendo di preoccuparsi della sicurezza dei ciclisti, limitandone di fatto la circolazione. Le esperienze e le rilevazioni statistiche di grandi e piccole città europee, ma anche di molte città italiane (Reggio Emilia, Bologna, Torino) attestano in realtà che l'introduzione del doppio senso ciclabile, praticato con la dovuta intelligenza tecnica, non comporta alcun aumento di incidentalità, spesso anzi si accompagna ad una sua riduzione, e favorisce l'incremento degli spostamenti in bicicletta. Siamo quindi a domandarle di unire la sua voce a quella degli amministratori di Milano, Torino, Reggio Emilia, Bologna nel richiedere al Governo di introdurre nel Codice della strada norme utili a favorire la circolazione urbana e quotidiana delle biciclette, compreso il ‘senso unico eccetto bici'”.

CON SEGNALETICA ADEGUATA – Al di là dei tecnicismi linguistici e dell'opinione della Fiab (che comunque è parte in causa), ecco il pensiero di Luciano Mattarelli, presidente Anvu (Associazione Polizia locale d'Italia): “‘Senso unico eccetto bici'? Perché no? Basta ricordare che il controsenso già esiste in determinati casi per i taxi. A certe condizioni, e purché venga assicurata la massima sicurezza per tutti, il controsenso ciclabile potrebbe essere una soluzione valida. Purché, sempre e comunque, qualunque utente venga avvisato del ‘senso unico eccetto bici' con una segnaletica molto chiare ed evidente, al fine di evitare spiacevoli equivoci o, peggio, incidenti”.

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