Autovelox scandalo: il decreto manca dal 2010

Autovelox: con un decreto che si attende dal 2010, si farebbe chiarezza su diversi aspetti controversi

26 marzo 2014 - 6:00

Era il 2010 quando venne avviata una riforma del Codice della strada, che presupponeva però l'emanazione di successivi decreti interministeriali per avere pienamente efficacia. Il più importante di questi decreti riguardava gli autovelox, e oggi, quattro anni dopo, si è ancora in attesa del regolamento sulle macchinette che multano chi viaggia troppo veloce. Ci riferiamo, in particolare a due aspetti, che andiamo ad analizzare in basso.

PRIMO, I PROVENTI AI PROPRIETARI – La Legge 120/2010, articolo 25, che riformava il Codice della strada, prevede la devoluzione di metà dei proventi delle multe per eccesso di velocità agli enti proprietari delle strade. Perché questa norma venga applicata, occorre un decreto interministeriale attuativo. L'obiettivo della legge è evitare che i Comuni facciano cassa sulle pelle degli automobilisti, piazzando gli strumenti elettronici solo per ripianare le casse esauste delle amministrazioni; e mira a garantire più fondi agli enti proprietari delle strade perché migliori la sicurezza. In mancanza del decreto, i Comuni stessi avrebbero potuto stipulare patti coi proprietari delle strade che passano entro il territorio comunale (strade statali, regionali e provinciali): se questo non è avvenuto, è perché ai Comuni siffatta situazione fa molto comodo.

SULLA CARTA… – Durante questi quattro anni di… silenzio (niente decreto), la ripartizione dei proventi tra gli enti interessati avrebbe potuto essere attuata mediante un accordo tra le parti coinvolte. In teoria, la regola dice: “Ciascun ente locale trasmette in via informatica al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e al ministero dell'Interno, entro il 31 maggio di ogni anno, una relazione in cui sono indicati, con riferimento all'anno precedente, l'ammontare complessivo dei proventi di propria spettanza, come risultante da rendiconto approvato nel medesimo anno, e gli interventi realizzati a valere su tali risorse, con la specificazione degli oneri sostenuti per ciascun intervento. La percentuale dei proventi spettanti è ridotta del 90 per cento annuo nei confronti dell'ente che non trasmetta la relazione di cui al periodo precedente, ovvero che utilizzi i proventi di cui al primo periodo in modo difforme da quanto previsto, per ciascun anno per il quale sia riscontrata una delle predette inadempienze. Le inadempienze di cui al periodo precedente rilevano ai fini della responsabilità disciplinare e per danno erariale e devono essere segnalate tempestivamente al procuratore regionale della Corte dei conti”. Ma coi ministeri che non si interessano alla questione, tutto era e rimarrà così per chissà ancora per quanto tempo. Un bel regalo ai Comuni.

SECONDO: AUTOVELOX FINTI – Ancora più complessa e delicata la questione degli autovelox finti. Che, per il ministero dei Trasporti, sono inutili, non omologati e anche pericolosi. Il messaggio si trova in una lettera che il ministero dei Trasporti ha scritto al presidente dell'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Piero Fassino, ribadendo per l'ennesima volta il parere negativo sui “dissuasori di velocità”. La lettera, firmata da Maurizio Lupi, capo di gabinetto del ministero, contiene tutti i pareri espressi in precedenza dagli uffici del ministero competenti in materia. Infatti, già nove volte (tra il 2010 e il 2014) erano state date risposte ai comuni, alle forze dell'ordine e alle associazioni di consumatori. Durissima la presa di posizione di poliziamunicipale.it, che chiede una disposizione ad hoc da parte del ministero dei Trasporti, per risolvere sia la questione proventi sia quella dei velox finti: “Gli armadietti porta autovelox fin tanto che non saranno espressamente vietati dalla legge potranno continuare ad essere utilizzati anche se il ministro delle Infrastrutture la pensa diversamente. Al momento infatti non esiste alcuna disposizione normativa che impedisca ad un comune di installare a bordo delle proprie strade, nei punti più pericolosi, i contenitori dei controllori elettronici del traffico. Certamente questi manufatti dovranno essere impiegati per effettuare controlli, anche se saltuari. E non dovranno costituire insidia o pericolo per la circolazione stradale. E neppure potranno essere installati senza alcuna logica, in un numero esorbitante rispetto alle reali esigenze di controllo. Ma dire che questi contenitori sono vietati appare decisamente fuori luogo. Nessuna disposizione normativa al momento vieta l'installazione di questi armadietti che non possono essere classificati ai sensi del codice stradale e relativo regolamento. Quindi se il ministro dei Trasporti intende vietarli dovrà essere approvata una disposizione ad hoc, ovvero diramato l'atteso decreto interministeriale che da quasi 4 anni è in attesa di essere divulgato per regolare compiutamente l'impiego degli autovelox in Italia. E regolare finalmente anche la ripartizione dei proventi autovelox al 50% tra ente proprietario della strada ed organo accertatore”. Renzi ha un'ottima occasione per fare ordine, e migliorare coi fatti la sicurezza stradale: occorrono regole certe che facciano chiarezza.

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