Autostrade: “Siamo i migliori d'Europa: nostri i maggiori progressi su sicurezza”

Netta riduzione degli incidenti, invenzione e sviluppo del Tutor, asfalto e barriere di protezione di ultima...

24 novembre 2010 - 13:23

Netta riduzione degli incidenti, invenzione e sviluppo del Tutor, asfalto e barriere di protezione di ultima generazione, oltre 2 mila interventi per rendere la rete più sicura. Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, fa il punto con il Messaggero sulle strategie per migliorare la sicurezza stradale. Certamente una delle priorità per il gruppo che fa capo ai Benetton e che Castellucci guida con successo dal 2005. Una sfida cruciale che, osservando gli ultimi dati, Autostrade sta vincendo. Anche se è necessario, come ovvio, non abbassare mai la guardia.

In Italia circa 5 milioni di viaggiatori transitano quotidianamente sulla vostra rete che si estende per 3.411 chilometri. Quanto investe Autostrade per la sicurezza stradale e che progetti avete per il futuro?
«Purtroppo l’ammontare della spesa per la sicurezza da solo non è una garanzia di risultato. Contano molto di più le iniziative concrete prese o la qualità della gestione. Grazie al costante impegno, negli ultimi dieci anni, a valle della privatizzazione, il tasso di mortalità si è ridotto ad un quarto: da 1,14 morti per milione di chilometri percorsi a circa 0,32. Un risultato positivo non riscontrabile in nessuna altra rete autostradale d’Europa».

Ma quali sono, ingegner Castellucci, gli interventi che si sono rivelati più significativi e quelli che hanno dato i migliori risultati su questo fronte?
«Di interventi ne abbiamo ideati ed applicati tantissimi: dall’estensione a tutta la rete dell’asfalto drenante, alla sostituzione delle barriere di sicurezza; dalla chiusura dei by-pass all’installazione di reti antiscavalcamento dei viadotti, al potenziamento dell’illuminazione nelle gallerie. Oltre ai circa 2.000 interventi sui punti ad incidentalità superiore alla media. Ma sicuramente l’intervento più innovativo ed efficace è stata l’invenzione ed estensione del Tutor: il sistema di controllo della velocità media che abbiamo diffuso su oltre 2.500 chilometri di rete. I risultati ottenuti sono ormai consolidati: riduzione del 51 per cento del tasso di mortalità, diminuzione del 27 per cento del tasso di incidentalità con feriti e del 19 per cento del tasso di incidentalità».

Visti gli ottimi risultati estenderete ancora il Tutor?
«È nei nostri piani proseguire su questa strada. Voglio precisare, però, che lo installeremo solo dove realmente serve e non in maniera indiscriminata perché il Tutor è un po’ come una medicina: va usato solo nelle tratte in cui l’incidentalità grave dipende esclusivamente dalla velocità. Estendere indiscriminatamente la sua installazione farebbe perdere il forte supporto istituzionale delle varie associazioni che oggi lo strumento ha».

Adesso quali nuove iniziative avete in cantiere e cosa pensate di fare in tempi rapidi?
«Più che altro si tratta di non tornare indietro rispetto agli eccezionali risultati raggiunti. Per questo motivo, l’attenzione alla qualità dell’infrastruttura e alla sua gestione risulta massima».

Come sono i rapporti con la Polizia Stradale che fa un lavoro egregio su questo fronte, come riconosciuto da più parti?
«Improntati a grande collaborazione. Lavoriamo insieme sul fronte della prevenzione, del controllo dei mezzi pesanti e sui comportamenti di guida dei giovani. Non dimentichiamo che il Tutor, ideato, progettato e sviluppato da Autostrade per l’Italia, è gestito dalla Polizia Stradale».

Come giudicate l’idea di poter marciare a 150 km/h con le tre corsie prevista dal nuovo codice della strada? Non crede che sia un azzardo anche in considerazione dei rischi?
«Stiamo valutando tutti gli aspetti tecnici della norma con Anas, Polizia Stradale e Ministero delle Infrastrutture, consci della grande responsabilità che ci dovremmo assumere sia decidendo di aumentare il limite di velocità a 150 km/h, sia decidendo di non adottare una previsione recentemente diventata legge».

 

fonte – ilmessaggero.it

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