Autorità trasporti: gestori autostrade, affari d'oro

Autostrade: l'Autorità di regolazione dei trasporti mette in evidenza le pecche del sistema delle convenzioni fra gestori e Stato

22 luglio 2014 - 9:00

L'Italia oggi conta circa 6.700 km di autostrade di cui oltre l'85% affidati in gestione a società concessionarie, la restante parte è in carico ad Anas. Le società concessionarie che gestiscono circa 5700 km sono 25. Tra tutte spicca, per numero di chilometri gestiti, Autostrade per l'Italia, che da sola controlla oltre il 50% della rete in concessione. Anche se la nostra rete risulta in apparenza molto frammentata, molte di queste concessionarie sono sotto il controllo di tre grandi gruppi: Atlantia (che controlla oltre il 60% delle autostrade), il Gruppo Gavio e gli enti pubblici (per lo più regioni ed enti locali). A ricordarlo è il primo rapporto annuale al Parlamento, da parte dell'Autorità di regolazione dei trasporti. La durata delle concessioni è solitamente molto lunga e la scadenza in molti casi ancora lontana. Inoltre, fino alla fine degli anni '90 tutte le concessione sono state periodicamente prorogate (generalmente senza bando di gara), giustificando i rinnovi con la necessità di effettuare nuovi investimenti e, quindi, di permettere il recupero del capitale necessario. Eccezione a questo scenario è l'Autostrada del Brennero per cui nell'aprile del 2014 è scaduta la concessione e si è dunque aperta la procedura di gara per l'affidamento del servizio. “In pochi anni – attacca l'Authority – si è assistito a una successione di numerose disposizioni che hanno rivisto, in tutto o in parte, il metodo tariffario del settore. Se ciò chiaramente è stato finalizzato a perfezionare nel tempo il meccanismo tariffario, senza dubbio ha generato altresì una maggiore incertezza regolatoria e un quadro di regole che appare irragionevolmente complesso e articolato. In sostanza, ad oggi troviamo in vigore ben sei metodi tariffari distinti: uno definito nella Delibera del 1996, uno in quella del 2004, due in quella del 2007 e due definiti nella legge n. 2/2009. Questa molteplicità di regimi tariffari definisce un quadro regolatorio molto critico”.

IL PRIMO AFFONDO – Il settore – dice il rapporto – è caratterizzato da una elevata e stabile redditività operativa con margini operativi che nel 2012 non sono mai risultati inferiori al 20% per tutti i concessionari, e in alcuni casi prossimi al 60%, e un utile operativo anch'esso mediamente pari al 20%, con concessionari che presentano una redditività assai elevata (superiore al 40%). Unica eccezione è la concessionaria Raccordo Valle D'Aosta Spa che ha presentato un risultato di esercizio negativo nel 2012. Messi assieme, i ricavi sono stati pari a 6,53 miliardi di euro, di cui circa 1,73 miliardi (oltre il 25%) sono stati girati allo Stato tra Iva (596 milioni) e canone Anas (1132 milioni), ovvero il sovrapprezzo sulla tariffa utilizzato dallo Stato per la manutenzione delle reti non a pedaggio; i rimanenti 4,805 miliardi sono andati alle concessionarie. In altri termini ogni chilometro di autostrada in Italia permette 1,15 milioni di euro di ricavi all'anno (300mila euro allo Stato e 850mila euro alle concessionarie). Ai ricavi da pedaggio vanno aggiunti i ricavi da subconcessioni e da altre attività che le concessionarie autostradali incassano e di cui una parte (compresa tra il 2% e il 20%) viene girata allo Stato.

PEDAGGI ALLE STELLE – In 20 anni, dice l'Autorità, si è assistito a un aumento dei ricavi pari al 270%, passando da 2,5 miliardi di euro nel 1993 a 6,5 miliardi nel 2012, con picchi di crescita superiori al 7% nel 2003 e 2010-2011. L'aumento dei ricavi osservato in passato è stato interrotto nel 2012, anno in cui si è registrata una contrazione del 3,17% circa, passando da 6,747 miliardi di euro nel 2011 a 6,533 miliardi del 2012. La diminuzione è, per buona parte, attribuibile alla crisi del traffico autostradale fortemente connessa alla congiuntura economica degli ultimi anni. Attenzione: “In sede di contrattazione lo Stato si è fatto sempre carico di una quota del costo complessivo dell'opera tramite contributi a fondo perduto. Ciò nonostante negli ultimi anni si registra che questi contributi si sono via via ridotti nel tempo a favore di nuove forme di finanziamento”.

QUALI SOLUZIONI – Seconco l'Autorità, occorre stabilire i sistemi tariffari dei pedaggi e a definire gli ambiti ottimali di gestione delle tratte autostradali allo scopo di stimolare la concorrenza per confronto. Serve un database per la raccolta dei dati economici e tecnici disaggregati per tratta e a livello dei singoli concessionari. I dati così raccolti saranno utilizzati per implementare un modello quantitativo di analisi, parametrica e non, per la valutazione della efficienza operativa dei singoli concessionari e per il relativo confronto. La raccolta dei dati è in corso. Una volta completata e reso operativo il modello, le analisi permetteranno di definire le funzioni di costi efficienti e gli ambiti ottimali del servizio su cui basare le misure di regolazione volte a razionalizzare il mercato nel contesto europeo.

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