Autobus Euro 0 fuori legge dal 2019

Un piano da 500 milioni di euro per rinnovare il parco del trasporto pubblico e mandare in pensione i mezzi più inquinanti, ma non tutti

17 dicembre 2014 - 10:00

Per ora siamo alle ipotesi: primo, parliamo del disegno legge stabilità; secondo, si tratta di un emendamento. Ma siccome i temi ambiente e sicurezza stradale sono sempre più attuali, le probabilità che questa novità diventi legge sono discrete: parliamo degli autobus Euro 0, messi fuori legge dal 2019. Mezzi che spesso inquinano e sporcano nelle città, diventando rottami moventi pericolosi per i polmoni e agli incroci, per la stazza e per la frenata ormai non più pronta. Con un emendamento presentato in legge stabilità, il Governo elimina a fine 2018 i mezzi di trasporto pubblico catalogati come Euro 0, favorendo al contempo il rinnovo del parco delle aziende comunali con un fondo di 500 milioni di euro in tre anni. Questi soldi erano già presenti nella legge stabilità 2013, ma ora l'emendamento restringe il campo di destinazione ai soli mezzi su gomma, escludendo i tram. La norma prevede il divieto di circolazione per i veicoli adibiti a trasporto di persone con una massa massima non superiore a 5 tonnellate a benzina senza catalizzatore o non ecodiesel.

IN EUROPA RECORD NEGATIVO – Come ricordato dal ministro dei Trasporti Lupi, “abbiamo il parco macchine pubbliche più obsoleto d'Europa. Circolano ancora Euro zero in Italia: vuol dire che i pullman hanno quasi 30 anni. Si può ottenere il rinnovamento con un vantaggio di ambiente, disicurezza e di filiera industriale”. Secondo l'Asstra (associazione delle società ed enti del trasporto pubblico locale) l'età media degli autobus urbani italiani è di 12 anni, quasi 11 anni quella degli extraurbani: considerando entrambe le categorie, l'età media nazionale è di 11,3 anni. Molti, se si considera che in Spagna l'età media è di 6,1 anni, in Svezia di 6,2, in Francia di 7,5 e in Germania addirittura di 5,4. A parere del ministro ci sarebbero quindi molti vantaggi che aumenterebbero l'efficienza dei trasporti locali, la relativa sicurezza, la filiera industriale e – ovviamente la diminuzione dell'inquinamento. Enti locali, comuni, province e regioni hanno quindi tempo fino al 31 dicembre 2018 per sostituire tutto il parco viaggiante Euro 0 e potranno contare su 500 milioni di euro messi a disposizione dal Governo.

QUALI RICERCHE PER RIDURRE LE EMISSIONI – Al di là di possibili nuove norme, va segnalato anche chi studia per ridurre le emissioni. Nell'ambito del progetto di ricerca “viEnergy” finanziato con fondi europei Italia-Malta, si sono svolte a Marsala (TP) dal 20 al 24 ottobre 2014, prolungate prove su strada su un bus adibito a trasporto pubblico. Obiettivo: verificare le prestazioni ambientali in termini di riduzione delle emissioni (in particolare delle polveri sottili pM10), alimentando il motore con una miscela etanolo-gasolio mediante l'utilizzo di un additivo di origine agricola per emulsionare i due componenti. L'etanolo (alcol etilico) può essere prodotto per sintesi chimica o per fermentazione degli zuccheri contenuti nei cereali, nelle barbabietole da zucchero, nelle vinacce o nelle biomasse. Nel caso specifico si tratta di alcol ricavato per fermentazione dalle vinacce (le bucce dell'uva destinata alla produzione vinicola). Promotore dell'interessante iniziativa è il Mario Ragusa (di Marsala), esperto funzionario enologo con una particolare competenza e passione per i carburanti alternativi di origine vegetale. Le prove tecniche di utilizzo del combustibile e-diesel così prodotto sono state effettuate sotto il diretto controllo di una équipe di tecnici esperti del Joint Research Centre (CCR, Centro Comune di Ricerca) di Ispra (VA).

LA NOVITÀ È L'ADDITIVO – I motori a ciclo diesel alimentati con una miscela gasolio-etanolo (e-diesel) non sono certo una novità ma, a differenza dei motori a ciclo Otto alimentati con miscele benzina-etanolo, non hanno trovato ad oggi che rare applicazioni. Già alla fine degli anni '70 un motore diesel da 360 CV per un veicolo da lavoro era stato realizzato per funzionare con una miscela gasolio-etanolo in percentuale 60% – 40%. In questo caso l'etanolo non veniva miscelato al gasolio ma immesso con apposito iniettore nel collettore di aspirazione. Infatti l'etanolo non è miscibile nel gasolio di origine minerale e al di sotto di 10°C i due fluidi tendono a separarsi. Per evitare ciò è necessario usare additivi emulsionanti solitamente di origine chimica o petrolifera. Il progetto “viEnergy” ideato da Ragusa prevede invece l'utilizzo di un additivo di origine vegetale ricavato dai residui di lavorazione dell'uva destinata alla produzione vinicola. Il vantaggio che ne deriva è duplice: riciclare a scopo energetico della materia di scarto che altrimenti andrebbe distrutta o dispersa nel terreno con dannosi effetti inquinanti; fornire ulteriore fonte di reddito ai viticultori.

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