Auto usate da San Marino: conviene acquistarle?

Il quesito di una lettrice rende attuale l'argomento della vendita delle auto con evasione dell'Iva intracomunitaria. Ecco qualche consiglio

18 novembre 2011 - 8:00

Sono numerosi i lettori che domandano a SicurAUTO se le vetture importate da un operatore non ufficiale, in particolare se proposte via internet, si possano acquistare con fiducia. Il recente quesito di una lettrice allettata da un'offerta proveniente dalla Repubblica di San Marino ci offre lo spunto per sottolineare che le cosiddette “frodi carosello” sul commercio di veicoli con evasione dell'Iva non sono affatto debellate. Non sappiamo se l'affare proposto alla lettrice nascondesse qualche illecito, ma ecco il suo quesito, nonché qualche informazione per chi non ha mai sentito parlare dell'argomento e qualche consiglio utile a chi vuole star lontano dagli acquisti poco trasparenti.

«Gentili di SicurAUTO, su un noto sito di compravendita di vetture ho trovato una Volkswagen Golf usata che vorrei acquistare. La macchina viene importata dalla Germania da una ditta di San Marino. Ho parlato con il venditore il quale mi ha detto che se la compro come privata il prezzo è quello presente sul loro sito, altrimenti c'è da pagare la differenza con l'Iva italiana. Qualora fossi interessata al veicolo (con le caratteristiche riportate nell'annuncio), mi verrebbe inviato un contratto da firmare e un codice IBAN per il versamento del 10 % del valore dell'auto. Dovrei saldare il resto di persona, con assegno circolare e con 230 euro in più. Mi verrebbe poi data una targa provvisoria, l'assicurazione per un mese e potrei ritirare la macchina in attesa delle targhe italiane, alle quali provvederebbero loro previo pagamento di 800 euro. Dalle e-mail ricevute e dalle comunicazioni telefoniche sembrerebbe tutto regolare, ma poichè ho letto diversi articoli sulle truffe online mi chiedevo se potreste fornirmi qualche indicazione utile a non trovarmi di fronte a delle sorprese».

SAN MARINO È SOTTO LA LENTE – Dalla descrizione dell'annuncio fornitaci dalla lettrice escluderemmo di trovarci di fronte alla classica truffa online del tipo “prendi i soldi e scappa” (consultate la nostra guida), cioé a un venditore “fantasma” che, dopo aver incassato l'anticipo (o anche il saldo totale, se la truffa si spinge fino alle estreme conseguenze), sparisce senza lasciare traccia e senza consegnare la vettura. Piuttosto, alcune caratteristiche dell'offerta (il Paese di provenienza dell'auto, il fatto che sia una Golf e che venga proposta da San Marino) potrebbero (il condizionale è d'obbligo) far pensare a un illecito assai più subdolo che le nostre forze dell'ordine ben conoscono e che definiscono “frode carosello”. In altre parole, si tratta dell'evasione dell'Iva intracomunitaria, un tipo di truffa ai danni dell'erario (che riguarda, e non solo, anche il settore degli pneumatici) per la quale anche alcuni operatori di San Marino in passato sono finiti nei guai. In realtà, dopo alcuni episodi clamorosi del 2009, gli operatori della piccola repubblica sono, per così dire, nel mirino delle forze dell'ordine italiane (e le autorità sammarinesi collaborano ampiamente con le nostre per smascherare i furbi) e poiché lo sanno benissimo, di solito rigano dritti. Quindi, è improbabile che l'azienda segnalata abbia deciso d'accettare il rischio di impegnarsi in affari poco chiari. Anche la richiesta di versare la differenza tra l'Iva di San Marino e quella Italiana (che vale l'8,5%) nel caso l'acquirente sia un'azienda è perfettamente lecita e prevista dalle leggi che regolano i rapporti tra i due Paesi.

ECCO COME AGISCONO I “FURBETTI” DELL'IVA – Con il termine di “frode carosello” si identifica generalmente l'attività criminosa di operatori che si nascondono dietro aziende estere create “ad hoc” e, tramite macchinosi passaggi di documenti, non pagano l'Iva sulle vetture usate (cioè, per definizione comunitaria, con meno di 6 mesi di vita e meno di 6 mila km) nel Paese dove ha avuto origine la vendita dell'auto, né in quello di destinazione finale. Il termine di “carosello” è dovuto al vorticoso giro di documenti fiscali indispensabili per dare corso alla truffa, prodotti dalle cosidette società “cartiere” (così definite perché producono, appunto, molta “carta”). Dopo un certo numero di operazioni illecite, tali aziende spariscono senza lasciare traccia e senza pagare alcuna imposta. Contrariamente a ciò che può sembrare, la truffa erariale può avere spiacevoli conseguenze anche per l'acquirente finale, e poco importa se il venditore dichiara che la vettura “è fatturabile” e che ha l'Iva regolarmente esposta. Ciò che conta non è certo che l'acquirente paghi l'Iva al venditore (sicuramente quest'ultimo la pretende!), ma che l'Iva sia stata effettivamente versata o meno all'erario del Paese di competenza dall'altra società (possono anche essere più di una) che sta alle spalle del venditore stesso. Inutile dire che in questo genere d'affari l'Iva non viene mai versata e ciò permette a chi si serve di questi stratagemmi di praticare prezzi particolarmente allettanti, proprio quelli che fanno da irresistibile esca al cliente che cerca di risparmiare qualcosa.

INCAUTO ACQUISTO IN AGGUATO – Dopo un certo numero di anni di relativa “impotenza” della Guardia di Finanza di fronte a tali crimini, le cose sono un po' cambiate e in caso di controlli le Fiamme Gialle sono ora in grado, qualora accertino l'evasione, di sequestrare targhe e documenti di circolazione dei veicoli interessati, anche se l'acquirente finale è in buona fede. Se ciò accade, è ovvio che la vettura, pur regolarmente pagata dal legittimo proprietario, diventa inservibile, e tale resterà fino a quando le indagini non saranno chiuse accertando l'assoluta estraneità dell'acquirente nella truffa. Solo a questo punto targhe e documenti potranno essere restituiti, ma intanto il proprietario è rimasto senz'auto e può essere sospettato di “incauto acquisto”, dal quale dovrà difendersi. In passato, per esempio, ciò si è verificato per un noto rivenditore di auto in provincia di Vercelli, e la Gdf ha sequestrato i documenti e le targhe di oltre 145 veicoli da lui venduti e regolarmente pagati dai clienti, più o meno ignari che fossero, i quali hanno poi dovuto privarsi per mesi delle auto in attesa che la legge facesse il suo corso.

CONCESSIONARIO O IMPORTATORE? – Il consiglio che possiamo dare ai lettori interessati, a parte quello generale di non farsi potenziali complici di venditori disonesti che a fronte di una truffa riescono a vendere auto a prezzi che i loro colleghi onesti non possono permettersi, è di non correre rischi e di rivolgersi agli operatori non sospetti, di trasparenza riconosciuta e dalla consolidata presenza sul mercato. Il che non significa necessariamente che suggeriamo di ricorrere ai concessionari ufficiali: la certezza assoluta di affari “puliti” non c'è neppure in questo caso. Anzi, molte indagini avviate dalla polizia tributaria negli ultimi tempi riguardano proprio operatori che esibiscono la rassicurante insegna di una casa, come dimostra il caso, tuttora aperto delle due concessionarie Bmw di Bologna appartenenti al medesimo imprenditore. Noi di SicurAUTO, ovviamente, non intendiamo fare di tutte le erbe un fascio: sia la categoria dei concessionari, sia quella degli importatori non ufficiali annoverano tra le loro fila elementi onesti e altri che lo sono meno, a San Marino come altrove.

QUALCHE PRECAUZIONE – Tuttavia, qualche semplice precauzione possiamo sempre suggerirla per consentire ai lettori una certa autodifesa preventiva, anche se è meglio chiarire subito che sistemi per identificare a colpo sicuro un commerciante evasore di Iva non ce ne sono. Almeno, non sono a disposizione di chi non porti una divisa. Intanto, come regola generale, sconsigliamo in linea di massima di inviare denaro per l'acquisto di una vettura che non è ancora arrivata in Italia e della quale il venditore non ha ancora materialmente la disponibilità. Se invece ce l'ha, è opportuno che l'acquirente vada a vederla con i suoi occhi (proprio quella, e non una uguale) e che si faccia rilasciare una copia del maggior numero possibile di documenti che l'accompagnano: carta di circolazione originale estera che riporti anno e mese di immatricolazione e nome del primo proprietario, il certificato di garanzia internazionale, il libretto dei tagliandi che attesti la manutenzione regolare del veicolo e il suo chilometraggio effettivo. Infine, occorre prendere nota del numero di telaio completo, fornendo il quale alcune case automobilistiche (e anche i concessionari collaborativi) accettano di rivelare una specie di mini-storia del veicolo. Un altro tentativo lo si può effettuare facendo dichiarare al venditore di quale agenzia si serve per le pratiche di nazionalizzazione e successiva immatricolazione con targhe italiane del veicolo importato. Ottenuto il nominativo dell'agenzia, la si può contattare per cercare di sapere se alle spalle del venditore stesso ci sono altri intermediari, e quali sono, e se ad acquisto avvenuto l'agenzia è disposta a consegnarle una copia del modello F24 che attesta il pagamento in Italia dell'Iva di quella specifica vettura. Se il venditore non ha la vettura in visione oppure se lui stesso e l'agenzia di pratiche auto rifiutano di mostrare o consegnare copia anche di uno solo dei documenti richiesti, deve suonare qualche campanello d'allarme.

NON FATE GLI ALLOCCHI – Anche se nessuno dei suggerimenti che abbiamo dato può garantire al 100% un acquisto privo di rischi, metterli in pratica farà certo capire al venditore che il cliente che si trova davanti non è un allocco sprovveduto, ma un consumatore consapevole e intenzionato a comprare solo in presenza di un operatore trasparente. E forse lo faranno desistere dal rifilare un vettura sospetta a chi gli sta davanti. In ogni caso, se l'interlocutore trasparente proprio non lo è, meglio lasciar perdere: chi non ha nulla da nascondere, non cerca di nascondere nulla. In caso contrario, vuol dire che qualcosa da nascondere c'è. Ed è sempre meglio pagare un po' di più un auto “regolare” che un po' di meno una vettura che ha come accessorio il trucchetto dell'iva.

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