Auto nuove all'asta a prezzi stracciati. La GdF sventa la colossale truffa

Vendevano auto fantasma a ignari cittadini che erano convinti di aver fatto l'affare del secolo in un'asta fallimentare. Ecco come agivano

3 dicembre 2014 - 11:00

Ti aspetti l'affare a basso costo, ti ritrovi il bidone in mano. È in sintesi quanto accaduto a Reggio Calabria: qui, i finanzieri del comando provinciale (con la polizia giudiziaria-corpo forestale dello Stato), hanno eseguito tre misure cautelari in carcere nei confronti dei responsabili di una banda di criminali che organizzavano a getto continuo truffe nei confronti di numerose vittime. Ma il raggiro è stato scoperto nell'ambito dell'operazione “Ghost car”, ossia “auto fantasma”.

QUARANTA VITTIME – Sono stati accertati almeno una quarantina di casi in cui le vittime venivano indotte a credere che erano in corso di svolgimento aste fallimentari presso alcuni Tribunali. Persone a caccia di una vettura a basso costo rispetto al valore reale. Insomma, i criminali hanno approfittato della crisi per spennare i malcapitati. Quelle aste non c'erano per nulla. La banda fingeva che si tenessero e che si vendessero delle auto confiscate. Macchine nuove o da immatricolare, a prezzi vantaggiosissimi. Il raggiro era perfetto: si fingevano telefonate con fantomatici curatori fallimentari di queste vendite. Così, i truffati erano maggiormente invogliati a consegnare ai criminali i contanti necessari all'acquisto: sui 10.000 euro, per l'acquisto di auto di valore di gran lunga superiore. La truffa, nel giro di pochi mesi, ha consentito ai suoi autori di intascare 130.000 euro. Ed è davvero improbabile che le vittime abbiano il denaro indietro.

IN PARALLELO, ALTRA FRODE – Oltre alle “auto fantasma”, i tre hanno imbastito un'ulteriore truffa nei confronti di quattro soggetti ai quali erano stati promessi beni in disuso provenienti dall'Azienda foreste regionali Calabria: casette in legno, mezzi fuoristrada ed agricoli, piccole piscine e addirittura animali e piante, per un ammontare pari a 55.000 euro. Una delle vittime veniva convinto della bontà dell'operazione dopo essere stato accompagnato dai truffatori presso un sito in località “Basilicò” di Gambarie d'Aspromonte, in passato sede di uno zoo di animali esotici.

LA FANTASIA DEI TRUFFATORI – Già in passato ci sono state truffe analoghe. Nel 2003, a Segrate (Milano), Giambattista Cucca si proponeva come intermediario offrendo sconti record, del 25-30%, per qualsiasi marca o modello di vettura. Per rendere credibili quei prezzi, millantava agganci con le forze dell'ordine e con grosse aziende come Publitalia e Fininvest: quelle macchine venivano fatte passare come cambi merce pubblicitari. Morale, oltre 1.500 vittime: un record! Non basta: ci sono anche aste dei veicoli usati, che non vengono battute per strada o valutate su due piedi fuori al bar, situazioni perfette per circuire ignari che credono nell'affare del secolo. Senza dimenticare le truffe di chi le macchine le compra con assegni falsi: a tale proposito, nel 2012, si concluse con 23 arresti e altre 30 denunce un'operazione della Polstrada denominata Tom Tom. Venne neutralizzata una banda capeggiata da nomadi: avevano architettato raggiri a danno di ignari proprietari di automobili che cercavano semplicemente di venderle. I malviventi contattavano persone che avevano messo in vendita la propria auto tramite inserzioni su internet. L'inganno era di solito messo a punto con modalità tali da renderlo credibile: per esempio, all'appuntamento si presentavano talvolta due sedicenti padre e figlia, o padre e figlio. Dopo aver concordato il prezzo, i truffatori esibivano un assegno circolare falso o appoggiato a un conto corrente bancario privo di fondi e dopo averlo consegnato al legittimo proprietario della vettura, si recavano in un'agenzia di pratiche auto dove quest'ultimo firmava un regolare atto di vendita. Dopodiché, i truffatori sparivano nel nulla con la vettura, che veniva rivenduta sollecitamente, talvolta in Paesi come Germania, Bulgaria e Lituania. Insomma, il solito copione che ricalca innumerevoli episodi segnalati dai lettori. La tecnica era ben collaudata: per impedire controlli sugli assegni, il “colpo” avveniva quasi sempre nel pomeriggio del venerdì, quando gli istituti bancari sono chiusi e tali rimangono fino al lunedì successivo, cosa che impedisce a chi riceve l'assegno di accertare se è autentico e coperto.

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