Auto nuova con graffi? Bisogna ripararla dove vuole il venditore

Auto nuova con graffi? Bisogna ripararla dove vuole il venditore Non può essere condannato il rivenditore d'auto disponibile a riparare i vizi della vettura se il compratore pretende il ritiro a domicilio

Non può essere condannato il rivenditore d'auto disponibile a riparare i vizi della vettura se il compratore pretende il ritiro a domicilio

17 Gennaio 2012 - 06:01

La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un rivenditore d'auto, condannato in primo e secondo grado per non aver riparato i gravi difetti di verniciatura della vettura appena venduta. Con la sentenza della seconda sezione civile, n.30572/11 del 30 dicembre 2011, i Giudici di Piazza Cavour chiariscono che anche nel caso in cui l'acquirente abbia il diritto alla riparazione dei vizi della cosa venduta, non può pretendere che il venditore ritiri il bene viziato al suo domicilio e glielo restituisca riparato. Ci vuole collaborazione.

VALE LA CARROZZERIA INDICATA DAL RIVENDITORE – I fatti erano sostanzialmente questi: acquistata da un'autoconcessionaria una Seat Ibiza, l'acquirente si era ben presto accorto che la carrozzeria presentava dei graffi. Fatte sentire le proprie proteste al rivenditore, ne otteneva il riconoscimento del torto e l'invito a portare l'auto presso una carrozzeria per la riverniciatura. Indispettito, l'acquirente chiedeva alla concessionaria di andare a prendersi l'auto e di riportarla riverniciata. Ricevuto il rifiuto, iniziava la causa. Sconfitto in primo e in secondo grado, il rivenditore ha adesso ottenuto il riconoscimento dei propri diritti dalla Suprema Corte, che ha cassato la decisione della Corte d'Appello dell'Aquila imponendo una nuova decisione.

LE TESI DEL VENDITORE – Durante il processo la concessionaria ha presentato tre argomenti:

  • l'azione di garanzia dell'acquirente era iniziata in ritardo e dunque era prescritta (art. 1495 c.c., denunzia entro otto giorni dalla scoperta e azione entro l'anno dalla consegna);
  • il luogo dell'adempimento della prestazione di riparazione era una carrozzeria e non il domicilio del compratore;
  • il compratore-creditore della prestazione non ha fornito la necessaria collaborazione.

Gli Ermellini, dopo aver precisato che l'azione non si era prescritta perché il rivenditore aveva riconosciuto il debito e con ciò aveva interrotto i termini di prescrizione, hanno accolto gli altri due argomenti. In effetti esiste un principio valido per tutte le obbligazioni, che impone l'esecuzione della prestazione nel luogo più idoneo, in base alla natura della stessa. Quindi per riverniciare un'auto, il luogo idoneo era una carrozzeria. Imponendo al rivenditore il ritiro a domicilio dell'auto, si spostava lì il luogo dell'adempimento e ciò non è corretto. Oltre a questo aspetto, che può sembrare cavilloso, c'è un ben più pratico principio che impone la cooperazione del creditore, che deve agevolare la prestazione del debitore. Tradotto nel caso di specie, l'acquirente arrabbiato doveva fare lo sforzo di portare alla carrozzeria indicata dal rivenditore l'auto, visto che questa era perfettamente funzionante. Per la Suprema Corte le Corti di merito non hanno correttamente inquadrato questi aspetti giuridici della vicenda e dunque la decisione avversa al rivenditore dev'essere riconsiderata.

UNA QUESTIONE DI BUON SENSO – Non ci è dato sapere quale sia stato nei dettagli il comportamento delle due parti in causa. Tuttavia è frequente che chi subisce un torto, specie se tale torto è stato riconosciuto dalla controparte, abbia un eccesso di pretese. Chi ha subito un danno spesso ritiene di non dover fare più niente, passando la palla totalmente al responsabile. Purtroppo non è mai così, anche chi è titolare di diritti deve adoperarsi affinché non risulti troppo gravoso al debitore l'adempimento. Questo sembra esserne un caso estremamente eblematico.

di Antonio Benevento

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