Colonnine occupate da auto normali: la Cina blocca il parcheggio selvaggio

Una soluzione semplice allontana le auto standard dalle colonnine in Cina e permette a quelle elettriche di fermarsi a ricaricare nei posti riservati

21 gennaio 2019 - 19:00

Tesla decide di adottare il pugno duro contro la sosta selvaggia. In Cina spunta un dissuasore mobile che impedisce l'accesso al Supercharger alle vetture non provviste della chiave di sblocco. Insomma una soluzione “vecchia scuola” per un problema sempre più diffuso a livello globale. A tutti i proprietari di un'auto elettrica o plug-in sarà capitato, almeno una volta, di trovare lo spazio destinato alla ricarica della propria vettura occupato. Il problema nasce quando gli occupanti sono interessati solo ad un comodo parcheggio e non devono ricaricare o non stanno in quel momento ricaricando. Molti, pur guidando un'auto elettrica, si servono dei parcheggi riservati non avendo però connesso l'auto alla colonnina per la ricarica. C'è anche chi lascia la propria auto in sosta oltre il tempo necessario per la ricarica. Ecco allora una levata di scudi contro la proposta di accesso illimitato alle auto elettriche nei centri cittadini.

SOSTA SELVAGGIA A tutti i proprietari di un'auto elettrica o plug-in sarà capitato, almeno una volta, di trovare lo spazio destinato alla ricarica della propria vettura occupatot. A far arrabbiare è la sosta di vetture a combustione evidentemente non interessate all'energia elettrica ma solo ad un comodo parcheggio. Si tratta di un problema globale ed ecco allora che, presso una delle stazioni di ricarica Tesla in Cina, l'accesso al posto auto davanti alla colonnina di ricarica è ora protetto da una barra di ferro. Solo i driver Tesla, dotati dell'app WeChat, possono eseguire la scansione del codice presente sul posto e accedere al posto auto di fronte al supercharger. In questo modo si impedisce alle auto di parcheggiare e bloccare l'accesso alla stazione (Leggi il dissuasore che impedisce di occupare i posti riservati ai disabili). Non si è certi della paternità dell'idea, da alcuni è stata infatti attribuita a Tesla mentre da altri al proprietario del garage in cuo si trova il punto di ricarica. Insomma se vigili ed ausiliari del traffico non bastano le barriere rimuovibili appaiono l'unica soluzione possibile al problema (Leggi quanti tipi di colonnine di ricarica esistono in Italia?).

QUESTIONE DI EDUCAZIONE Possedere una EV può davvero essere un problema. Del resto il numero delle colonnine di ricarica continua non conosce una rapida crescita mentre le vendite di EV, in Europa e nel mondo, si espandono a vista d'occhio. Tesla, da canto suo, ha persino addebitato ai proprietari di vetture del marchio ferme alla colonnina ma già cariche fino a 40 centesimi al minuto se avessero continuato a rimanere in sosta anche dopo che la carica era stata completata. Eppure non sono pochi quelli che pensano “nessuno ha un'auto elettrica” e credono di poter tranquillamente sostare negli stalli riservati alla ricarica con la propria auto a combustione. È possibile che i proprietari di auto non elettriche semplicemente non si rendano conto che stanno facendo qualcosa di sbagliato ma è difficile immaginare che non sappiano leggere i cartelli che riservano la sosta alle EV. In poche parole, smettere di parcheggiare le auto in punti di ricarica se non si ricarica, non importa se si possiede un motore a benzina o un'auto elettrica, è questione di semplice buonsenso.

ELETTRICHE IN CENTRO CITTA' In tema di auto elettriche tiene banco in questi giorni i dibattito italiano sul loro accesso ai centri cittadini. La protesta degli ambientalisti nasce da un emendamento alla legge finanziaria che impone ai sindaci di agevolare l'accesso alle auto elettriche nei centri urbani. Da piazza del Popolo a Roma fino a piazza del Plebiscito a Napoli, passando per i centri storici medioevali di Bologna o Firenze per gli ambientalisti le maglie sono già fin troppo larghe. Il loro libero accesso in tutti gli angoli delle città, secondo i rappresentanti di un coordinamento di associazioni che include tra gli altri «Italia Nostra» e «Federazione degli amici della bicicletta», significherebbe un passo indietro di 50 anni. Eppure ci tengono a precisare che “agevolare l'utilizzo di auto eco-compatibili è cosa buona, ma aprire tutti gli spazi provoca un danno alle strade e alle piazze, ma anche a chi ci vive e a chi ci lavora”.

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