Audi e la mobilità urbana del futuro

Presentate a Ingolstadt le idee per la nuova mobilità di sei grandi aree urbane del pianeta. La più valida sarà premiata il 18 ottobre a Istanbul

23 maggio 2012 - 18:08

La settimana scorsa si è svolta a Ingosltadt, la città tedesca che ospita il quartier generale di Audi, una conferenza intitolata Dialogo su metropoli e mobilità. Si è trattato di un primo incontro-confronto che fa parte dell'iniziativa denominata Audi Future Urban Award, un premio con il quale la casa degli anelli intende stimolare gli studi di architettura e di urbanistica a immaginare la metropoli del futuro sotto l'aspetto della mobilità.

ARCHITETTI IN COMPETIZIONE – Durante l'incontro di Ingolstadt, sono stati illustrati i pre-requisiti immaginati dai sei studi di architettura che hano aderito all'iniziativa dedicandosi a progettare la mobilità del futuro in altrettante città o aree urbane del pianeta assai diverse tra loro, ma che hanno un fattore comune: in ciascuna di esse la mobilità, che è una caratteristica fondamentale di ogni comunità urbana e che fa parte della coscienza pubblica degli abitanti, sta già cambiando. I risultati degli studi saranno esposti al pubblico il 18 ottobre prossimo a Istanbul. Chi vincerà la competizione secondo il giudizio di una giuria di esperti internazionali si porterà a casa un premio di 100mila euro. I risultati verranno ovviamente valutati con attenzione anche da un gruppo di lavoro Audi composto da esperti dei vari dipartimenti aziendali che valuteranno se e quali novità potrebbero essere implementate nella produzione automobilistica della casa. Di seguito, ecco la visione degli studi di architettura che concorrono al premio sulle rispettive aree delle quali stanno tracciando il futuro.

BOSTON & WASHINGTON: DALLA “STREET” ALLA “SMART STREET” – Il progetto dello studio Höweler+Yoon (dei due giovani architetti Eric Höweler e J. Meejin Yoon) tiene conto dell'idea che la cultura dell'auto e la libertà consentita dal mezzo di trasporto individuale sono state un fattore che fa parte del sogno americano e quindi anche della regione di Boston e Washington. I due professionisti hanno presentato al “Dialogo” una serie di filmati di viaggio che parlano dell'esperienza di guida negli agglomerati urbani e che dimostrano che lì il traffico è troppo denso. La loro soluzione è quella di traghettare le strutture esistenti nell'era digitale, trasformandole da “street” a “smart street”, ossia strade che dovranno diventare uno strumento di controllo dove gli automobilisti si scambieranno informazioni sul traffico per rendere il suo fluire più efficiente.

ISTANBUL, DOVE COMANDA IL BOSFORO – Lo studio Superpool, basato a Istanbul e fondato dall'architetto turco Selva Gürdo?an e dal danese Gregers Tang Thomsen, ha studiato la particolare situazione della città, la cui posizione geografica, condizionata dall'essere divisa in due dallo Stretto del Bosforo, limita lo sviluppo dei trasporti pubblici anche nelle zone collinari circostanti, inadatti alla posa di rotaie tranviarie. Quindi, la mobilità di Istanbul è basata principalmente il trasporto organizzato spontaneamente dai privati mediante minibus, che non osservano orari né schemi di fermate prefissati. La soluzione ipotizzata da Superpool prevede l'unione tra tali iniziative e lo sviluppo di interconnessioni digitali che potrebbero ottimizzare l'uso delle infrastrutture esistenti, un'idea basata sul fatto che la città turca è, in Europa, quella con il maggior numero di utenti Facebook.

A MUMBAI LO SPAZIO È MOBILE – Mumbai, la caotica metropoli indiana, è caratterizzata da uno spazio mobile , nel senso i suoi volumi cambiano continuamente per via dei mercatini improvvisati che nascono e spariscono sulle scale dei condomini o in mezzo alle strade, dove ancora vivono molte famiglie. Purtoppo, però, se lo spazio utile si comprime e si allarga, non altrettanto si può dire delle infrastruttore che lo delimitano. Il team di architetti indiani riuniti nel CRIT (Collective Research Initiatives Trust) ha basato la sua analisi sul fatto che la risorsa “spazio” sia a Mumbai quella più scarsa. Quindi, qualsiasi soluzione per lo sviluppo della mobilità deve tener conto che la sfida da vincere è proprio quella della lotta per lo spazio. La soluzione, qui, non può essere univoca e applicata su ampia scala, ma deve tener conto delle micro-circostanze locali.

IL DELTA DEL FIUME DELLE PERLE, UN MAGMA DA 80 MILIONI DI ABITANTI – Il cosiddetto “Delta del fiume delle Perle”, in Cina, è un'enorme area metropolitana che sorge nel punto di convergenza di tre corsi d'acqua, il Fiume Est, il Fiume Nord e il Fiume Ovest. Comprende quattro città, l'ex-colonia di Hong Kong, Guangzhou, Shenzen e Dongguan, con le prime due completamenti differenti dall'altra coppia. I 12 architetti che fanno parte del NODE, uno studio che sorge nell'area (nella città di Nansha) intendono studiare un piano d'intervento infrastrutturale che possa favorire la nascita di una mobilità sostenibile per una comunità che presto conterà 80 milioni di membri, dei quali l'80% immigrati, in un'area caratterizzata dal forte sviluppo economico e sociale.

DAL CAOS DI SAN PAOLO UNA NUOVA MOBILIT? FLESSIBILE – Benché nell'immaginario collettivo la grande metropoli brasiliana di San Paolo sia spesso associata a smisurate code nel traffico, nella città tutto ruota intorno al movimento e alla dinamicità. Questo è il parere dello studio Urban Think Tank, fondato a Caracas nel 1993 dall'architetto Alfredo Brillembourg. L'idea iniziale attorno al quale ruota il progetto del team, che intende proporre un modello di mobilità flessibile, è che il movimento sia un'improvvisata e spontanea forma di vita, un caos non pianificato dal quale, come a San Paolo, possono nascere “soluzioni sorprendentemente intelligenti”.

TOKYO NON È UNA CITTÀ, MA UN PAESAGGIO – Secondo la visione di Junya Ishigami, titolare di un studia a Tokyo, la capitale nipponica non è affatto una città, ma un paesaggio indistinto, caratterizzato dall'interazione tra elementi naturali e artificiali, tra biologico e artefatto. In base al progetto anticipato da Ishigami, il concetto di mobilità verrà completamente rivisto e i vecchi modelli occidentali con i quali vengono immaginate le infrastrutture saranno messi in discussione.

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