USA come in Italia: strade e ponti a rischio crollo nel 75% dei controlli

Per l'associazione degli ingegneri americani le infrastrutture americane sono ad alto rischio e da lettera D, voti positivi solo per le ferrovie

5 febbraio 2019 - 10:23

Guardando ai recenti fatti di cronaca e la tragedia del Ponte Morandi e alle altre migliaia di ponti e infrastrutture a rischio crollo si pensa che qualcosa sia sfuggito negli ultimi decenni e in effetti è così. Ma allargando l'orizzonte, negli USA non sembrano messi meglio di noi, non che valga come giustificazione – sia chiaro – ma è sconcertante l'allarme lanciato dagli ingegneri americani. I tecnici USA hanno dato dei voti pessimi a strade, dighe, ponti, ecc., per le criticità emerse ad ampio raggio per 12 criteri su 16 tra cui la manutenzione delle infrastrutture.

1 PONTE SU 10 A RISCHIO Se i personaggi preposti al monitoraggio della manutenzione delle infrastrutture USA fossero a scuola, gli ingegneri della American Society of Civil Engineers (ASCE) li avrebbero sicuramente bocciati. Per dire che le pagelle assegnate con la Carta delle Infrastrutture 2017 alle infrastrutture d'America non vanno più su della lettera D+, che equivale a un punteggio scadente. Questo risultato “riflette purtroppo, un fallimento nell'investire nelle nostre infrastrutture negli Stati Uniti, – spiega in un'intervista Thomas Smith – Direttore esecutivo dell'ASCE – facendo affidamento sul lavoro svolto dalle generazioni precedenti”. L'ASCE spiega nel rapporto sulle infrastrutture che gli Stati Uniti hanno 614.387 ponti, e quasi 4 su 10 di questi hanno 50 anni o più. Il 9.1% dei ponti (56.007) sono risultati strutturalmente carenti nel 2016, e in media ci sono stati 188 milioni di viaggi ogni giorno su un ponte strutturalmente carente. Mentre il numero di ponti in cattive condizioni da considerare strutturalmente carenti sta diminuendo, l'età media dei ponti americani continua a salire e si stanno avvicinando alla fine della vita utile stimata. Secondo l'ASCE rimettere in sesto solo i ponti richiederebbe una spesa di 123 miliardi di dollari.

VOTO “D” PER DIGHE E STRADE In America non sono solo i ponti a destare preoccupazione, ma anche le migliaia di dighe e bacini artificiali in cemento armato. L'età media delle 90.580 dighe americane è di 56 anni e 2170 di queste sono classificate potenzialmente a rischio crollo per assenza di manutenzione. Interventi stimati in 45 miliardi di dollari per risolvere i problemi legati all'invecchiamento delle strutture. Anche  le strade stanno diventando sempre più pericolose sia a causa del congestionamento, che dei finanziamenti al ribasso destinati alle opere pubbliche. Il 20% delle strade (1 miglio su 5 per l'esattezza) è in cattive condizioni – spiega l'ASCE – e con l'aumentare del degrado crescono anche le vittime (da stime 2015, +7% equivalenti a 35092 vittime).

LE FERROVIE (PRIVATE) SI SALVANO A risollevare la media delle infrastrutture americane è la rete ferroviaria, classificata con il voto B, ma bisogna anche considerare che il trasporto su rotaia ha da sempre un peso maggiore sull'economia del paese, più che in Italia. Circa un terzo delle esportazioni statunitensi avviene su rotaia e dove si movimentano 5 milioni di tonnellate di merci e circa 85.000 passeggeri al giorno, secondo le stime dell'Associazione di ingegneri USA. Ma allora perché le ferrovie funzionano? L'industria ferroviaria privata di trasporto merci possiede la stragrande maggioranza dell'infrastruttura ferroviaria nazionale –  spiega l'ASCE – e continua a effettuare ingenti investimenti di capitale (27,1 miliardi di dollari nel 2015) per garantire le buone condizioni della rete. Ci abbiamo provato anche noi in Italia a dare in mano ai privati la più grande rete autostradale, ma le cose sono andate molto diversamente.

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