Telepass: il canone passa a 1,5 euro e scatta mega multa dell'Antitrust

Chi non accettava il canone più caro perdeva l'assistenza stradale: Antitrust indaga e multa Telepass SpA per 200 mila euro

21 ottobre 2016 - 11:38

Più che una scatoletta, il (peraltro comodo) dispositivo Telepass (leggi di cose semplici legate al Telepass) è un otre di Eolo: se si apre si possono scatenare venti di tempesta. Questo servizio, praticamente irrinunciabile per trasportatori, autisti e grandi viaggiatori, ha raccolto numerose adesioni anche da parte di clienti consumer. La sua praticità è infatti indubbia e fa risparmiare molto tempo: non occorre infatti fermarsi, cercare i soldi o una carta elettronica, inserirli e aspettare che la sbarra si alzi e dia il via libera. I rilievi che l'Antitrust ha mosso a Telepass non riguardano però la qualità del servizio ma un aumento dei costi deciso unilateralmente e i cui termini non sono di comprensione immediata.

L'ANTITRUST HA DA RIDIRE La censura dell'Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato fa seguito alle indignate denunce che Federconsumatori e Adusbef avevano presentato già alla fine dell'anno scorso (leggi delle polemiche perché il canone Telepass è diventato più caro). Telepass comunque aveva avuto problemi con il lato “fisico” del servizio: si erano avuti casi di batterie esplose (leggi del richiamo dei Telepass a Rischio esplosione) e soltanto dopo qualche tempo il pericoloso inconveniente era stato rivelato (leggi di come finalmente il richiamo è diventato pubblico).

E IO TI AUMENTO IL CANONE Niente di meglio che apprendere i fatti direttamente dal Comunicato Stampa dell'Antitrust: “Telepass S.p.A., società controllata da Autostrade per l'Italia S.p.A., dal 1° gennaio 2016 ha proceduto alla unificazione dei servizi Opzione Premium e Opzione Premium extra, servizi accessori al servizio di pagamento elettronico del pedaggio autostradale, offrendo così soltanto il nuovo servizio Premium. In tal modo, Telepass ha attivato nei confronti dei clienti già sottoscrittori del contratto Opzione Premium (che prevedeva il servizio di assistenza solo in autostrada) un nuovo servizio (il soccorso sull'intera viabilità stradale), conseguentemente applicando, a partire dal 1° gennaio 2017, un aumento del canone (da 0,78€ a 1,50€ mensili), senza chiedere preventivamente il consenso espresso (secondo il meccanismo chiamato opt-in), limitandosi a prevedere una tacita adesione, salva la possibilità per i clienti di formalizzare, nel termine di 60 giorni, un espresso recesso dal contratto (opt-out). La condotta, realizzatasi attraverso la comunicazione di una proposta di modifica unilaterale del contratto, non è risultata rispettosa dei canoni di diligenza esigibili da un operatore quale Telepass (che agisce in regime di monopolio, N.d.R.), ed è stata in grado di condizionare indebitamente le scelte economiche dei consumatori”.

POTEVA ANDARTI PEGGIO Il comunicato di AGCM prosegue così: “La proposta, infatti, non specificava in modo chiaro il contenuto e la natura del nuovo servizio offerto ai propri clienti, i quali erano tra l'altro indotti a ritenere, contrariamente al vero, che l'eventuale recesso avrebbe comportato anche la rinuncia al servizio di pagamento automatizzato del pedaggio autostradale tramite l'apparato Telepass. L'Autorità, con riguardo ai contratti sottoscritti a decorrere dal 13 giugno 2014, ha ritenuto violato anche l' articolo 65 del Codice del consumo che sancisce l'obbligo per i professionisti (vengono chiamate così le Aziende) di ottenere un consenso espresso e consapevole dai consumatori prima di fornire loro un nuovo servizio quando questo comporti un pagamento supplementare. La sanzione irrogata ha tenuto conto del fatto che Telepass, a partire dal prossimo mese di dicembre, attuerà un meccanismo di opt-in, tale da permettere una scelta consapevole dei consumatori circa l'attivazione del nuovo servizio”. AGCOM ha quindi considerato con benevolenza le informazioni supplementari che Telepass darà (a fine anno) ai Consumatori; spulciando il dispositivo della Sentenza si apprende comunque che in una mail interna il responsabile della struttura di Consulenza Legale di Telepass aveva scritto, fra altre cose: “mi è stata sollevata l'eccezione che per la modifica di norme inerenti variazione di prezzo, sia necessaria l'accettazione firmata dal cliente anziché la proposta di modifica unilaterale con relativo recesso! (…). Mi fai x favore una verifica di dottrina e giurisprudenza, xché (…) nn vorrei sorprese!”

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