Tata Nano: cronaca di un fiasco

Il low cost fa vendere? Non sempre e non dappertutto. Il mancato decollo della microcar indiana dal prezzo bassissimo lo dimostra. Tata corre ai ripari, ma non è detto che bastino

11 gennaio 2011 - 6:00

Quasi certamente non se l'aspettava, mister Ratan Tata, il magnate indiano che, oltre a mettere le mani su Jaguar e Land Rover, ha inventato la Nano, l'auto meno costosa del pianeta. Il fatto è che la minicar con il turbante s'è dimostrata, per ora, un colossale fiasco.

SU MISURA – Sulla carta, l'idea sembrava di quelle destinate al successo assicurato: realizzare una vettura dal prezzo bassissimo e lanciarla nel secondo Paese più popolosa al mondo, oggetto di un boom economico tumultuoso, ma che vede ancora larghi strati della popolazione soddisfare le proprie esigenze di mobilità in sella ad anacronistici ciclomotori dagli scarichi pestilenziali. Insomma, un veicolo low cost che appare tagliato su misura per il mercato della grande nazione asiatica,  e che avrebbe permesso di trasformare milioni di indiani da motociclisti ad automobilisti. Evidentemente la parola magica “low cost” non funziona sempre e dappertutto e la piccola Nano rischia di passare alla storia come una di quella ciambelle riuscite male e senza il buco p { margin-bottom: 0.21cm; }

ERRORE STRATEGICO – In realtà, in questo caso il buco c'è, ed è quello delle vendite: poco più di 70 mila esemplari venduti in venti mesi, con l'ultimo dato disponibile, quello di novembre 2010, che registra risultati devastanti: poco più di 500 esemplari in tutta l'India. Pochi, sconsolatamente pochi, per un'auto che, dopo gli ultii rincari, costa oggi appena 100 mila rupie circa (poco più di 1.700 euro) e che si proponeva di motorizzare il Paese. Il clamoroso flop non ha un'unica spiegazione, ma pare sia stato generato da una serie di fattori concomitanti. Innanzitutto, un'incauta politica dei prezzi (indice di errate previsioni sul delicato equilibrio tra costi, ammortamenti e tempi di rientro degli investimenti) che ha portato la casa indiana a ripetuti ritocchi all'insù. Oggi il prezzo della Nano rimane assolutamente concorrenziale nel panorama automobilistico mondiale, ma meno di quanto dichiarato all'esordio, e si sa che non c'è niente di peggio che lanciare un prodotto facendo del suo basso prezzo il motivo conduttore della proposta e poi aumentarlo subito dopo a varie riprese: al potenziale cliente rimane in testa più la beffa dell'aumento che il prezzo in sè. In secondo luogo, la Nano è stata afflitta da una serie di problemi di affidabilità (trasformatisi in incendi che hanno messo a rischio la sicurezza dei passegger) di fronte ai quali la casa ha reagito predisponendo delle modifiche, ma dichiarando che la vettura non aveva difetti, quasi a voler dire che andava bene anche così, con la minaccia latente di andare arrosto. Un atteggiamento che deve aver contribuito ad irritare i consumatori indiani, a quanto pare assai più maturi ed evoluti di quanto qualcuno si aspettasse. Il terzo motivo sembra ascrivibile a un serio errore “strategico” di valutazione da parte del mamagement Tata. La Nano rimane una vettura economicissima, ma pare non lo sia abbastanza per le tasche delle fasce più povere della popolazione indiana, cioè proprio quelle alle quali l'auto si rivolgeva e che continuano a preferirle il tradizionale ciclomotore, certamente il mezzo di trasporto a motore più conveniente

TROPPO LOW COST – Allo stesso tempo, però, la Nano è poco sofisticata per la nascente borghesia indiana che evidentemente, a causa del boom economico accelerato, ha saltato lo stadio della motorizzazione low cost e si può già permettere modelli ben più pretenziosi e dal prezzo più elevato. Per il momento, la casa ha reagito allo scarso successo della Nano offrendo nell'immediato una supergaranzia quadriennale e un finanziamento a tassi molto convenienti e ha annunciato per la prima metà del 2011 l'arrivo della Nano V2, ossia una versione migliorata in base alle indicazioni raccolte sul mercato. Tuttavia, non è detto che queste misure saranno sufficienti a rimediare al disastro. Paradossalmente, la Nano potrebbe risultare più appetibile in mercati più ricchi e più maturi di quello indiano, dove la chiave del successo potrebbe essere rappresentata da politiche commerciali finalizzate a farne una specie di status symbol. Una strategia che talvolta funziona, ma che per ora non sembra prevista da Ratan Tata, i cui piani nell'immediato futuro non sono noti.

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