Sciopero della benzina: Federauto dice sì

L'Aci ha sollecitato gli autombilisti a non fare rifornimento il 6 giugno. Una protesta alla quale i concessionari dichiarano di aderire senza riserve

24 maggio 2012 - 11:42

Il presidente di Federauto Filippo Pavan Bernacchi, che rappresenta i concessionari italiani, ha dichiarato di voler aderire addirittura “con entusiasmo” allo sciopero della benzina proclamato dall'Aci per il prossimo 6 giugno.

IL PREZZO DEI CARBURANTI È INSOSTENIBILE – “La Federazione – recita un comunicato stampa – a nome di tutti i concessionari dei marchi commercializzati in Italia, ritiene insostenibili gli aumenti dei prezzi alla pompa, saliti di oltre il 20% in un anno. Per questo motivo Federauto invita tutti i propri concessionari, le officine, gli autosaloni, a praticare il 6 giugno lo sciopero della benzina, rivolgendo l'appello anche ad altre categorie, quali pescatori, rappresentanti, aziende, trasportatori e altro, che a vario titolo hanno subito una serie di misure, costo dei carburanti in testa, che hanno reso proibitivo l'acquisto e l'uso degli autoveicoli. Da tempo Federauto dice 'basta' ai disincentivi sull'auto, pratica che sembra essere la preferita dagli ultimi governi, ma in particolare da questo. Ricordiamo l'aumento delle accise, dell'Ipt, dell'Iva, dell'imposta sull'RC auto, la tassa sugli pneumatici e il superbollo per le auto prestazionali. Perciò aderiamo con convinzione all'iniziativa annunciata dal presidente dell'Aci, Angelo Sticchi Damiani”.

IL SETTORE È IN GINOCCHIO – L'agitazione degli automobilisti è stata proclamata qualche giorno dal presidente dell'Aci Angelo Sticchi Damiani, che ha parlato senza mezzi termini: “Gli automobilisti non faranno rifornimento il 6 giugno per dire coralmente basta agli aumenti dei prezzi alla pompa, saliti di oltre il 20% in un anno. Il problema sta nelle troppe accise, che continuano a rappresentare la forma di tassazione preferita dallo Stato perché immediata, ineludibile e senza costi gestionali per l'erario. La nostra iniziativa non è un muro contro muro – ha puntualizzato Sticchi Damiani – perché il dialogo è più importante della protesta per far comprendere al governo la conseguenza delle scelte compiute sull'auto che stanno mettendo in ginocchio un settore strategico per il Paese. I dati 2012 indicano uno spaventoso calo delle immatricolazioni, ma quello che più ci preoccupa è l'aumento della disaffezione all'uso dell'automobile”.

BEN VENGANO LE PROVOCAZIONI – La misura proclamata dal presidente dell'Aci ha più il sapore della provocazione che dell'agitazione strutturata e praticabile. Sia Sticchi Damiani, sia Pavan Bernacchi, infatti, sanno bene che di “ineludibile”, per gli automobilisti, non c'è soltanto l'obbligo di dover pagare le accise ogni volta che fanno il pieno, ma anche la stessa sosta al distributore, senza la quale i veicoli si fermano e le attività legate al trasporto (cioè, tutte) pure. Tuttavia, può essere condivisibile l'iniziativa di lanciare un segnale forte al governo proprio a pochi giorni di distanza dal colloquio avvenuto a Roma tra i rappresentati della filiera della distribuzione automobilistica e quelli del ministero dello Sviluppo Economico, un incontro che rappresenta almeno una prima apertura al grido d'allarme e alle richieste provenienti da un settore che, ogni giorno di più, appare in ginocchio e non in grado di resistere da solo alla crisi del mercato, che chiuderà il 2012 con oltre un milione di immatricolazioni in meno rispetto a cinque anni fa.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Traforo Gran Sasso

Traforo Gran Sasso: chiusura, lunghezza e pedaggi 2022 – 2023

Traffico 7 e 8 dicembre 2022: le previsioni per il Ponte

Auto usate: -8% i passaggi di proprietà a novembre