Niente prova del Brake override system: da Torino arriva un “niet”

Secondo Fiat il suo dispositivo che interviene quando acceleratore e freno sono premuti contemporaneamente funziona. Ma non acconsente a una dimostrazione che SicurAUTO.it aveva chiesto.

21 luglio 2010 - 22:23

In un articolo dello scorso 21 giugno (“Giulietta: la Fiat aggiorna il software del 1.4 MultiAir. Sospetti sul brake override system”), sicurauto.it aveva riferito dell’intervento predisposto da Fiat sul software dell’Alfa Romeo Giulietta in versione 1.4 Turbo MultiAir per migliorare il funzionamento del dispositivo destinato a gestire la situazione in cui il pedale del freno e quello dell’acceleratore vengono premuti contemporaneamente.

Come si ricorderà, l’articolo citato era solo una delle numerose puntate della faccenda “pedale Giulietta” che ha creato molto rumore nel mondo dell’automobile e qualche difficoltà a Torino in quanto, oltre che sulla nuova nata del Biscione per la quale la casa ha previsto un risanamento, l’inconveniente potrebbe presentarsi anche su altri modelli che non sono stati oggetto di alcun intervento.

Poiché Fiat sosteneva che proprio la presenza del Brake override system era in grado di scongiurare qualsiasi pericolo in caso di acceleratore bloccato, chiudevamo l’articolo dicendo che SicurAUTO.it aveva chiesto ufficialmente via e-mail alla casa una dimostrazione pratica del dispositivo sulla pista di Balocco o al Centro Sicurezza Fiat. Ovviamente, non appena avessimo effettuato il test avremmo informato i lettori dei risultati.

Ebbene, la dimostrazione richiesta non avrà luogo perché l’ufficio stampa Fiat, che ci ha contattato telefonicamente, sostiene che il Brake override system esiste da anni (anche se non ci ha detto se su tutte le Stilo esisteva già…), e quindi l’azienda non ritiene di dover dimostrare a nessuno se e come funziona. In altre parole, SicurAUTO.it deve fidarsi, i lettori anche e, naturalmente, i potenziali acquirenti delle vetture del gruppo pure.

L’inatteso e brusco “the end” imposto da corso Agnelli è purtroppo deludente e questo, francamente, ci dispiace. Crediamo che un’azienda accusata, a torto o a ragione, di immettere sul mercato prodotti non perfettamente a punto abbia tutto l’interesse a dimostrare coi fatti la sua buona fede e la bonta di ciò che esce dalle sue fabbriche.

Dopotutto alcuni modelli potenzialmente difettosi sono in dotazione delle forze dell’ordine e quindi vengono stressati non poco a livello di acceleratore.

Un atteggiamento collaborativo e trasparente rinforza la fiducia dei clienti in un azienda e la fa tornare a quelli che eventualmente l’avevano persa.

Ma a Torino, evidentemente, sono di parere diverso.

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