Michele Santoro maltratta l'Alfa MiTo e Marchionne querela

Le prestazioni della MiTo, uscita perdente da un confronto, irritano l'ad Fiat. I retroscena di una controversa puntata di "Annozero" in cui tutti i protagonisti hanno fatto una magra figura

13 dicembre 2010 - 6:00

Fiat Automobiles ha annunciato che darà mandato ai suoi legali di sporgere querela contro la trasmissione di RaiDue “Annozero”, che nella puntata andata in onda la sera del 2 dicembre scorso, intitolata Forse Italia, avrebbe “denigrato” l'Alfa Romeo MiTo. Gli argomenti della trasmissione erano la competitività del made in Italy, il piano di sviluppo Fiat-Chrysler e il futuro dei lavoratori e degli stabilimenti Fiat in Italia, ma a un certo punto è andato in onda qualcosa che ha scatenato l'ira dell'ad Fiat, Sergio Marchionne. Vediamo come sono andate le cose, sulle quinte e anche dietro.

IN PISTA – Dopo oltre un'ora di trasmissione, il conduttore Michele Santoro ha dato la parola al giornalista Corrado Formigli (presente in studio) che ha introdotto una prova-confronto tra tre vetture svoltasi sulla pista di Vairano, di proprietà del mensile “Quattroruote”. La prova ha visto protagonista lo stesso Formigli, ospitato a bordo delle vetture guidate da un collaudatore di “TopGear”, rivista consorella di “Quattroruote”. Le contendenti in pista erano appunto l'Alfa Romeo MiTo, la Citroën DS3 e la Mini Cooper S, in versioni che nel corso della trasmissione non è stato possibile identificare meglio. La prova (lo si è capito nel corso del programma) era del tutto strumentale al desiderio di Santoro di introdurre la tesi secondo cui le prestazioni della MiTo, uscita sconfitta dalla sfida costituita (pare) da due giri di pista, dimostrano che la Fiat non è in grado di produrre vetture competitive rispetto alla concorrenza. L'idea poi esposta dal conduttore, dunque, è che si può ragionare a lungo di ristrutturazione dell'industria dell'auto italiana, di diritti dei lavoratori e di delocalizzazione degli stablimenti, ma se poi la casa automobilistica nazionale non è in grado di produrre modelli migliori della concorrenza, il “malato”, cioè la Fiat stessa, “muore”.

SEMPLIFICAZIONI – Pur comprendendo le finalità di Santoro, non si può fare a meno di notare che il conduttore è incorso in un'inaccettabile “semplificazione giornalistica”, poiché per dimostrare la sua tesi ha liquidato in modo un po' troppo sbrigativo e ingenuo le qualità complessive della MiTo, che certo non possono essere apprezzate in due giri di pista. Tener conto dei tempi su un circuito, infatti, va benissimo nelle competizioni, ma in un'auto destinata al pubblico, anche se in una versione con vocazioni sportive, c'è molto, molto di più della potenza del motore e dei tempi registrati su un circuito, e il suo successo o la sua sconfitta sul mercato non dipendono certo dai soli cavalli che sprigiona o dal distacco che dà alle rivali, ma dalle sue qualità complessive, misurate anche in termini di sicurezza (Santoro ha dimostrato, ancora una volta, che i media tradizionali pensano più alle prestazioni – inutili – che alle vere qualità di un'auto. In questo modo s'influenza negativamente il grande pubblico). D'altro canto, però, non si può non rilevare che la reazione di Fiat appare tardiva: dopotutto, Quattrotuote ha effettuato davvero la prova, infatti un altro test, del tutto simile e con le stesse vetture, si è svolto ben prima che Santoro pensasse di ricavare dalla sconfitta della MiTo elementi utili alla sua trasmissione.

RETROSCENA – L'esame del filmato della prova andato in onda svela infatti alcuni retroscena che a nostro parere il lettore deve conoscere. Il test trasmesso si è svolto in un tipico clima invernale su pista chiaramente umida-bagnata e al volante delle tre vetture non s'è cimentato un “collaudatore”, come è stato affermato durante la trasmissione, ma Marco Pascali, che non è affatto un collaudatore, ma un giornalista di “TopGear” e di “Quattroruote”, che quindi traduce in articoli i test dei veri collaudatori di cui si servono entrambe le riviste dell'Editoriale Domus. In realtà, il vero confronto che ha visto sfidarsi sulla pista di Vairano la MiTo Quadrifoglio Verde 1.4 da 170 CV, la Mini Cooper S 1.6 in versione 50 Camden da 184 CV e la Citroën DS3 1.6 THP da 155 CV, guidate questa volta da veri collaudatori, s'è svolto la scorsa estate (su asfalto asciutto) e ha davvero visto prevalere la Mini sulle altre due, con la MiTo effettivamente giunta buona ultima con un distacco sul giro di circa tre secondi dalla prima. Quella andata in onda il 2 dicembre, quindi, è la ripetizione (forse effettuata da Quattroruote con un po' di ingenuità, senza conoscere le vere finalità del conduttore della trasmissione) di un test già effettuato dalla rivista in passato, certo con metodi più “scientifici”, volto a sondare le sole prestazioni pure di tre vetture con vocazione sportiva. Non si è trattato quindi di una vera prova su strada completa in cui si prendono in esame altre caratteristiche delle vetture come i consumi, il comfort, la sicurezza attiva o la silenziosità. In conclusione, se procedimento legale ci deve essere, Fiat dovrebbe intraprenderlo anche contro Quattroruote, che mesi fa ha pubblicato sul suo sito l'esito di una sfida che ha visto la MiTo registrare prestazioni inferiori rispetto alle auto con le quali è stata messa a confronto.

COPPIA MOTRICE – Infine, non può essere taciuta la figura non certo brillante dell'attuale viceministro dei Trasporti, il leghista Roberto Castelli che, in omaggio alla par condicio, era presente in studio presumibilmente per controbilanciare quella del segretario generale del sindacato Fiom, Murizio Landini, che contro Fiat ha intrapreso una battaglia senza esclusione di colpi. Castelli ha dimostrato di non essere molto ferrato in fatto di automobili, poiché ha messo in dubbio la validità della prova-confronto e la sconfitta della MiTo basando il suo ragionamento sul fatto che la berlinetta Alfa era l'unica delle tre vetture ad avere un motore 1.4 mentre le altre due erano 1.6. I telespettatori hanno potuto ascoltare chiaramente il vice-ministro affermare: “lo sannno tutti che un 1.6 ha più coppia di un 1.4”. A parte il fatto che in un confronto in pista non è certo la sola coppia motrice a contare, nel caso della MiTo e della DS3 è vero esattamente il contrario di quanto il vice-ministro ha affermato: la 1.4 italiana ha una coppia più elevata della 1.6 francese. Inoltre, Castelli ha suggerito che la prova avrebbe dovuto essere svolta su fondo asciutto. Evidentemente ignorava (anche perchè non chiaramente comunicato durante la trasmissione) che tale test era stato effettuato da “Quattroruote” già la scorsa estate, con esito ugualmente sfavorevole per la vettura italiana.

ROSSO PER TUTTI – Quindi, il nostro semaforo rosso va a Michele Santoro per la palese strumentalità nel mandare in onda un test che da solo non può dimostrare le qualità complessive di un'auto destinata al grande pubblico e non alle competizioni, ma va anche a Quattroruote che ha accettato ingenuamente da “Annozero” di ripetere una prova già effettuata senza conoscere i veri scopi della richiesta e, infine, anche al vice-ministro Castelli, che prima di parlare di automobili in tivù dovrebbe documentarsi meglio.

2 commenti

Giuliano
11:16, 13 dicembre 2010

Una bella figura di m….
Devono lasciare ai professionisti il compito di valutare le auto (in termini di prestazioni e affidabilità)

radino
23:26, 13 febbraio 2011

ma che schifo!!!non ci sono parole per tutto questo!!Marchionne ha ragione perchè se non si sa un c…o di auto motori ecc non si deve parlare!!continuate a fare le vostre trasmissioni da quattro soldi e evitate che fate piu' bella figura!!!e poi veramente basare una casa automobilistica in modo così schifoso perchè una sua macchina fa 2 giri di pista con 3 secondi in più di quello schifo della mini è da cretini!!!portiamo alto il nome dell italia e dei suoi prodotti!!!!soprattutto di una macchina così fantastica come la MITO!!

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