Marchionne: incentivi? No, grazie. Ma i concessionari non ci stanno

Il capo di Fiat dichiara a Ginevra che Fiat non ha bisogno di aiuti statali, ma Filippo Pavan Bernacchi li vorrebbe per i concessionari. Grottesco

8 marzo 2012 - 10:11

Al Salone di Ginevra, Sergio Marchionne, l'ad Fiat, ha ribadito di essere contrario a qualsiasi forma di incentivi statali al mercato dell'auto. “Non li vogliamo. Al governo non chiediamo nulla, se non la possibilità di farci lavorare a condizioni chiare”.

LE AUTO? SIAMO NOI CHE DOBBIAMO VENDERLE – Tuttavia ieri, sempre dalla città elevetica, il presidente di Unrae Jacques Bousquet (che rappresenta i concessionari delle case estere) ha sostenuto che gli incentivi sono indispensabili per la sopravvivenza della distribuzione automobilistica. Nel pomeriggio, poi, è stato diramato un comunicato di Federauto (che i concessionari, delle case estere o nazionali, li rappresenta tutti) nel quale il suo presidente, Filippo Pavan Bernacchi, ha preso nettamente le distanze dalle parole di Marchionne: “Quando si parla di auto – ha dichiarato – ci si riferisce spesso ai costruttori e alle fabbriche, dimenticando chi poi le vetture le vende e le assiste. Le case auto, tutte multinazionali, riescono a compensare le perdite europee attraverso lo sviluppo di altri mercati mondiali, i concessionari no. Noi dobbiamo operare solo nel mercato domestico affrontandone luci e ombre. E per i prossimi anni prima Berlusconi e poi Monti ci hanno prospettato, per risanare il Paese, solo ombre”.

DUE SILURI PER TORINO E ROMA – In sostanza, da Pavan Bernacchi sono partiti due siluri: uno diretto a un Marchionne che si schiera contro gli incentivi attesi dai concessionari come la manna dal cielo, e uno a un presidente del Consiglio Mario Monti che ha inasprito la fiscalità sull'auto aumentando le difficoltà di un mercato che, un mese dopo l'altro, registra continui crolli delle immatricolazioni. E che la filiera della distribuzione automobilistica insista per gli aiuti statali è testimoniato dalla seconda parte del comunicato di Federauto, quella in cui Pavan Bernacchi parla, auspicandolo, di “un piano triennale volto allo svecchiamento del parco circolante che vedrebbe tanti vincitori: lo Stato, che introiterebbe più Iva e tasse correlate; i concessionari, che potrebbero contenere i danni da qui alla ripresa; l'occupazione, che potrebbe lenire gli effetti negativi su un comparto che occupa 1,2 milioni di addetti, e la collettività, che godrebbe di una migliore qualità dell'aria e di una maggiore sicurezza stradale”.

POSIZIONI SEMPRE PIÙ DISTANTI – Non sappiamo se nei segreti cassetti di Monti ci sia o meno un piano di aiuti all'auto. Di solito, iniziative del genere vengono decise in assoluto silenzio e varate senza preavviso, visto che la comunicazione preventiva su questi temi può bloccare gli acquisti della clientela, che certo aspetterebbe di vederci chiaro prima di recarsi in un concessionario con un assegno in mano. In sostanza, ignoriamo se il premier e i suoi vari dicasteri daranno ascolto al grido d'aiuto degli operatori della distribuzione automobilistca ormai quasi allo stremo oppure alle parole della Fiat che dichiara di poter camminare con le sue gambe. Ci limitiamo però a sottolineare la situazione grottesca di due entità del mondo dell'auto, quella produttiva e quella distributiva, che corrono su binari sempre più distanti.

2 commenti

Angelo
19:48, 8 marzo 2012

Si e Grottesco che la Federauto insiste sulla rottamazione forse ci si dimentica che se fosse accettata dal governo gli incentivi sarebbero i concessionari ad anticiparli ai clienti creando un grande danno economico finanziario alle concessionarie stesse,forse la Federauto deve lavorare con i costruttori a non chiedere investimenti inutili in mega strutture di vendita ma avere prezzi ragionevoli e chiari delle auto prodotte , Oggi il mercato e molto confuso ce poca chiarezza nei listini di vendita ,Ecco perche sono molto d'accordo con il Dott Marchionne

Daniele
22:21, 10 marzo 2012

Sarebbe ora che i concessionari imparassero a fare il loro lavoro: non è possibile andare ad informarsi per un'eventuale acquisto e trovarsi davanti venditori che non conoscono cioè che vendono, promettendo anche modifiche che di fatto non sono fattibili, come ad es. su un modello di vettura a doppia alimentazione si poteva montare il gancio traino, mentre per il costruttore no.
E poi è ora di finirla con i prezzi truccati per concedere finti sconti oppure vendere elementi obbligatori per legge (triangoli) o già compresi nel prezzo (deceratura, controllo pre-consegna).

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