Luci e ombre nel bilancio Fiat-Chrysler

I conti del gruppo parlano di risultati brillanti negli Usa e di serie difficoltà in Europa. Si prepara un 2012 non facile

9 febbraio 2012 - 10:05

Buone notizie dagli Usa, cattive dal vecchio continente. Così potrebbe riassumersi l'analisi del bilancio 2011 del gruppo Fiat-Chrysler, appena presentato. I ricavi netti ammontano complessivamente a 59,559 miliardi di euro, con Chrysler consolidata a partire dal 1° giugno 2011. L'utile della gestone ordinaria è risultato pari a 2,392 miliardi e quello netto a 1,651 miliardi.

CHRYSLER? SANTA SUBITO – A livello complessivo, insomma, la situazione sembra configurare un gruppo in salute, con numeri in crescita rispetto al 2010 (comprese le consegne di veicoli, oltre 4 milioni) e con circa 20,7 miliardi di liquidità in cassaforte. Tuttavia, nelle pieghe dei consuntivi si legge una situazione che può ritenersi positiva relativamente alle sole attività americane. Per quanto riguarda l'utile di gestione, oltre la metà di quello dell'intero anno deriva dal contributo Chrysler, e lo sbilanciamento si accentua se si tiene conto del solo ultimo trimestre: Chrysler ha generato 639 milioni sui 765 complessivi e la conferma arriva anche dal fatturato: 11 miliardi di euro su 19,6. Sul mercato domestico, le marche americane di Fiat hanno polverizzato la concorrenza, registrando miglioramenti nelle vendite e nelle quote di mercato che, pur in un mercato in ripresa, sono sconosciuti alla grande Volkswagen e alle case giapponesi, con General Motors che addirittura regredisce. Di contro, negli ultimi tre mesi dell'anno (ma la stessa cosa si può dire per l'intero 2011) le cose per Fiat in Europa non sono andate altrettanto bene, con il settore auto che ha registrato una perdita di 15 milioni di euro, risultato del calo di vendite, consegne e quote di mercato.

POMIGLIANO AL 60%? – Insomma, la scelta di Marchionne di unirsi a Chrysler è stata una mossa indovinata che, alla luce dei fatti, s'è rivelata preziosa per ammortizzare i cattivi risultati di una Fiat che negli Usa, con la 500, va peggio delle previsioni e che in Europa annaspa. Alcuni analisti si sono spinti a definire il matrimonio Fiat-Chrysler come “uno strumento di mitigazione del rischio” (per Fiat). Lo stesso Marchionne, però, ha ammesso che le cose non potranno andare in questo modo a lungo: “Nel 2011 – ha dichiarato – l'intero utile netto del gruppo Fiat è venuto da Chrysler. Non ho intenzione di lasciare che questo sistema assurdo vada avanti. Chrysler non può continuare a tirare la carretta da sola. Le attività Fiat (escluse quindi quelle di Ferrari e Maserati) hanno perso circa 500 milioni nel 2011. Tra sei mesi valuteremo la situazione: se non vedremo cambiamenti strutturali nella domanda sul mercato europeo, dovremo prendere provvedimenti. In ogni caso la soluzione non può essere quella degli incentivi statali, che non farebbero altro che protrarre la situazione di squilibrio tra domanda e offerta. In assenza di una ripresa europea, che non arriverà prima di fine anno, anche uno stabilimento come Pomigliano, che produce la nuova Panda, dovrà accontentarsi nel 2012 di un tasso di utilizzazione della capacità pari al 60 per cento”. Numeri che, evidentemente, l'ad Fiat ritiene accettabili e le sue parole, purtroppo, non sono affatto tranquillizzanti.

PREVISIONI PRUDENTI – Le difficoltà per un 2012 che lo stesso Marchionne ha definito “difficile” si riflettono in alcuni dati previsionali riferito all'anno appena iniziato, che dimostrano un atteggiamento prudente del management Fiat. I ricavi complessivi sono stati rivisti a 77 miliardi di euro (erano 85 nelle previsioni 2010) e gli utili vengono collocati in una forbice compresa tra i 3,8 e i 4,5 miliardi (anche qui c'è un taglio: dovevano essere da 4,6 a 5,3 miliardi). Pure l'indebitamento è previsto in salita: 6 miliardi invece di 5,5, anche in virtù della decisa accelerazione degli investimenti, che schizzeranno dai 5,5 miliardi del 2011 ai 7,5 di quest'anno. Un altro indizio della prudenza di Torino si può riscontrare nella decisione di non offrire quest'anno alcun dividendo a chi detiene azioni ordinarie del gruppo, ma solo a chi ha in portafoglio quelle di risparmio. Intanto, gli analisti si dividono quasi equamente i giudizi positivi e negativi sul gruppo, con Standard & Poor che ha annunciato l'altro ieri un possibile downgrade. Mentre Frost & Sullivan, nota società internazionale di consulenza, ha definito Chrysler “uno strumento di mitigazione del rischio per Fiat, grazie agli ingenti profitti apportati dal marchio”.

1 commento

sicurezza
21:38, 9 febbraio 2012

Marchionne continua ad essre, a mio giudizio, l'esempio come si possa gestire una azienda per farla uscire da una crisi economica catastrofica. La sua politica industriale e la coesione con il sindacato, altro azionista, hanno permesso questo successo. Che questo possa essere di stimolo per i sindacati italiani.

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Citroën cambia Brand Identity: nuovo logo dal 2023

Blocco auto Veneto 2022 e 2023

Blocco auto Veneto 2022 e 2023: le misure antismog

Auto usate: gli italiani preferiscono ancora le diesel