L'Eldorado Fiat è nelle Americhe, ecco le strategie future in Brasile

Volano le vendite nel Sud in Brasile e nel nord negli Usa e in Canada. Ed il Brasile scalza l'Italia divenendo il primo mercato di riferimento

7 gennaio 2013 - 8:00

L'eldorado del Lingotto è nelle Americhe. Nel 2012 sono volate le vendite nel Sud in Brasile e nel nord negli Usa e in Canada. Le difficoltà per Torino vengono soprattutto dall'Europa dove, in Italia, nello scorso anno sono stati immatricolati appena 1,4 milioni di veicoli, ovvero il numero più basso dal 1979. Analizziamo in dettaglio questo exploit oltreoceano, in particolare in Brasile, dove anche altri marchi investono fior di miliardi, dal Gruppo VW a RenaultNissan, da Bmw a Psa ma con giapponesi e coreani che vogliono affacciarsi anche loro al business carioca.

FINANCIAL TIMES ELOGIA MARCHIONNE – Per il quotidiano finanziario britannico, Marchionne è il manager del momento (Corporate person in the news) per aver trasformato Fiat-Chrysler in una azienda globale e per essere riuscito a trasformare la 500 in un marchio mondiale.

BRASILE PRIMO MERCATO DI RIFERIMENTO PER FIAT – “Il 2012 è stato l'anno migliore della Fiat in Brasile – ha osservato Clodorvino Belini, presidente di Fiat-Chrysler in America Latina – con 838 mila auto vendute e 759.000 prodotte. Il nostro Gruppo batte tutti i record precedenti e mantiene la leadership del mercato con un autentico successo della Uno che ha immatricolato 255 mila unità”. Fiat ha il più importante sito industriale a Betim, nello stato del Mina-Gerais, a pochi km da Belo Horizonte: è stato costruito 36 anni addietro ed è profondamente radicato nel territorio. E, nel 2014, sarà ultimato lo stabilimento di Suape nel Pernambuco con una capacità di 200 mila veicoli l'anno. Una Fiat che investirà entro i prossimi due anni circa cinque miliardi di euro nel Paese sudamericano che si presenta come il primo mercato di riferimento, scalzando l'Italia.

PRIMA FIAT IN BRASILE NEL 1976 – L'auto, per la cronaca, era entrata nel 1919 in Brasile con impianti locali di montaggio della Ford, General Motors e International Harvester. Altre iniziative isolate hanno riguardato l'Isotta Fraschini e l'Alfa Romeo. Il primo vero piano organico arrivò nel 1957 e dopo la Volkswagen arrivarono nel pianeta Brasile anche Chrysler, Mercedes Benz, Scania, Simca e Toyota. Già nel 1907 i fratelli Grassi a San Paolo erano riusciti a montare una vettura italiana. Però l'holding torinese ha dato il via alla missione del modello Brasile nel 1976. Un anno prima il 97% delle auto vendute in Brasile erano alimentate ad alcool, un carburante nazionale. Settanta chili di canna da zucchero per un litro di alcool, ed i pick up marciavano con olio de mamona (ricino).

CHI INVESTE IN BRASILE – “La crescita in Brasile è una pietra miliare per la conquista della leadership globale nel 2018: esistono enormi margini di espansione e anche qui vogliamo essere i primi” ha detto di recente Martin Winterkorn, numero uno del Gruppo VW, forte dei suoi 12 marchi, anticipando che investirà 3,4 miliardi di euro entro il 2016 anche per il potenziamento degli attuali impianti. Da 25 anni il modello più venduto è la VW Gol. Al recente Salone di San Paolo ha debuttato il prototipo Taigun, autentico tributo al Paese carioca. Nel mirino per VW c'è sopratutto la Fiat che comanda ancora il mercato.

ANCHE VW, RENAULT, CITROËN IN BRASILE – Ma che il Paese della samba sia un autentico trampolino per l'espansione lo pensano anche VW, Renault, Citroën. Carlos Ghosn, presidente di Renault-Nissan ha annunciato che aumenterà la capacità produttiva di Renault nel sito di Curitiba, nello Stato del Parana, composto da tre unità produttive. Vuole superare la soglia di 224 mila veicoli all'anno contro gli attuali 195 mila con uno stanziamento di 200 milioni di euro, spinto dal successo del modello Dacia 4×4 Duster. La costruzione della fabbrica Nissan nello Stato di Rio de Janeiro, dove già si trova un sito a Port Real di Peugeot-Citroën, contribuirà allo sviluppo dei due marchi. Nella fabbrica Nissan è prevista una produzione di 220 mila unità/anno. Finora Nissan ha prodotto lì solo veicoli commerciali ma Ghosn vuole recuperare il ritardo.

IN ARRIVO ANCHE HYUNDAI E BMW – Arrivano in Brasile anche i coreani della Hyundai, penalizzati insieme ai cinesi, dal governo brasiliano che applica costi elevatissimi doganali sulle vetture importate. Ma i coreani non si sono persi d'animo e hanno aperto la loro prima fabbrica. I tedeschi li giudicano in prospettiva avversari molto temibili, più dei cinesi che approdano con Jac nello Stato di Bahia. Toyota ha aperto un impianto. E tra i competitor premium è in arrivo anche Bmw che ha annunciato la costruzione di uno stabilimento a Santa Catarina con un investimento di 200 milioni di euro. Non dimentichiamo che il Brasile si avvia a diventare il quarto mercato mondiale per le vendite di automobili (è uno dei Paesi più chiusi alle importazioni). Fiat e Vw sfiorano da sole il 50% con il Gruppo italiano che ha realizzato nel 2012 il record di 838.219 unità con un incremento dell'11%.

BOOM FIAT IN USA – In dicembre 2012 il Gruppo del Ceo Sergio Marchionne ha venduto 152.367 auto dei marchi Chrysler, Dodge, Jeep, Ram e Fiat con un progresso del 10% rispetto al 2011 portando la quota del mercato Usa dal 10,5 all'11,2%. Si tratta del miglior dicembre registrato dal 2007 ovvero l'ultimo anno prima della recessione. Da evidenziare l'exploit del 121% delle vendite della Fiat 500 a quota 43.772. Il 3 gennaio Fiat ha comunicato la volontà di esercitare l'opzione di acquistare una seconda tranche della partecipazione detenuta da Veba nel Gruppo Chrysler pari al 3,3%. Quindi salirà al 65,17% della casa di Detroit.

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