Le Microcar un fenomeno in preoccupante aumento, ma la sicurezza?

Sono omologate per due ma se alla guida c'è un minore non può portare nessuno (cosa che nessuno sa!), possono entrare nelle zone a traffico limitato, hanno quattro ruote ma non sono considerate...

16 marzo 2010 - 15:46

Sono omologate per due ma se alla guida c'è un minore non può portare nessuno (cosa che nessuno sa!), possono entrare nelle zone a traffico limitato, hanno quattro ruote ma non sono considerate automobili. E neppure motocicli. Di minicar, quelle vetturette che imitano le sorelle maggiori inserite dal Codice sotto la generica dizione “quadricicli”, se ne vendono in media tra le 6000 e le 8000 unità l'anno, una cifra considerevole che ne fa dell'Italia il secondo Paese in Europa dopo la Francia.

Piacciono, dunque, nonostante il prezzo proibitivo – si parla di circa 9000 euro a salire con listino che possono anche sfiorare i 12mila euro se si montano stereo e aria condizionata – e nonostante si perdano tutti i vantaggi di uno scooter, in fatto di agilità e praticità, senza tuttavia avere i privilegi di un'auto in quanto a confort e sicurezza.

Anche se su quest'ultimo punto le cose stanno sensibilmente migliorando ma siamo ancora lontani da risultati apprezzabili: in passato le mini vetture non brillavano certo per robustezza: nelle prove di crash, come si può verificare dai test pubblicati sul nostro sito (qui e qui) e che risalgono a qualche anno fa ne uscivano malconce e soprattutto ne usciva a pezzi chi era alla guida. Le cose, dunque, stanno cambiando e il concetto di sicurezza si sta facendo, finalmente, strada anche nel mondo dei quadri cicli finora rimasto un po' in disparte (ma non aspettatevi miracoli!).

Evidentemente con le vendite che hanno raggiunto finora quota 80mila pezzi (con un 2009 che tuttavia ha fatto segnare una flessione del 5% rispetto al 2008) non si poteva non tenere conto delle mutate esigenze in fatto di viabilità e incidenza sul traffico giornaliero di questi veicoli. A tirare la volata, tra le città più “invase” in Italia è Roma seguita da Napoli e Milano, le tre metropoli dove a quanto pare gli under 18 di “tendenza” fanno a gara per averne una; i marchi italiani non la spuntano, però, su quelli francesi che, grazie alla grande esperienza nel settore, sfruttano anche l'immagine acquisita sul campo.

Già, ma chi è l'utente medio di questi veicoli?

Secondo un sondaggio del 2008 dell'Ancma, l'associazione che riunisce i produttori di quadri cicli, l'utente medio di questi veicoli è un maschio ultra cinquantacinquenne che vive nelle aree rurali del Nord, preferibilmente pensionato.

Un dato che si presta a diverse interpretazioni: potrebbero essere effettivamente automobilisti-motociclisti che per svariati motivi non sono più in grado di rinnovare la patente, pensionati che decidono di limitare le spese per la mobilità o, più semplicemente, genitori che s'intestano il mezzo destinato al figlio.

A parziale conferma di quest'ultima ipotesi basta farsi un giro nei centri urbani per rendersi conto quanto sia alto il gradimento che riscuotono queste microcar sulle giovani generazioni: decine di ragazzini, tutti rigorosamente under 18, riempiono le piazze e i principali luoghi di aggregazione con le loro fiammanti e colorate vetturette, in barba al Codice ma soprattutto alle più elementari regole civili.

E anche nel traffico non brillano per correttezza: le violazioni sono frequentissime e solo la scarsa potenza dei piccoli motori diesel limitata a 4 kw – dalle basse emissioni e dai consumi contenuti, unici pregi – non espone i giovani guidatori (e a chi si ritrova sul loro cammino) a rischi ben maggiori.

Detto ciò, che cosa distingue una microcar da un ciclomotore da 50cc?

In buona sostanza il rispetto della normativa CE 92/61, ovvero la massa che deve essere inferiore ai 350 chilogrammi, la velocità massima che non deve superare i 45 all'ora e un motore a benzina con una cilindrata di 50cc oppure un diesel – e sono la maggioranza – con una potenza limitata a 4 kw.

Si tratta, è vero di limiti tassativi, ma non sono pochi coloro che riescono ad aggirarli: senza andare nelle officine di tuning, basta un meccanico con una buona base di conoscenze tecniche e il gioco è fatto, la potenza può tranquillamente superare i 4 kw imposti dalle legge con tutto ciò che ne consegue in termini di sicurezza (vengono omologate per 45km/h) e rispetto dell'ambiente. E se per coscienza non si vogliono taroccare i motori, la fantasia è libera di volare con gli accessori after market, più innocui per l'incolumità (a parte i paraurti rinforzati che rappresentano una seria minaccia per i pedoni e per gli scooteristi) meno per il portafogli: dagli impianti stereo monster fino ai cerchi in lega e sedili in pelle ce n'è per tutti i gusti (e le tasche).

Così il costo, già elevato a causa di una produzione che deve essere necessariamente semi-artigianale visto che parliamo di mezzi con telaio tubolare e carrozza in plastica, può diventare esorbitante.

Al di là comunque della tecnologia, il fenomeno delle microcar è abbastanza recente: le piccole vetturette nascono in Francia negli anni Ottanta senza trovare però adepti nel resto d'Europa per via di una normativa inesistente e che tuttora trova difficoltà d'interpretazione o di estensione creando a volte imbarazzanti dubbi. Per avere un picco nelle vendite anche nel resto d'Europa e quindi in Italia occorre attendere il 1996, quando cioè si riesce ad ottenere l'omologazione. Primi utenti sono gli automobilisti ai quali è stata ritirata la patente e i più anziani. Poi l'esplosione con in prima fila gli under 18 a fare tendenza. Con tutti i dubbi che una legge lacunosa non riesce ad affrontare.

a cura di Silvio Campione

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