Le grandi famiglie dell'auto

Agnelli, Quandt, Peugeot, Volkswagen, Ford (e le giapponesi) sempre al timone

27 ottobre 2014 - 9:00

Non è un mistero che da quando è nata l'auto, quest'ultima è stata sempre gestita dai suoi fondatori. Perchè meravigliarsi allora se molte famiglie restano sempre sul ponte di comando. In Europa, in particolare, in ordine alfabetico, a tenere la barra del timone sono Bmw, Fiat, Peugeot e Volkswagen. Fuori dal Vecchio Continente a dominare la scena sono Ford negli Usa, Ratan Tata in India e nel Sol Levante Toyoda, Honda, Suzuki e Hyundai-Kia.

BMW- QUANDT – Il settimanale tedesco “Manager Magazin” ha reso noto che la famiglia Quandt ha il patrimonio più elevato in Germania (pari a 31 miliardi di euro). E' la prima volta in 10 anni che questa famiglia che possiede il 46,7% del Gruppo Bmw conquistano il primato in questa classifica dei superpaperoni. A possedere questa ricchezza sono Johanna Quandt, vedova del patriarca Herbert e dei suoi figli Stephan Quandt e Susanne Klatten (quest'ultima finita sui giornali per una storiaccia di ricatti sessuali di un amante). Per non parlare poi delle partecipazioni nella chimica Aldana e nella Sgl Carbon. Il brand Bmw vede attualmente aumentare le vendite mondiali attorno al 5,2%. Inoltre il ceo di Bmw, Norbert Reithofer, al salone di Parigi, ha vantato una crescita di vendite del 9% nei primi nove mesi dell'anno. Anche l'Europa sta contribuendo ai costanti risultati record del Gruppo. Il gruppo bavarese ha continuato a crescere anche a settembre registrando 200.000 immatricolazioni, un incremento del 5,3%. Da gennaio, i veicoli venduti hanno raggiunto quota un milione e mezzo e in Europa, la citycar elettrica i3 ha superato i 10.000 esemplari, in ripresa le MINI ed eccellenti i valori di Rolls Royce, + 24,3% nei primi nove mesi. In Italia, da gennaio, le vendite sono aumentate del 2%, per un totale di 40.500 vetture.

FIAT-AGNELLI – I fondatori della Fiat costituirono la società l'11 luglio 1899. Oggi la famiglia Agnelli, un club di circa 90 persone che non perde mai un dividendo è al vertice con John Elkann, presidente di Fca (Fiat-Chrysler), marchio che ha debuttato recentemente a Wall Street. La famiglia detiene il controllo del Gruppo con il 30,4% delle azioni. Gianni Agnelli divenne presidente Fiat nel 1965 riamnendo lla guida per 30 anni. Dal 2004 l'ad è Sergio Marchionne con poteri pieni che evocano quelli di Vittorio Valletta. Se il futuro parlerà cinese e americano, Marchionne ha solo da incassare i risultati che ha promesso con il suo ultimo piano e che iniziano a farsi vedere. Ma questo non aiuta a comprendere quale sarà il ruolo di Fca in Europa dove la capofila VW esercita la sua supremazia. Marchionne ritiene che dal 2016 riuscirà a vendere in Asia quanto non ha mai venduto in passato. Entro il 2018 il piano di rilancio di Alfa Romeo per vendere 400.000 auto. Ferrari esporta il 95% della produzione in 600 Paesi. Gli Usa rappresentano il primo mercato: nel 2013 ne ha vendute lì 2.035. Il secondo mercato è la Cina con 700 unità. Il Cavallino ha chiuso il bilancio con un utile di 363 milioni (+ 8,3%), fatturato record di 2,3 miliardi di euro. L'uscita di scena del presidente Montezemolo (anche presidente Fiat dal 2004 al 2010) dopo la scomparsa di Umberto Agnelli rimane inspiegabile agli analisti del settore..

PEUGEOT- CITROËN – Nato nel 1734, Jean-Pierre Peugeot è colui che porterà alla svolta industriale la famiglia Peugeot. Sviluppa un'attività nel campo della tessitura lasciando ai suoi eredi una tintoria, un oleificio e una macina per grano. Nel 1810, i due figli di Jean-Pierre, Jean-Pierre II e Jean-Frédéric, fondano la società Peugeot Frères. Di proprietà di Jean-Frédéric, la macina per grano di famiglia viene trasformata in una fonderia per l'acciaio. Oltre al famoso macinino da caffé creato nel 1840, la famiglia Peugeot persegue l'innovazione e sviluppa le proprie attività industriali: la famiglia produce seghe a nastro, molle, montature per ombrelli. Più di 200 anni dopo, il marchio Peugeot rimane sinonimo di innovazione e di diversità. Innovazione come nel campo della macchina elettrica e dei motori ibridi con la commercializzazione della Peugeot iOn nel 2010 e della 3008 HYbrid4 nel 2012. Echos ha rivelato che il Gruppo PSA prevede di portare i ritmi di produzione nelle fabbriche francesi a 1 milione diunità nel 2017. La società investirà 1,5 miliardi di euro per sviluppare la produzione interna, ma crescerà anche nei siti in Portogallo, Spagna e Slovacchia.

IL PIANETA VOLKSWAGEN – A Wolfsburg, da oltre 20 anni, è l'austriaco Ferdinand Piech, azionista con il 7%, il vero capo del colosso tedesco essenzialmente posseduto da una famiglia austriaca. Piech e suo cugino Wolfgang Porsche sono la terza generazione della famiglia alla guida del brand. All'inizio degli Anni Settanta, Ferry Porsche, che aveva creato il marchio vietò ai membri della famiglia di guidare come manager l'azienda. Un no che valse anche per il nipote Ferdinand Piech, il figlio ingegnere di sua figlia Louise. Il quale venne costretto a spostarsi all'Audi. Sì, Volkswagen e Porsche sono parenti, anche molto stretti. Così stretti che la Porsche ora è la decima marca del gruppo “Volkswagen AG” che produce, oltre alla Volkswagen, anche Seat, Škoda, Audi, Bentley, Bugatti, Lamborghini, e i veicoli industriali MAN e Scania.

FORD – Il controllo della società resta nelle mani degli eredi del fondatore, Henry Ford. Quando la società fece il suo debutto a Wall Street, dieci anni dopo la morte del capostipite, la famiglia decise di riservare per sé una quota di azioni speciali di ‘classe B' che incorporano uno speciale diritto di voto, pari a sedici voti per ogni cedola. In termini assoluti il pacchetto è un'esigua minoranza, ma in termini decisionali, equivale al 40% del voto, e quindi al controllo reale dell'azienda. L'interesse dei membri della famiglia per l'industria si è affievolito nel tempo, e quando il vento della crisi è venuto a erodere il valore dello stock, la tentazione di incassare e diluire il tesoro di casa è stata forte per molti tra loro. Se il disegno ha tenuto nell'ultimo decennio, è solo perché il rampollo Bill si è fatto avanti con l'offerta di acquistare le azioni in vendita, fino a diventare il maggiore azionista della Ford con 6,7 milioni di azioni di classe B e 26,3 milioni di ordinarie. Dall'altra parte il privilegio statutario è stato aggredito a più riprese dall'assemblea degli azionisti, specialmente quando le cose andavano male come sette anni fa anni fa prima dell'arrivo di Alan Mulally al timone, timone che Mulally ancora non vuole cedere. La famiglia Ford è guidata da William junior detto Bill: detiene il 4% delle azioni ed il 40% del diritto di voto. Sul futuro della Ford, il presidente di Ford Europe, Stephen Odell è ottimista: “L'azienda sta tornando a fare profitti a livello globale. Cinque anni fa avevamo annunciato l'arrivo di 25 nuove auto entro il 2015 e stiamo mantenendo questo ritmo. La Mustang approda in europa per la prima volta in 50 anni”.

SOL LEVANTE E INDIA – La famiglia Toyota ha portato al comando Akyo Toyoda, un ingegnere di ferro in grado di gestire l'estrema crisi nel 2009 ed il post-terremoto nel 2011. Oggi i numeri in risalita del Gruppo si devono proprio alla lungimiranza di questo super presidente. Toyota sempre leader mondiale, superati i 10 milioni e grande successo dell'ibrido. Toyota ha investito ancora mille milioni tra Russia, SudAmerica, Usa e Thailandia. In Honda la famiglia omonima ha lasciato le redini ai manager dopo il ritiro in pensione del fondatore Sohichiro nel 1973. Ora al timone c'è il co-fondatore Takeo Fujisawa. A casa Suzuki, dove Osamu Suzuki, è il proprietario tutto si svolge in famiglia, management ed azioni con l'erede già designato il figlio Toshihiro. Impressionante la crescita del Gruppo coreano Hyundai (insieme a Kia) guidato con mano ferma dal proprietario Mong-Koo Chung e della sua famiglia. Ratan Tata ha lasciato al figlio Cyrus Mystry l'impero dopo aver acquisito Land Rover e Jaguar.

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