La Tata Nano e il non-richiamo che invece è un richiamo

La Tata Nano può incendiarsi e la casa predispone delle modifiche. Ma lo dice con un comunicato stampa contorto che tende a minimizzare ciò che invece dovrebbe essere dichiarato con trasparenza

15 novembre 2010 - 6:00

S'incendia (letteralmente) la vicenda della Tata Nano, l'utilitaria indiana della quale tre esemplari venduti in India hanno preso inspiegabilmente fuoco andando praticamente distrutti e che è stata recentemente oggetto di modifiche che però la casa si ostina a non considerare come “richiamo”.

In un comunicato del 10 novembre, Tata afferma che “la Nano è una vettura sicura e robusta, che monta componenti allo stato dell'arte e che viene costruita con un'attenzione alla qualità senza compromessi in tutti i suoi aspetti. I clienti possono star certi che la Nano è priva di difetti generici”.

Con una formula ormai abusata da molti uffici stampa di fronte agli “incidenti di percorso”, il comunicato prosegue esaltando i successi della Nano, della quale, secondo la casa, “l'85% dei clienti si dichiara soddisfatto o molto soddsfatto”.

Sarà, ma a parte l'indice di soddisfazione non certo plebiscitario che getterebbe nel panico qualsiasi costruttore europeo (appena l'85%? Ma se al quartier generale Tata va bene così… ) e il significato oscuro della frase “è priva di difetti generici” (vuol forse dire che quelli “non generici” invece ci sono?), resta il fatto che dopo le necessarie indagini sui tre incendi, Tata afferma di aver deciso di “rendere la Nano ancora più robusta, installando gratuitamente ulteriori protezioni all'impianto di scarico e all'impianto elettrico”.

Il comunicato continua affermando che “a partire dalla 3a settimana di novembre ogni cliente sarà avvertito e potrà decidere se sottoporre la vettura agli interventi”, ma che “ciò non costituisce un richiamo”.

Francamente, a parte la singolare scelta di lasciare ai clienti la scalta di far modificare o no la vettura, non è chiaro perché Tata non consideri l'intervento come un tentativo di scongiurare che in futuro altre vetture vadano arrosto, né quali siano le differenze precise tra questa iniziativa e un richiamo ufficiale, né perché la casa si ostini a non definirlo tale.

Discutibili appaiono poi le dichiarazioni della Tata quando afferma che le indagini hanno stabilito che sulle tre vetture incendiatesi o erano installati componenti elettrici estranei alla produzione Tata oppure erano presenti oggetti lasciati nell'impianto di scarico. Possibile, ma alquanto improbabile almeno in un caso: quello dei signori Satish e Nutan Savant, due coniugi di Mumbai dalla cui Nano, nuova di zecca, le fiamme sono scaturite lo scorso 21 marzo mentre il venditore li accompagnava a casa dopo la consegna della vettura, appena ritirata dal concessionario. Una verità imbarazzante e scritta a lettere di fuoco.

Insomma, ci sono costruttori blasonati che ammettono senza vergogna che le loro vetture sono difettose e le richiamano ufficialmente (l'avevamo scritto in un “semaforo” precedente, vedi Bentley) e altre prive di blasone che si rifiutano di parlare di “richiamo” anche se le loro auto possono andare in cenere.

Secondo i piani del gruppo indiano, la Nano dovrebbe sbarcare in Europa nel 2012, ma prima di quella data la casa farebbe meglio a rivedere la propria comunicazione, adottandone una più trasparente.

Giocare sulla terminologia per non definire “richiamo” ciò che invece lo, infatti, è non è certo il biglietto da visita più adatto per sfondare davvero in mercati maturi, complessi e competitivi come quello del vecchio continente.

 

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