La Saab è di nuovo nei guai: chiuso lo stabilimento di Trollhättan

Non c'è pace per il costruttore scandinavo-olandese: la produzione è ferma perché i fornitori, non pagati, non consegnano i componenti. Il futuro dipende da un oscuro imprenditore russo

11 aprile 2011 - 10:50

Tempi duri, anzi durissimi, per l'azienda automobilistica svedese. I suoi stabilimenti di Trollhättan sono inattivi da quasi una settimana dopo che due fornitori hanno fermato la consegna di componenti indispensabili alla produzione delle vetture perché non sono stati pagati per le forniture precedenti. La crisi è “finanziaria e temporanea”, si è affrettato a dichiarare l'attuale timoniere di Saab, Victor Muller, l'imprenditore olandese già proprietario della Spyker Cars, una piccola casa che realizza particolari vetture sportive di nicchia. Ma non è la prima volta che la produzione si arresta per lo stesso motivo.

CORDATA RUSSO-OLANDESE – Muller aveva acquistato Saab quando era a un passo dalla chiusura definitiva e ora ricopre ufficalmente le cariche di presidente e CEO  e, ufficiosamente, quella di “salvatore” dell'azienda, che prima del suo arrivo è stata a un passo dal fallimento. Tuttavia, la riluttanza nel fornire ulteriori dettagli dello stesso Muller e del suo braccio destro, Jan-Åke Jonsson, non ha certo contribuito a fugare il sospetto che in realtà le cose vadano assai peggio di quanto i due non vogliano ammettere. La Saab, che fino all'anno scorso era di proprietà di General Motors, era stata acquistata da Muller grazie a un prestito di 400 milioni di euro da parte della Banca Europea degli Investimenti, con lo Stato svedese come garante per la restituzione della somma. In origine, della cordata doveva far parte anche Vladimir Antonov, un trentasettenne imprenditore-banchiere russo di origini uzbeke. Muller e Antonov erano già allora soci in affari, in quanto il russo, tramite il suo istituto bancario lettone Bankas Snoras, aveva una partecipazione di circa il 30% nella Spiker Cars,. Tuttavia, era stato costretto a cedere la sua quota a Muller e poi a uscire dall'affare Saab per l'aut-aut imposto da GM e anche dal governo svedese stesso, per i quali è persona sgradita perché sospettato di affari poco puliti, compreso il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite. Le prove di ciò sarebbero state acquisite dalla polizia svedese, che le avrebbe ottenute dall'agenzia di investigazioni economiche Riksgälden per poi trasmetterle a GM.

IL RITORNO  – Lo scorso gennaio, dopo aver appreso di due rapporti indipendenti che indicavano che non c'erano prove sufficienti per incolpare Antonov di affari loschi, GM ha annunciato che stava esaminando la possibilità di ritornare sulla sua decisione di sbarrare la strada all'imprenditore russo. Non risulta che la decisione definitiva sia stata presa, ma pare che tra Muller e Antonov sia già stato raggiunto un accordo secondo il quale quest'ultimo rientrerebbe nella Spyker Cars con 18 milioni di euro, anche se l'affare potrà essere effettivamente concluso solo quando GM e il governo svedese daranno il via libera. Cioé, dopo che Antonov sarà riuscito a convincere tutti della “pulizia” dei suoi affari. Ora che Saab ha ricominciato a boccheggiare, Antonov è tornato alla carica aumentando la posta e intenderebbe rinforzare la sua alleanza con Muller portando in dote 50 milioni di euro freschi da destinare a Saab, il che permetterebbe, secondo lo stesso Muller, di riavviare la produzione e finanziare i piandi di sviluppo del 'azienda fino a quando non sarà in grado di centrare il “break even point”, fissato in origine in una produzione di 120 mila auto l'anno per il 2012. Inoltre, Antonov sarebbe disposto a sborsare altri 32 milioni di euro per rilevare da Muller l'intera quota di Spyker Cars ancora in possesso dell'olandese, che a sua volta riverserebbe immediatamente la somma nelle casse di Saab come ulteriore boccata d'ossigeno.

ARGOMENTI CONVINCENTI – Come già detto, GM e la Svezia non sembrano ancora aver deciso se fidarsi o no di Antonov, ma certamente la posizione scandinava è delicata, in quanto a Stoccolma devono anche tener conto dei lavoratori di Trollhättan che, in mancanza del denaro di Antonov, potrebbero perdere definitvamente il lavoro. Del resto, anche GM ha i suoi bravi argomenti per “consigliare” Muller dal fare a meno dell'ingombrante socio: i pianali per le berline Saab 9-3 e 9-4 sono forniti dagli americani, che costruiscono interamente nei loro stabilimenti anche la 9-4X. Disfandosi di Saab, a Detroit hanno già vinto il loro terno al lotto e potrebbero anche decidere di interrompere le forniture di pianali, un'eventualità che non sarebbe poi un danno fatale per una GM in via di risanamento, ma lo sarebbe certamente per la già traballante azienda scandinava-olandese, che con tutta probabilità andrebbe definitivamente a gambe all'aria.

CREDERCI O NO? – Un ulteriore e non trascurabile problema è costituito oggi dalla credibilità di Muller e Åke-Jonsson, che non molto tempo fa avevano definito il denaro nelle casse Saab “sufficiente fino al 2012”, cioè fino a quando l'azienda fosse stata in grado di camminare con le sue gambe producendo e vendendo le vetture bastanti a generare utili. Tali affermazioni vengono ora clamorosamente smentite dai fatti, il che significa che conti e previsioni erano sbagliati e che l'obiettivo di produrre 80 mila auto nel 2011 e 120 mila nel 2012 sembrano allontanarsi sempre di più, considerando che nel 2010 da Trollhättan ne sono uscite appena poco più di 32 mila e che per il momento i cancelli dello stabilimento sono chiusi. Lo stesso Antonov ha recentemente dichiarato che nel corso di quest'anno Saab produrrà solo 60-65 mila vetture (il che, oltretutto, non significa affatto venderle), mentre l'ufficio stampa della casa in Svezia ha dichiarato “non primario” l'obiettivo di 80 mila esemplari comunicato in precedenza.

IL TRUCCO – Alcune interpretazioni di quanto sta accadendo sostengono che in realtà il mancato pagamento dei fornitori da parte di Saab e tutto ciò che ne consegue siano solo uno scaltro espediente per costringere il governo svedese, che in caso di fallimento della Saab dovrebbe restituire alla BEI i 400 milioni di euro dei quali a suo tempo s'è reso garante, a dare il via libera al ritorno di Antonov e a fare pressioni affinché GM si convinca a fare altrettanto. Resta il fatto che se il denaro del discusso imprenditore russo è così indispensabile da costringere il management Saab a usare certi sistemi per ottenere il via libera al suo ingresso nel capitale azionario, la situazione dell'azienda deve essere parecchio seria. E i suoi spazi di manovra davvero molto, molto ridotti.

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