La Francia si tiene la Renault Clio. In Italia invece….

Prima di delocalizzzare la produzione di auto oltre confine, in Francia pensano anche a difendere i loro posti di lavoro. Da noi, le cose funzionano diversamente

10 gennaio 2011 - 6:00

Renault sta seriamente pensando di fermare la produzione della Clio negli stabilimenti che possiede in Spagna e in Slovenia. La decisione, se confermata, può far pensare a un ridimenzionamento dei volumi produttivi dell'utilitaria francese le cui vendite, per quanto riguarda il modello attuale, non sembrano aver soddisfatto il management Renault quanto quelle delle versioni precedenti.

PRESSIONI – La vera notizia, però, non è tanto questa, quanto l'indiscrezione secondo la quale, di fronte all'ipotesi di spostare la produzione della Clio in Turchia, sembra sia arrivato un deciso “no” da parte del governo francese. In altre parole, gli ambienti politici transalpini premono affinché la produzione della vettura, anche se probabilmente con volumi complessivamente inferiori, rimanga nei confini nazionali, ossia a difesa dei posti di lavoro francesi. Non può non sfuggire il paragone con quanto è accaduto di recente in Italia dove, per quanto riguarda la decisione sulla scelta dello stabilimento di produzione della nuova monovolume “LO” destinata a succedere a Fiat Idea e Lancia Musa, Fiat ha optato per quello serbo di Kragujevac, snobbando i quattro che possiede in Italia. In quell'occasione non si ricordano particolari “pressioni” della politica italiana per difendere il lavoro dei nostri operai, se non qualche timido auspicio e qualche tiepida speranza che il nuovo modello si fabbricasse effettivamente qui da noi. All'indomani della soluzione pro-Serbia, poi, non ci fu altro che un misurato rammarico della politica nel constatare la sconfitta degli stabilimenti italiani.

BENEFIT – Auspici, speranze e rammarico che Fiat ha puntualmente ignorato con un occhio ai cospicui benefit che il governo di Belgrado ha messo sul piatto per accaparrarsi la fabbricazione della nuova “LO”. Certo, Renault è un'azienda a partecipazione statale mentre Fiat è privata, quindi è logico che la società transalpina sia costretta a tenere in gran conto i desideri del suo azionista, certo interessato a mantenere i posti di lavoro in patria assai più di quanto non accada alla Fiat. Tuttavia, non si può nemmeno dimenticare che negli ultimi 10 anni Fiat ha beneficiato, sotto varie forme, di supporti economici statali che autorevoli analisti stimano in circa 5 miliardi di euro. Spiace, quindi, dover constatare che per decidere a chi affidare la produzione della “LO”, a Torino si siano ricordati più dei benefit serbi ancora da incassare che di quelli italiani già incassati. Al di là delle Alpi, invece, prima di ridefinire la mappa degli stabilimenti si dà spazio anche ad altre considerazioni.

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