La Fiat aveva già scelto di produrre la monovolume in Serbia

Lo scorso luglio Sergio Marchione, boss di Fiat, ha assegnato la produzione della nuova monovolume LO non a Mirafiori, ma a Kragujevac. Ma i suoi ingegneri erano in Serbia già da due anni

7 ottobre 2010 - 7:00

Torniamo su un argomento che per qualche settimana ha tenuto banco: quello della complessa partita che si sta giocando tra l'ad Fiat, Sergio Marchionne, e una parte dei sindacati dei metalmeccanici.

Riassumiamo: il primo pretende una maggiore flessibilità nell'organizzazione del lavoro che consenta alla casa automobilistica di tenere sotto controllo il costo del lavoro (e quindi di essere maggiormente competitiva sui costi delle vetture prodotte in Italia) e in cambio promette di spostare dalla Polonia a Pomigliano d'Arco la linea di montaggio della Panda, cosa che potrebbe risollevare le sorti dello stabilimento campano. I secondi, invece, si trincerano sulla difesa dei contratti di lavoro già acquisiti.

Marchionne, questo suggeriscono le cronace, per dimostrare che non scherza, avrebbe deciso di affidare allo stabilimento serbo di Kragujevac la produzione della nuova monovolume denominata “LO” che sostituirà la coppia Fiat Idea-Lancia Musa, per la quale era stato inizialmente selezionato quello italiano di Mirafiori.

La decisione ha lasciato con un palmo di naso gli operai, i sindacati e i titolari delle aziende dell'indotto Fiat, che già si sentivano in tasca le commesse per la componentistica del nuovo modello e che ora invece si leccano le ferite.

Insomma, Marchionne avrebbe giocato abilmente la vecchia carta carta del bastone e della carota, dimostrando che la Fiat globalizzata può decidere di spostare le produzioni dove e come vuole, premiando chi fa il bravo e punendo chi fa il cattivo. “Produrremo in Serbia la nuova monovolume. Con sindacati più seri l'avremmo fatta a Mirafiori”, avrebbe detto Marchionne all'indomani della decisione.

Storia ormai vecchia? Sì. Però ce n'è un'altra che non è stata raccontata. Secondo le informazioni raccolte da sicurauto.it, gli ingegneri Fiat che si occupano delle infratrutture (quindi, non quelli delle catene di montaggio) si trovavano a Kragujevac già da un paio d'anni, quindi, da ben prima che l'azienda comunicasse ufficialmente lo spostamento della produzione della LO da Torino allo stabilimento serbo. E se questi ingegneri erano lì, non era certo per fare vacanza, ma per mettere in piedi infrastrutture che prima o poi sarebbero state riempite con catene di montaggio.

In altre parole, Fiat aveva già deciso da tempo di far produrre “qualcosa” a Kragujevac, ma ha comunicato che l'avrebbe fatto e che cosa avrebbe prodotto quando le è sembrato opportuno farlo. Un segnale chiaro a chi, tra i sindacalisti, avesse ancora intenzione di far la voce grossa, ma lanciato sulla base di decisioni probabilmente già prese da tempo.

Che poi la scelta sia caduta sulla LO è un fatto secondario. Se non fosse toccato alla LO, magari sarebbe toccato a qualche altro modello, molto probabilmente sempre a danno dell'Italia.

Anche perché, è bene ricordarlo, lo stipendio di un operaio di Kragujevac è oggi circa la metà non di quello di una tuta blu italiana, ma addirittura del salario di un collega polacco che costruisce Panda a 500.

Questo, unito agli appetitosi benefit che il governo serbo ha concesso a Fiat (terreno per gli stabilimenti praticamente gratis, niente dazi per 10 anni, corridoio doganale per le esportazioni e altro), deve aver convinto Marchionne che la Serbia costituisce per Fiat una sorta di nuovo Eldorado contro il quale Mirafiori o qualsiasi altro stabilimento italiano non possono combattere. Nemmeno sposando la flessibilità più selvaggia.

1 commento

francesco
14:16, 7 ottobre 2010

Premesso che l'obiettivo principale di un imprenditore è di fare profitto. La delocalizzazione, è un aspetto coerente con il DNA ma tenendo conto che il valore aggiunto della fase di assemblaggio finale è pari a circa il 8% si deduce che il costo di manodopera della Serbia è poco significativo nella misura in cui nelle fabbriche Italiane ci si impegni a raggiungere questi risultati: impegno professionale-aumento efficienza-diminuzione significativa dell'assenteismo-maggiore flessibilità (turni/straordinari … vedi accordi Pomigliano).

Bisogna cambiare approccio PRIMA I DOVERI DOPO I DIRITTI (QUELLI RAGIONEVOLI ) BISOGNA SENTIRSI COME IMPRENDITORI CHE LAVORANO.

Sono un pensionato che ha lavorato per 38 anni con questa mentalità assieme alla maggior parte dei dipendenti da me gestiti (anche sino a 1.200).

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