Immatricolazioni auto nuove: un altro calo in aprile

I numeri negativi non sono spariti dal mercato dell'auto: si sono solo attenuati. E il governo, con l'inasprimento di tasse e accise, continua a premere sull'acceleratore

3 maggio 2011 - 6:00

Il mese appena trascorso s'è chiuso con una diminuzione del 2,24% nelle immatricolazioni di vetture nuove rispetto allo stesso mese del 2010 (157.309 contro 160.919). Le marche estere mettono a segno un timidissimo +0,39%, non abbastanza per arginare il -8,17% di quelle italiane, dalle quali dipende quindi interamente il risultato negativo del mese. I buoni incrementi di Alfa Romeo e le massicce promozioni messe in atto da Fiat, con un drastico taglio dei prezzi finali di alcuni modelli di larga diffusione, sono serviti solo a rendere meno sgradevoli i consuntivi che, senza il successo della Giulietta e le varie Punto Evo, Panda e Qubo nelle scontatissime versioni My Life, sarebbero stati ancora più insoddisfacenti.

SPERANZE DELUSE – Comunque sia, vengono smentite le previsioni (o le speranze) di chi riteneva che, a paragone con un un aprile 2010 depurato dall'”effetto incentivi” (la cui erogazione era terminata nel dicembre 2009, ma con una “coda” che aveva sospinto le immatricolazioni del 1° trimestre 2010), l'aprile 2011 avrebbe finalmente visto il ritorno dei numeri con il segno più. Così non è stato: si sono semplicemente arrestati i crolli a due cifre registrati nei mesi scorsi rispetto a quelli corrispondenti del 2010, ma solo per lasciare il posto (per ora: a maggio vedremo) a diminuzioni a una sola cifra, indice comunque di un mercato la cui crisi pare più strutturale che congiunturale.

LA FIDUCIA NON SALE – Anche l'Anfia, l'Associazione nazionale che rappresenta la filiera dell'automobile, nel suo abituale comunicato di inizio mese ha commentato negativamente il consuntivo di quello appena chiuso scorso. Il suo presidente, Eugenio Razelli, ha dichiarato che «un aprile al di sotto delle 160 mila unità non si registrava dal 1996. L'indice del clima di fiducia dei consumatori rilevato ad aprile dall'Istat è sceso a 103,7 dal 105,1 di marzo, soprattutto a causa di una caduta dell'indicatore relativo alle prospettive future (da 93,7 a 90,1)». Insomma, nelle parole di Razelli si riscontra la sfiducia dei consumatori italiani nei confronti delle prospettive economiche del Paese, che evidentemente vengono percepite come non abbastanza positive da mettere mano al partafoglio per sostituire l'auto.

UN BEL «SILURO» – Ma certamente nelle parole successive di Razelli non è mancato un (solo apparentemente) pacato “siluro” diretto a chi, con le sue decisioni, influenza l'andamento dell'Italia automobilistica, cioè al governo: «i prezzi dei carburanti continuano a salire – ha dichiarato il presidente – con la benzina a +1,2% a livello congiunturale e a +10,9% a livello tendenziale e il gasolio a +2,5% e +18,8% rispettivamente, complici gli inarrestabili rialzi del prezzo del petrolio. A fronte di ciò, sarebbe auspicabile un contenimento della componente fiscale dei prezzi dei carburanti (accise e Iva) e, in generale, del prelievo fiscale a carico del comparto, mentre il recente aumento delle accise e l'annunciato riordino dell'Ipt vanno nella direzione opposta».

DECISIONE INCOMPRENSIBILE – In altre parole, l'Anfia si interroga (e SicurAUTO.it si associa) riguardo all'incomprensibile decisione governativa di appesantire ulteriormente il già elevato prelievo fiscale sull'automobile che interviene proprio nel momento in cui il mercato avrebbe invece bisogno di misure in grado di risollevarlo, o almeno di essere lasciato in pace a leccarsi le sue ferite in attesa che si rimarginino.

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