Il Garante può punire l'officina che fa credere d'essere autorizzata

Indurre il consumatore a credere che la propria officina o punto vendita sia autorizzata da una casa costituisce pratica commerciale scorretta, sanzionabile dal Garante.

7 settembre 2010 - 8:00

Capita a volte che concessionarie e officine autorizzate dalle case automobilistiche interrompano, per vari motivi, i rapporti con queste ultime. E capita anche che proseguano l'attività di vendita e di riparazione delle auto della marca che prima rappresentavano, ma come operatori indipendenti, cioè senza più appartenere alla rete di un costruttore.

In questi casi, però, non è infrequente che le insegne della casa vengano lasciate a lungo al loro posto, in salone o all'ingresso dell'officina, e che l'imprenditore, sfruttando proprio tali insegne e anche la carta intestata che ne riproduce il logo, continui a servire i suoi vecchi clienti legati al marchio, magari attraendone anche di nuovi. È chiaro che in questi casi il rischio per il consumatore è quello di credere d'aver a che fare con un punto vendita e d'assistenza ufficiale, che invece non è più tale.

Ora, però, un provvedimento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (il n° 21464, pubblicato sul bollettino n° 31 del 23 agosto 2010: www.agcm.it) ha reso più rischioso questo comportamento un po' disinvolto.

Il provvedimento in oggetto riguarda il mondo della riparazione degli elettrodomestici e non delle automobili, ma le conclusioni dell'Autorità sono perfettamente applicabili anche a quest'ultimo settore. In sostanza, il Garante ha sanzionato una costellazione di società che facevano capo a un unico imprenditore il quale, tramite inserzioni sulle Pagine Gialle e sulle Pagine Bianche, le presentava come “Centro assistenza elettrodomestici multi-marche”, apponendo sotto il riquadro, oltre al numero verde per il contatto telefonico, i nomi di noti produttori di lavatrici e frigoriferi.

Il Garante ha ritenuto scorretta e ingannevole tale condotta commerciale, poiché induce il consumatore a credere di intrattenere rapporti con soggetti autorizzati alle riparazioni proprio dai rispettivi produttori degli elettrodomestici che invece, in questo caso, hanno decisamente smentito la circostanza.

È interessante notare che nonostante l'imprenditore si sia difeso affermando che nei successivi contatti in vista della riparazione dell'elettrodomestico il cliente veniva informato del fatto che le diverse società erano un network indipendente, il Garante ha ribadito che ai fini della sanzione conta l'ingannevolezza del messaggio in sè, e non gli eventuali chiarimenti successivi.

Perciò, ha sanzionato le varie società per complessivi 300 mila euro, più altri 50 mila irrrogati direttamente all'imprenditore.

Consiglio alle officine revocate

Attenzione anche e soprattutto alle officine autorizzate revocate cui consigliamo, dopo la revoca, di rimuovere tempestivamente le insegne dai piazzali e i marchi dai locali e di cessare dal qualificarsi officine autorizzate sulla pubblicità e sui documenti aziendali. Con un'attenuante. Avendo prima della revoca partecipato a corsi di formazione della casa e avendo acquistato attrezzature specializzate sul cui uso sono addestrate, le officine revocate potrebbero qualificarsi “Officina specializzata” facendo seguire il nome della casa scritto semplicemente in grassetto evitando di riportarlo in alcun modo con una grafica ingannevole che potesse ricordare il marchio. L'Antitrust non aspetta altro…

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