Guidare l'auto: una fatica nascosta

Pensereste mai che la guida al volante prevede circa 1500 singole azioni, ovvero due per ogni metro di strada percorsa? Ebbene si. Questo è ciò che afferma Tom Vanderbilt, giornalista scientifico...

24 marzo 2010 - 16:03

Pensereste mai che la guida al volante prevede circa 1500 singole azioni, ovvero due per ogni metro di strada percorsa?

Ebbene si. Questo è ciò che afferma Tom Vanderbilt, giornalista scientifico statunitense, nel suo libro Traffic: “tranne per chi fa il neurochirurgo, guidare l'automobile è probabilmente l'occupazione più complessa tra tutte le azioni quotidiane”.

Il giornalista addirittura ci spiega che percorrendo una strada a 50 km orari il nostro cervello elabora ben 1700 unità di informazione al minuto. Considerevole.

La guida al volante comporta una gestione in contemporanea di un gran numero di azioni sensoriali e cognitive. Ciò ci spiega anche perché le prime lezioni di guida implicano una fatica enorme e i principianti si ritrovino facilmente in un bagno di sudore. Ma ad ogni guida successiva si acquisisce sicurezza e la gestione delle varie azioni diventa automatica.

Infatti un guidatore abituale si accorge a malapena se preme il pedale della frizione cambiando marcia o svoltando di azionare la freccia. Molti psicologi chiamano la guida un attività “sovrappresa” perché dopo l'esercizio regolare e la sua interiorizzazione la si può svolgere senza doverci pensare. L'automatizzazione, il processo precedentemente descritto, serve alla mente per stancarsi di meno.

Ma questo contemporaneamente sottende un rischio, ovvero quello di annoiarsi. La supposta facilità con cui il guidatore medio scarrozza per le strade che conosce bene lo porta più facilmente a vagare con i pensieri. Da qui la tendenza a concentrarsi su una trasmissione radiofonica, a regolare lo specchietto retrovisore esterno, a discutere animatamente con il passeggero, a sbadigliare, ad ammirare il paesaggio, a telefonare, a leggere SMS almeno finchè non arriva all'improvviso un'altra automobile…

Secondo alcune ricerche il 30% del tempo passato alla guida viene occupato da azioni che non riguardano la guida. La scarsa concentrazione al volante non è un fenomeno nuovo. Paradossalmente il continuo sviluppo tecnologico degli autoveicoli sembra accentuare il problema, come il cruise control o il cambio automatico, perché aumentano il confort alla guida. Il rischio si traduce nell'aumentare, anche nel guidatore più responsabile, la tentazione di avvalersi di nuove tecnologie forme di distrazione, come il cellulare o il navigatore.

Il GPS, ad esempio, comporta una serie di manovre, come premere i pulsanti, leggere il display, ascoltare gli annunci e rielaborare le informazioni ottenute. Ma restano strumenti utili, perché sarebbe comunque più pericoloso leggere una cartina mentre si guida!

Questo articolo ci può condurre ad un'importante riflessione. Sembra che anche le nuove tecnologie, studiate appositamente per favorire la guida, abbiano un riscontro negativo. La contromisura è conoscere bene gli strumenti che utilizziamo prima di usarli (e programmandoli PRIMA di partire), sapere come funziona la nostra mente per potere responsabilmente controllare e monitorare il nostro stato di attenzione. Spesso non si pensa che bastano due secondi di distrazione al volante per vedere il rischio di fare un incidente triplicarsi.

La conoscenza e la consapevolezza sono armi che possediamo per potere avere maggiore (ma mai il totale!) controllo sulla realtà e sui noi stessi.

Aurora Randazzo, Psicologa

1 commento

TV
13:48, 8 aprile 2010

Tutto ok, tranne che “La conoscenza e la consapevolezza” non sono armi, bensí strumenti.
Per quanto riguarda la concentrazione alla guida, bisogna trovare il giusto equilibrio tra il “restare sempre vigili” (e questo comporta una stanchezza fisica crescente, proporzionale alla durata del viaggio) e il “rilassamento” (quindi automatismo delle azioni) per poter essere “attivati” al momento giusto. (un pó come entrare in uno stato di stand-by, ma attivabile in qualche frazione di secondo).

Ciao

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