Giro di vite per la rete Citroën

La casa francese adotterà nuovi standard per concessionarie e officine. Chi non investirà per rispettarli perderà il mandato. Ma forse l'obiettivo è proprio quello di ridurre la rete.

24 ottobre 2010 - 6:00

Nei giorni scorsi si è svolta nell'area di FieraMilanoCity a Rho, nei pressi di Milano, un incontro tra Citroën Italia e circa 200 titolari di concessionarie e officine autorizzate del Norditalia. La riunione, che fa parte di altre simili previste dalla casa in altre zone della penisola, aveva lo scopo di illustrare alla rete i nuovi standard che dovrano essere rispettati a partire da giugno 2011, pena l'estromissione dal network e la perdita dello stato di affiliato alla rete stessa.

La novità più appariscente è una nuova insegna su fondo bianco (a spese dell'officina…) che dovrà essere esposta all'esterno delle officine e dei locali vendita e che dovrà contenere solo il “double chevron” simbolo della casa e non anche la ragione sociale dell'imprenditore che, se lo desidera, potrà collocarla altrove. Insomma, Citroën intende intensificare le attività volte alla difesa del suo marchio.

Entrando nei dettagli “operativi”, aumenterà la superficie minima imposta dalla casa alle officine, dovrà essere installato almeno un esemplare di ponte sollevatore in grado di movimentare 35 quintali (cioè, la massa a pieno carico dei veicoli commerciale leggeri della gamma Citroën). Ci sarà anche meno tolleranza in fatto di tinte delle pareti, che dovranno richiamare i colori sociali della casa automobilistica, mentre anche la pavimentazione dovrà rispettare determinati requisiti. Infine, l'officina che, secondo il giudizio della casa, ha oggi un numero insufficiente di addetti dovrà adeguarsi ricorrendo a nuove assunzioni, accollandosi i relativi stipendi.

Non è difficile immaginare che l'iniziativa ha suscitato e susciterà più di una perplessità tra chi fa parte della rete Citroën, poiché qualsiasi irrigidimento degli standard si traduce di solito in investimenti da sostenere che non è detto siano poi recuperati grazie a un aumento del giro d'affari.

Tuttavia, va ricordato che l'intera rete Citroën ha già ricevuto da tempo la lettera di disdetta del mandato, e il suo rinnovo sarà concesso solo a chi deciderà di adeguarsi ai nuovi standard.

Non è escluso che alcuni o molti titolari di concessionarie e officine che non intendono assoggettarsi al diktat decideranno di fare a meno del mandato e di uscire dal network Citroën, acquisendo un altro mandato oppure diventando indipendenti o, ancora, entrando in uno dei numerosi network che operano nella riparazione “alternativa”, cioè non legata ad alcun costruttore.

E forse l'obiettivo non dichiarato della casa è proprio quello di sfoltire la rete di vendita e assistenza per adeguarla alle dimensioni del mercato attuale (che è in contrazione) e futuro.

Non sappiamo se nei piani di Citroën ci sia esattamente questo, ma è noto che tale metodo è stato spesso utilizzato da numerose case per ridurre una rete esuberante rispetto alle necessità. Ovviamente, a tutto svantaggio dei clienti potenziali e già acquisiti, che dopo lo “sfoltimento” si trovano a poter contare su un numero inferiori di punti vendita e, soprattutto, d'assistenza.

Nell'ambiente delle officine aleggia un certo malcontento perchè tutti questi adeguamenti prevedono un costo elevato che, spesso e volentieri, si è costretti a rigirare al cliente. Tuttavia questo potrebbe portare alla lunga un allontanamento dei clienti fuori garanzia che, conti alla mano, preferiranno rivolgersi altrove per la manutenzione ordinaria dei loro veicoli. Il rischio è che l'alta specializzazione e gli elevati standard Citroen diventino un boomerang a scapito di clienti e officine.

2 commenti

Benito
16:42, 24 ottobre 2010

Fin troppo semplice dettare le regole, specialmente quando sono gli altri, poi, a pagare.
Ma come ogni dictat, o lo rispetti o sei fuori.

Sarebbe il caso che, Citroen, penserebbe anche a come gestire i ricambi, sono 2 mesi in attesa di un ricambio e, N E S S U N O, si degna di dirmi come stanno le cose.

Se effettivamente volete migliorare, ampliate le linee telefoniche e, dialogate con chi, con sacrificio, compra le Vs. auto.

Bruno
9:45, 25 ottobre 2010

Niente di nuovo sotto al sole. Prima della entrata in vigore della normativa “Monti” vi era già l'obbligo per le concessionarie e le officine autorizzate dirette (da non confondere con quelle indirette, la cosiddetta sub-rete, dipendenti dalla concessionaria di zona), di rispettare gli standard di immagine e tecnici stabiliti dalle Case mandatarie.

In tali standard sono compresi di norma le insegne (che vanno cambiate quando il logo subisce modifiche), i pavimenti di show room e officina, il colore delle pareti dei locali, il numero dei ponti sollevatori (in funzione degli obiettivi di vendita, del circolante e edelle superfici disponibili), l'attrezzatura specifica, ecc. Con la normativa Monti, molti di questi obblighi non erano più applicabili, come non lo era più l'esclusività dell'assistenza (tanto è vero che molte concessionarie hanno acquisito il mandato di riparatori autorizzati, negli stessi locali, anche per Case concorrenti tra loro).

Ora, a quanto pare, la normativa Monti è decaduta almeno nei termini originali, quindi le Case automobilistiche si stanno adeguando tornando alla politica precedente. Ovviamente, in periodo di crisi, questo può essere un buon motivo per ridurre la rete di vendita e assistenza.

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