Fiat-Chrysler, Marchionne ha scoperto le carte sull'asse Torino-Detroit

Si scoprono le carte sull'asse Torino-Detroit. Entro il 2016 verranno lanciate sul mercato 17 novità, un obiettivo davvero ambizioso

15 novembre 2012 - 18:00

Si scoprono le carte sull'asse Torino-Detroit. Con l'approvazione della terza trimestrale (ricavi superiori ai 20 miliardi ed un utile della gestione ordinaria di 951 milioni, indebitamento che in tre mesi è salito a 6,7 miliardi con un Gruppo che guadagna molto negli Usa e perde molto in Europa) il nr uno di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, si conferma stratega di grande spessore e tanto pubblicizzato, con uno spot straordinario, dal riconfermato presidente degli Usa Obama nel corso della sua vincente campagna elettorale presidenziale. Un manager che ha dovuto compiere scelte industriali in modo razionale tenendo ben presente il serio problema della sovracapacità produttiva con gli stabilimenti italiani utilizzati di riflesso al 50% per via della caduta verticale della domanda di auto. Ha confermato tutti i target del 2012, ha dichiarato che tra due anni, Fiat e Chrysler, venderanno 4,8 milioni di auto contro i 6 milioni previsti.

SI PUNTA AI MARGINI – Il Gruppo Fiat, compresa Chrysler ha chiuso il Q3 2012 con oltre un milione di veicoli immatricolati nel trimestre, in salita dell'11% rispetto all'anno precedente. Le entrate globali sono salite del 16% rispetto al Q3 2011, grazie alla forte crescita nelle regioni NAFTA (Stati Uniti, Canada e Messico), LATAM (America Latina) e APAC (Asia – Pacifico). Nei prossimi tre anni Marchionne trasformerà l'azienda della famiglia Agnelli, da produttore di utilitarie in produttore globale, puntando su modelli che garantiscono maggiori margini come le auto ed i Suv di gamma medio alta con marchi di prestigio come Maserati (i due prossimi modelli del Tridente vedranno la luce a Torino nello stabilimento ex Bertone di Grugliasco) ed Alfa Romeo.

17 NOVITA' 'IN ARRIVO' – Entro il 2016 verranno lanciate sul mercato 17 novità (a Mirafiori verranno realizzati una linea di una famiglia di vetture di alto gamma ed un Suv grande, a Cassino si lavorerà su una piattaforma già definita e condivisa con Chrysler, la stessa su cui verrà prodotta la Giulia, il modello con cui l'Alfa Romeo sbarcherà negli Usa). Il Lingotto ha svelato, nei giorni scorsi, un piano industriale di alto livello con particolare attenzione ai mercati di esportazione per compensare la crisi in Europa, specialmente nel nostro Paese dove Fiat mantiene una forte posizione di leadership sul mercato domestico. Fiat riserverà il 15% della sua capacità produttiva europea per le esportazioni, in particolare, negli Usa e in Canada ma il Gruppo torinese deve adoperarsi per conquistare gradatamente quote di mercato nei Paesi asiatici.

SI ABBANDONA LA LANCIA – Guardando ai mercati globali, Fiat è ben coperta in NAFTA con Chrysler e in LATAM con le proprie attività ben avviate. Il marchio storico Lancia, che registra un appeal sempre più limitato all'estero, cadrà progressivamente nell'oblio con l'eccezione della Ypsilon, prodotta in Polonia, che continua ad avere una buona accoglienza dalla clientela. Un brand fondato da Vincenzo lancia nel 1906 e che negli Anni 60 lanciò tre modelli simbolo come Flavia, Flaminia e Fulvia e che conquistò ben 8 titoli mondiali nei rally con Fulvia HF, Stratos HF e Delta Integrale. Con la gestione Marchionne la Lancia era diventata simbolo un pò snob del made in Italy con il supporto degli spot con Carla Bruni ed Elisabetta Canalis, ma anche con Richard Gere. L'integrazione Chrysler con Lancia non è riuscita, e l'obiettivo di sviluppare il marchio a livello internazionale è fallito con Thema e Flavia Cabrio. Un vero peccato.

NUOVE ALLEANZE IN VISTA? – Da quando Marchionne è leader dell'Acea, l'associazione dei costruttori europei, ha cercato di trasformare la crisi delle quattro ruote su questa sponda dell'Atlantico in opportunità per creare una sorta di direttorio dei costruttori. Ma tagliata fuori dall'asse Parigi-Berlino come reagirà la Fiat nel Vecchio Continente? A quali alleanze alternative sta pensando il Lingotto per fronteggiare il tallone d'Achille della sua sovracapacità produttiva? Marchionne, di recente, ha detto che “sta lavorando ad alleanze fuori dall'Europa” e molti analisti hanno pensato che si riferisse a Mazda o Suzuki. Ma il Ceo di Fiat-Chrysler conosce le insidie dei progetti troppo precisi e pignoli che poi corrono il serio rischio di essere smantellati dalla realtà. Un autentico risiko. Per fortuna i conti sono buoni e poco importa se i soldi arrivano dall'altra parte dell'Atlantico. Marchionne, comunque, applica una strategia attendista scegliendo di aspettare la fine della bufera compensando con i profitti americani la famiglia Agnelli. Sulla realtà del Gruppo Fiat-Chrysler si è concentrata, di recente, un'analisi della Goldman Sachs che ha stimato il valore intrinseco del Lingotto doppio rispetto alla sua attuale quotazione. Nel suo rapporto Goldman ha alzato il target price sull'azione da 7,8 a 8,5 euro. Un livello molto diverso rispetto alla quotazione a Piazza Affari in Borsa. Una Borsa che sbaglia a considerare Fiat un produttore solo europeo. Una Fiat che è sulla buona strada per giungere al break even in Europa, già nel 2014, a differenza di Opel, Ford e Peugeot che continueranno a perdere risorse e denaro. Gli azionisti Fiat possono comunque consolarsi con i buoni risultati della Chrysler e la tenuta forte del Brasile.

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