Crisi Saab: la soluzione parla cinese

L'ingresso del gruppo asiatico Hawtai nel capitale di Spyker Cars, proprietaria di Saab, è un'operazione che salva capra e cavoli: soldi per Saab, tecnologià e rete per Hawtai

4 maggio 2011 - 6:30

Allarme rosso (forse) rientrato per la Saab, la casa automobilistica svedese acquistata l'anno scorso dalla minuscola SpYker Cars dell'imprenditore olandese Victor Muller e che da alcune settimane ha dovuto fermare la produzione di vetture perché i fornitori, non pagati, rifiutano di consegnare altri pezzi.

IL CAVALIERE GIALLO – A tirar fuori dai guai Muller è arrivato lo Hawtai Automobile Group, un costruttore cinese di piccole dimensioni (circa 350 mila auto prodotte nel 2010) noto da noi per la produzione su licenza dei motori della ferrarese VM, di grosse berline con mascherine che ricordano (troppo) da vicino quelle Bentley e anche una Suv che assomiglia in modo sfacciato alla Porsche Cayenne 1a serie. Hawtai ha provveduto a rimpolpare la cassaforte Saab con un'iniezione di denaro fresco equivalente a 120 milioni di euro in cambio del 29,9% delle azioni Spyker Cars. In più, ci sono altri 30 milioni in prestito che tra un semestre, se non rimborsati, potranno essere convertiti in un'altra quota del capitale azionario Spiker.

LIBERO DALL'ABBRACCIO – L'ancora di salvataggio proveniente dall'Asia è quanto mai provvidenziale, poiché permette a Muller di sottrarsi allo scomodo abbraccio di Vladimir Antonov, un chiacchieratissimo imprenditore russo in odore di capitali sporchi che intendeva tornare socio di Muller nell'affare Spyker-Saab dopo essere stato allontanato dal veto di General Motors (ex-proprietaria di Saab) e del governo svedese. Guarda caso, quel 30% scarso di azioni ora in mani cinesi equivale esattamente a quelle che Antonov si era dichiarato disposto a rilevare per rientrare nell'affare e allontanare Saab dal baratro che le ha impedito di raggiungere gli obiettivi di risanamento e ne ha bloccato la produzione.

LA QUADRATURA DEL CERCHIO – Per Saab, però, l'offerta di Hawtai ha un valore ben maggiore della pur copiosa somma piovuta nelle sue casse esauste. Il costruttore asiatico, infatti, ha dischiuso all'azienda di Trolhättan le porte dell'immenso mercato dell'auto cinese, grazie al quale Muller ha ora la possibilità di raggiungere i volumi produttivi necessari a tenere in piedi l'azienda rendendola profittevole, o quanto meno ad avvicinarsi all'utile. Da parte sua, Hawtai ha messo le mani sulla tecnologia Saab e, cosa forse ancora più importante, sulla rete di distribuzione mondiale dell'ex-costruttore scandinavo che, pur non essendo molto vasta, è comunque un boccone prelibato per il gruppo cinese, che non nasconde l'ambizione di volersi espandere anche al di fuori del mercato interno. Insomma, l'asse Trolhättan-Pechino è la classica quadratura del cerchio. Per inciso, dopo l'acquisto di Volvo da parte di Geely avvenuto l'anno scorso, l'alleanza sino-svedese rappresenta un'ulteriore tappa verso il passaggio dell'industria dell'auto svedese al completo in mani cinesi.

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