Chrysler rimborsa i debiti in anticipo… indebitandosi

L'ad Fiat Sergio Marchionne ha estinto i debiti che Chrysler aveva con Usa e Canada. Però l'ha fatto in minima parte con mezzi propri

25 maggio 2011 - 14:30

La casa americana ha comunicato ieri, attraverso l'ad Fiat Sergio Marchionne, di aver rimborsato interamente i 7,6 miliardi di dollari ottenuti in prestito a suo tempo dai governi americano e canadese (il primo le aveva concesso 5,9 miliardi, il secondo 1,7 e nel conto sono compresi gli interessi). Contemporaneamente, Marchionne ha annunciato di aver acquisito un ulteriore 16% del capitale Chrysler, portando il totale in suo possesso al 46% a fronte del 30% detenuto in precedenza.

DICHIARAZIONI RASSICURANTI – Quello che sembra aver messo a rumore il mondo finanziario e la stampa è che il prestito è stato rimborsato con ben sei anni d'anticipo rispetto alle scadenze previste. A margine del comunicato, Marchionne ha rilasciato alcune dichiarazioni fortemente rassicuranti: «Meno di due anni fa – ha sottolineato – avevamo preso l'impegno di ripagare i governi americano e canadese e oggi abbiamo rispettato in pieno quella promessa. Il prestito ci ha concesso una rara seconda chance per dimostrare quello che la gente di questa compagnia è in grado di fare e abbiamo un dovere di gratitudine nei confronti di chi ha consentito questo intervento che ha permesso a Chrysler di diventare una forte casa automobilistica. Quando due società si integrano, condividono tutto, ma le cose più importanti che condividono sono lo spirito e i valori. Mi riferisco all'integrità, alla serietà, alla capacità di mantenere gli impegni, alla trasparenza, al rispetto, al rigore, all'affidabilità e alla passione, tutte cose che sono ormai parte integrante della filosofia aziendale di Fiat e Chrysler. Questo è il cammino che dovremo percorrere insieme, animati da un'aspirazione comune e dalla stessa visione di cosa vogliamo che l'azienda diventi: non la più grande, ma semplicemente la migliore». Gli ha fatto eco il presidente americano Barack Obama, che ha definito la mossa di Fiat «una pietra miliare».

CONTI SOTTO LA LENTE – Dichiarazioni del genere, in un quadro di borse in difficoltà per i timori sulla tenuta dei conti greci e irlandesi e per i risultati delle elezioni spagnole, hanno contribuito a risollevare i corsi del titolo Fiat, che ieri ha chiuso a +2,6% e appare in crescita anche oggi. Insomma, la capacità di Fiat di far fronte ai suoi impegni ha generato una ventata d'ottimismo sulle attività del gruppo. Tuttavia, e senza nulla togliere al significato positivo dell'operazione appena conclusa, è opportuno dare un'occhiata alle modalità con le quali il gruppo ha fatto fronte ai debiti. Gran parte dei prestiti sono stati rimborsati facendo ricorso ad altri finanziamenti e chiedendo ulteriore denaro al mercato a tassi d'interesse elevati poiché, è bene ricordarlo, il titolo Chrysler è ancora incluso tra quelli a rischio e il suo giudizio da parte delle agenzie di rating è tuttora poco lusinghiero (“B2” sia per Moody's, sia per Standard&Poors). I nuovi prestiti accesi dal gruppo grazie a un pool di banche sono pari a 2,5 miliardi di dollari, mentre sono state emesse obbligazioni per altri 3,5 miliardi, per un totale, quindi, di 6 miliardi. Tra commissioni e spese, le due operazione costerano a Fiat altri 200 milioni di dollari, anche se la casa ne risparmierà circa 170 (altre fonti dicono 300) per mancati interessi da versare a Canada e Usa. Il debito residuo da coprire, dunque, è di 1,8 miliardi, ed è questa la somma che Fiat ha sborsato effettivamente. In dettaglio, circa 1,268 miliardi rappresentano la somma necessaria all'acquisto del 16% di Chrysler (somma che la casa intende poi utilizzare per pagare parte del debito), e 500 milioni sono costituiti da mezzi propri. Quindi, la conclusione è che Marchionne ha pagato i debiti ricorrendo in parte a nuovi debiti.

RIMBORSO (QUASI) OBBLIGATO – Sul grande anticipo con il quale è stata effettuata l'operazione, poi, c'è da dire che l'acquisto ulteriori azioni di Chrysler era subordinato alla restituzione dei prestiti. Quindi, Fiat è stata in un certo senso costretta al rimborso anticipato per mettere le mani sul 16% delle azioni Chrysler e procedere così al piano d'integrazione tra le due case, che certamente non poteva aspettare altri sei anni per essere attuato. E poiché i conti del gruppo, pur in miglioramento, non vanno certo così bene da consentire di staccare un assegno da 7,6 miliardi di dollari, Marchionne è stato obbligato a chiedere aiuto a banche e investitori. Senza contare che senza il rimborso del denaro già prestato, ben difficilmente l'ad Fiat potrebbe ottenere gli altri soldi che intende chiedere agli Usa per finanziare i suoi programmi sull'auto elettrica.

1 commento

franco
17:36, 4 giugno 2011

fiat al 51%. una grande opportunità per l'ITALIA!!!!!!!!!!!!!

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