BYD nella lista nera del Pentagono: il motivo e cosa comporta

BYD nella lista nera del Pentagono: il motivo e cosa comporta

Il Pentagono inserisce BYD nella lista nera delle aziende collegate all'esercito cinese, creando forti tensioni commerciali tra Washington e Pechino

 

Il Pentagono inserisce BYD nella lista nera delle aziende collegate all'esercito cinese, creando forti tensioni commerciali tra Washington e Pechino

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9 Giugno 2026 - 09:38

Il Pentagono ha aggiornato la sua lista nera ufficiale delle società collegate alle forze armate di Pechino, inserendo il colosso delle auto elettriche e ibride plug-in BYD insieme ad altri giganti tecnologici come Alibaba e Baidu. La decisione del Dipartimento della Difesa americano – spiega la Reuters – si basa sulla sezione 1260H della legge sul bilancio della difesa: mira a identificare tutte le realtà commerciali che contribuiscono alla modernizzazione militare della Cina attraverso la strategia di fusione civile-difesa. Secondo le autorità di Washington, queste imprese collaborano a stretto contatto con il ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione cinese fungendo da supporto strategico per lo sviluppo bellico della superpotenza asiatica. La mossa USA aggrava la competizione geopolitica in un momento di forte transizione per il mercato automobilistico e tecnologico americano.

IL MOTIVO DELL’INCLUSIONE DI BYD NELLA LISTA NERA AMERICANA

La ragione principale che ha spinto gli Stati Uniti a colpire il maggiore produttore cinese di veicoli elettrici risiede nei presunti legami diretti con l’apparato statale della nazione della Grande Muraglia. Il Governo americano sostiene che BYD riceva direttive e sostegni volti a integrare le innovazioni tecnologiche civili all’interno del sistema di difesa della Repubblica Popolare. Washington teme che i software avanzati di guida autonoma (settore in cui l’azienda orientale eccelle), le batterie di nuova generazione e la sensoristica impiegata sulle vetture possano essere utilizzati per scopi di spionaggio o per potenziare i sistemi logistici dell’esercito cinese. La presenza commerciale di queste aziende cinesi sul proprio territorio un sarebbe – è la tesi – un potenziale pericolo per la sicurezza nazionale e un favoreggiamento indiretto all’ascesa militare della Cina.

LE CONSEGUENZE IMMEDIATE E IL DIVIETO DI CONTRATTI PUBBLICI

L’inserimento nella lista nera non si traduce in sanzioni commerciali bloccanti o nel divieto assoluto di vendita al pubblico sul mercato americano, ma comporta comunque pesanti restrizioni operative. A partire da questo mese, il Pentagono non potrà più stipulare contratti di fornitura diretti con BYD né acquisire i suoi prodotti. Le limitazioni diventeranno ancora più severe dal 2027, quando scatterà il divieto totale di acquistare beni o servizi dalle aziende in black list tramite intermediari o terze parti. Il provvedimento rischia di isolare il costruttore cinese dagli appalti governativi americani e lancia un segnale d’allarme a tutti i fornitori privati e ai partner commerciali statunitensi, che ora rischiano di dover rivedere le proprie catene di approvvigionamento per evitare ripercussioni.

BYD nella lista nera del Pentagono, il motivo e cosa comporta

L’IMPATTO SUL MERCATO DELL’AUTO E LA REAZIONE DI PECHINO

Gli USA hanno preso questa decisione proprio mentre Build Your Dreams tenta di espandere la propria quota di mercato a livello internazionale per superare la concorrenza di Tesla. Il riflesso sui mercati finanziari potrebbe spingere molti investitori statunitensi a disinvestire dalle azioni del Gruppo automobilistico, per timore di future sanzioni più severe: vedi il delisting dalle borse americane richiesto a gran voce da alcuni membri del Congresso. La risposta dei vertici aziendali e dell’ambasciata cinese a Washington non si è fatta attendere. Le autorità di Pechino hanno accusato gli Stati Uniti di abusare del concetto di sicurezza nazionale e di creare liste discriminatorie, volte unicamente a danneggiare lo sviluppo economico delle imprese cinesi che operano nel pieno rispetto delle normative locali.

BENZINA SUL FUOCO

Si alza pertanto la tensione commerciale Stati Uniti-Cina. Alibaba ha dichiarato in un comunicato che non vi è nessun fondamento per la sua inclusione nella lista. “Questa non è un’azienda militare cinese né fa parte di alcuna strategia di fusione civile-militare. Intraprenderemo ogni azione legale disponibile contro i tentativi di travisare la nostra società“, si legge nella nota. Baidu ha respinto categoricamente il suo inserimento nella black list: “Non esiteremo a utilizzare tutte le opzioni a nostra disposizione per far rimuovere l’azienda dall’elenco“. BYD e varie realtà (CXMT, YMTC, RoboSense, Unitree, BOE Technology Group, Tianma Microelectronics e TP-Link Technologies) non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento. L’ambasciata cinese a Washington ha dichiarato che Pechino si oppone alla “creazione di liste discriminatorie per colpire le aziende cinesi” e che le sue imprese rispettano le leggi e i regolamenti locali.

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