Aumento benzina: come cambia l’esposizione dei prezzi ai distributori

Aumento benzina: come cambia l’esposizione dei prezzi ai distributori

La strategia del Governo contro l'aumento di benzina e diesel nel 2023: come cambia l’esposizione dei prezzi ai distributori con le regole del nuovo decreto

12 Gennaio 2023 - 11:26

Contro l’aumento della benzina molti si aspettavano il taglio delle accise, sulla scia del provvedimento adottato la scorsa primavera da Draghi, e invece il Governo Meloni ha scelto di percorrere un’altra strada limitandosi, per il momento, a introdurre nuove misure in materia di trasparenza dei prezzi e a rafforzare controlli e sanzioni. Vediamo dunque, in virtù del nuovo decreto Carburanti, come cambia l’esposizione dei prezzi ai distributori.

AUMENTO BENZINA E DIESEL 2023 DOPO IL RIPRISTINO DELLE ACCISE

A seguito del pieno ripristino delle accise, dal 1° gennaio 2023 il costo al distributore di benzina e diesel, ma anche di gpl e metano, è tornato prepotentemente a salire, superando in certi casi la quota di 2 euro/litro, con picchi di 2,5 €/l in autostrada. Una vera mazzata per i consumatori che si erano ormai abituati al prezzo calmierato dal taglio delle accise sui carburanti, disposto dall’allora Governo Draghi a marzo 2022 e rimasto in vigore di proroga in proroga fino al 31 dicembre, anche se nell’ultimo mese aveva già subito un ridimensionamento.

AUMENTO CARBURANTI: LA LINEA DEL GOVERNO

Tuttavia, stretto dalla necessità di trovare i fondi necessari per far fronte a numerose emergenze, l’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha deciso di non prorogare ulteriormente il taglio, che costava allo Stato diverse centinaia di milioni di euro al mese, proseguendo sulla stessa linea anche dopo il forte aumento di benzina e diesel che ha caratterizzato la prima decade di gennaio. Infatti il Consiglio dei Ministri ha scelto di adottare un’altra strategia, approvando un decreto-legge che non prevede una nuova riduzione delle accise ma introduce disposizioni urgenti in materia di trasparenza dei prezzi dei carburanti e di rafforzamento dei poteri di controllo e sanzionatori del Garante. Solo in seguito è stata adottata una modifica al decreto che contempla la possibilità di ridurre il prezzo del carburante alla pompa in caso di aumento del costo del greggio.

Aumento benzina

DECRETO TRASPARENZA DEL PREZZO DEI CARBURANTI: COSA PREVEDE

Pertanto dalla data di entrata in vigore del decreto si applicano le seguenti regole:

  • fino al 31 dicembre 2023 (inizialmente era solo fino a marzo) il valore dei buoni benzina ceduti dai datori di lavoro privati ai lavoratori dipendenti, nel limite di euro 200 per lavoratore, non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente;
  • il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ricevute le comunicazioni sui prezzi dei carburanti, provvede all’elaborazione dei dati, calcola la media aritmetica, su base regionale e delle province autonome, dei prezzi comunicati e ne cura la pubblicazione in formato aperto sul proprio sito istituzionale. La frequenza, le modalità e la tempistica delle comunicazioni sono definite con decreto del Mimit da adottarsi entro 15 giorni dall’entrata in vigore del decreto Carburanti (quindi entro la fine di gennaio 2023);
  • i distributori di carburante, compresi quelli lungo la rete autostradale, entro 15 giorni dalla data di adozione del decreto del Mimit (pertanto entro la metà di febbraio 2023), adeguano la cartellonistica di pubblicizzazione dei prezzi presso ogni punto vendita, con l’indicazione della media aritmetica su base regionale (o provinciale nel caso di Trento e Bolzano) dei prezzi di riferimento pubblicata sul sito istituzionale del Ministero;
  • in caso di mancata esposizione della media aritmetica dei prezzi su base regionale (o provinciale) si applica la sanzione amministrativa da euro 500 a euro 6.000. Dopo la terza violazione, può essere disposta la sospensione dell’attività per un periodo da 7 a 90 giorni. Le medesime sanzioni si applicano anche in caso di omessa comunicazione dei prezzi al Ministero, oppure quando il prezzo effettivamente praticato risulti superiore a quello comunicato dal singolo impianto di distribuzione;
  • si rafforzano i collegamenti tra il Garante prezzi e l’Antitrust per sorvegliare e reprimere sul nascere condotte speculative. Allo stesso fine, si irrobustisce la collaborazione tra Garante e Guardia di Finanza;
  • viene istituita una Commissione di allerta rapida per la sorveglianza dei prezzi finalizzata ad analizzare, nel confronto con le parti, le ragioni dei turbamenti e definire le iniziative di intervento urgenti;
  • si stabilisce in ogni caso che, in presenza di un aumento eventuale del prezzo del greggio e quindi del relativo incremento dell’Iva in un quadrimestre di riferimento, il maggiore introito incassato in termini di imposta dallo Stato possa essere utilizzato per finanziare riduzioni del prezzo finale alla pompa.

COME CAMBIA L’ESPOSIZIONE DEL PREZZO DELLA BENZINA AI DISTRIBUTORI

Ricapitolando, ecco dunque come cambia l’esposizione dei prezzi ai distributori: in tutte le stazioni di servizio, accanto al prezzo di vendita praticato, dev’essere esposto il prezzo medio giornaliero regionale (o provinciale se riguarda le province autonome di Trento e Bolzano) comunicato dal Ministero. In questo modo gli automobilisti possono rendersi conto se quel distributore sta praticando un prezzo in linea con la media regionale o più alto (o più basso), e agire di conseguenza.

AUMENTO BENZINA: DUBBI SULL’AZIONE DEL GOVERNO

Vedremo nelle prossime settimane se questa strategia sarà servita a frenare i prezzi di benzina e diesel, anche se ci sono delle perplessità. Ad esempio secondo l’associazione Altroconsumo, sebbene l’azione del Governo di verificare la trasparenza dei prezzi vada nella direzione giusta (avere la media giornaliera come punto di rifermento sarà importante), potrebbe però rivelarsi insufficiente: “Servirebbe infatti un intervento più deciso per mitigare gli aumenti, come l’azzeramento dell’Iva applicata sul prezzo dei carburanti e sulle accise. Soprattutto di fronte a fenomeni speculativi, l’Iva ha lo svantaggio di amplificarli perché in percentuale si applica su ogni componente del prezzo del carburante. Dai calcoli fatti sul 2022 abbiamo rilevato che se avessimo azzerato l’Iva non avremmo pagato nemmeno un euro in più di benzina, mentre con il taglio delle accise la spesa è stata comunque di 130 euro in più ad auto rispetto all’anno prima”.

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