A Marchionne: dagli Usa, con amore

L'amministratore delegato di Fiat conquista gli Stati Uniti con una ricetta a base di risultati positivi per Chrysler e messaggi rassicuranti. Rivolti però anche a Mirafiori e ai sindacati italiani

13 gennaio 2011 - 6:00

Sergio Marchionne divide l'Italia, ma conquista gli Stati Uniti in modo così plateale da giustificare, nel nostro titolo, il richiamo alla famosa pellicola dell'agente segreto James Bond. Alla vigilia del referendum che misurerà il gradimento degli operai di Mirafiori nei confronti del piano di rilancio dello stabilimento, infatti, l'amministratore delegato Fiat miete consensi quasi entusiastici oltreoceano per la sua opera di risanamento della Chrysler e per i piani futuri.

APPROVAZIONE – Ron Bloom, il potente funzionario che il presidente Barack Obama ha incaricato di risanare l'industria automobilistica americana (e il cui cognome è quasi profetico: significa “fioritura”) non ha nascosto la sua soddisfazione nell'apprendere che Marchionne è pronto a salire fino al 51% nel capitale Chrysler. Una dichiarazione che equivale a un'incondizionata approvazione del lavoro fin qui svolto dall'ad Fiat. Le parole di Bloom sono motivate e rafforzate anche dal fatto che il mercato dell'auto Usa manifesta segnali di una ripresa che molti analisti giudicano robusta e che s'è tradotta in un sensibile miglioramento dei conti delle “Big Three” di Detroit. Proprio Chrysler ha appena inanellato il terzo trimestre consecutivo di bilanci positivi.

UTILI A 5 MILIARDI – Tuttavia, certamente Ron Bloom non è così ingenuo da ritenere la “ripresina” del mercato Usa un segnale sufficiente a far ritenere che la tempesta sia del tutto passata. In altre parole, il plenipotenziario di Obama vuole vedere chiaro nei programmi dei tre colossi dell'auto. E anche qui, Marchionne ha fornito a lui (ma pure a noi italiani che, volenti o nolenti, siamo costretti a studiare con grande attenzione qualsiasi mossa del manager) dati e cifre incoraggianti: le vendite Chrysler nel 2010 sono cresciute del 17% toccando 1,6 milioni di veicoli (tra auto e commerciali) mentre nel 2014 il fatturato dell'azienda dovrebbe salire dagli attuali 42 miliardi di dollari a 67 e il bilancio, oggi in sostanziale pareggio, presenterà un utile di operativo di 5 miliardi. Certo, sono previsioni che potrebbero anche non concretizzarsi, ma in un Paese che ha visto volatilizzarsi in pochi anni circa 400 mila posti di lavoro nell'auto, annunci del genere possono scatenare parecchi “Hurrah!”.

PER LA VITA – Parlando in un convegno a Detroit, Marchionne ha poi intervallato alle cifre della rinascita Chrysler una serie di frasi fortemente incoraggianti, attentamente calibrate non solo per strappare sorrisi agli americani, ma anche per lanciare significativi messaggi rivolti alle sensibilissime orecchie in ascolto a Mirafiori e nel resto d'Italia. Per esempio: «Dal Chapter 11 (la legge fallimentare americana che aveva costretto Chrysler a portare i libri in tribunale-ndr) non è emersa solo una nuova Chrysler, ma una nuova Chrysler con un partner per la vita»; «È finita l'epoca degli sprechi. Perdere tempo, denaro e opportunità disperdendo risorse fisiche e intellettuali non solo è economicamente distruttivo, ma anche immorale».

SILURO IN PANCIA – Il capolavoro della comunicazione marchionniana, però, è andato in scena appena fuori da un hotel di Detroit, con il quasi fraterno saluto tra il manager italo-canadese e Robert King, capo del sindacato dei lavoratori dell'auto. Al saluto è seguita una dichiarazione che rappresenta un formidabile siluro lanciato dritto nella pancia di una parte del mondo sindacale italiano e, in particolare, in quella di Maurizio Landini, il segretario generale della Fiom che sta conducendo una lotta senza quartiere contro l'accordo di Mirafiori: «Mi piacerebbe avere con Landini lo stesso rapporto che ho con Bob King, perchè bisognerebbe condividere il futuro con le parti sociali». In chiusura, non è mancato un paterno appello rivolto agli operai che a Mirafiori si apprestano a votare il referendum, ma anche a tutte le maestranze Fiat: «Abbiate fiducia nel futuro e in voi stessi». Che Marchionne sia un grande manager deve forse ancora essere dimostrato al 100%, ma che sappia maneggiare molto bene l'arma della comunicazione è cosa che non ha bisogno di altre dimostrazioni.

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