Assemblea Pubblica Anfia: nuovo presidente e tanti problemi

Luci e ombre all'appuntamento annuale dell'Anfia. Il neo-presidente ha illustrato i sette punti del suo programma

11 aprile 2012 - 8:00

Si è tenuta ieri a Torino, presso l'auditorium del Museo Internazionale dell'Automobile, l'Assemblea Pubblica Anfia (Associazione nazionale filiera dell'industria automobilistica), l'appuntamento annuale in cui i protagonisti dell'automobile italiana si riuniscono e fanno il punto della situazione.

L'INCONTRO DEL CENTENARIO – L'Assemblea di quest'anno è stata l'occasione per sottolineare il centenario dell'Anfia e l'insediamento del suo nuovo presidente per il triennio 2012-2014, Roberto Vavassori, direttore Business Development della Brembo, dove ha trascorso finora l'intera carriera. Sono stati inoltre eletti come vice presidenti Leonardo Fioravanti (il presidente del triennio precedente, che ha ora ceduto la carica a Vavassori) e Paolo Martinelli, già presidente della sezione “Veicoli per servizi ecologici” del Gruppo Carrozzieri Veicoli Industriali Anfia.

LA TAVOLA ROTONDA – Durante l'incontro s'è tenuta una tavola rotonda, moderata dal giornalista-economista Oscar Giannino, alla quale sono intervenuti anche Francesco Profumo, ministro dell'Istruzione, dell'Università; Marco Vitale, presidente del Fondo Italiano d'Investimento per le PMI; Giuseppe Recchi, presidente di Eni, e Mauro Ferrari, presidente del Gruppo Componenti Anfia, con un intervento ciascuno. Alla domanda posta da Giannino al ministro su che cosa potesse fare da subito il Governo per consentire alla filiera dell'auto di reagire alla crisi, Profumo ha risposto così: “Da un lato puntare sulle cosiddette 'comunità intelligenti', andando a individuare specifici settori e cercando di non parcellizzarli, ma di valorizzare e di far crescere le loro particolari competenze. Dall'altro lato, è importante che questo processo venga innescato anche dalla domanda del Paese, fondamentale per far nascere nuove realtà imprenditoriali technology-based sul territorio che poi, una volta capitalizzate, possano crescere e diventare aziende a tutti gli effetti”.

DATI PREOCCUPANTI – Particolarmente significativo, durante l'Assemblea, l'intervento di Stefano Aversa di Alix Partners, che ha presentato una panoramica sull'industria dell'auto europea e, in particolare, su quella italiana, la cui situazione è invero piuttosto preoccupante. Dai dati presentati, si ricava che dal 2001 al 2011 la produzione italiana di auto è crollata da 1.271.780 esemplari a 485.806 e l'esportazione da 596.163 a 203.769. Ha tenuto, invece, quella dei veicoli industriali pesanti e leggeri e quella degli autobus, rimaste pressoché invariate (con un incremento significativo proprio nel 2011): l'anno scorso ne erano stati prodotti 307.916 contro i 304.742 del 2010, con un aumento delle esportazioni. Tra gli altri dati presentati, particolarmente significativo quello che vede una crescita pressoché costante del parco circolante italiano e un parallelo calo, anch'esso costante, delle nuove immatricolazioni, il che porta a un inevitabile invecchiamento del parco stesso, in cui sale la quota di vetture con oltre cinque anni di età.

UN PROGRAMMA IN SETTE PUNTI – Il neo presidente di Anfia, Robero Vavassori, ha comunicato i sette punti principali sui quali si articolerà la sua opera durante il mandato triennale. Eccoli:

  • mantenere i conti ANFIA in ordine attraverso la sostenibilità reddituale e la solidità patrimoniale del bilancio dell'Associazione, debitamente revisionato e trasparente;
  • allargare la base associativa per aumentare la forza di rappresentanza dell'associazione in ogni sede e ambito, nazionale e internazionale;
  • valutare la riforma e lo snellimento della struttura di governo costituendo un tavolo di lavoro tra i vari gruppi;
  • mantenere un rapporto di dialogo e concertazione con il costrutture nazionale su numerosi temi d'interesse comune;
  • aiutare concretamente l'internazionalizzazione degli associati utilizzando le esperienze già presenti nelle diverse aziende e negli organismi istitzionali locali e nazionali con il concetto di rete e di sistema;
  • migliorare ulteriormente la rappresentatività delle aziende associate con l'obiettivo di far diventare l'Anfia un nterlocutore sempre più autorevole, ascoltato e privilegiato nelle sedi istituzionali, legislative e tecniche, sia nazionali, e quindi direttamente, sia internazionali, graie a federazioni come l'OICA e il CLEPA;
  • promuovere in ogni ambito istituzionale e di mercato il “sapere italiano” fatto di cultura del fare flessibile ed efficace, dello stile, dell'innovazione di prodotto e di processo e delle tante eccellenze che la aziende associate Anfia rappresentano.

LE IMPRESSIONI – Al di là delle dichiarazioni programmatiche, vanno rivelate anche le impressioni che si sono “respirate” all'Assemblea, dove SicurAUTO era presente, e che francamente non si possono definire molto positive. A parte i commenti raccolti qua e là, che indicano tutti un “sentiment” ben diverso dall'ottimismo per il futuro, non si è potuto fare a meno di rilevare che in Europa (e in Italia) la sovracapacità produttiva degli stabilimenti automobilistici pesa come un macigno su qualsiasi velleità di ripresa del mercato, né si è potuto evitare di citare l'imponente ristrutturazione dell'industria dell'auto Usa, che è stata messa in atto prima per risanare e poi ripartire, chiudendo numerosi stabilimenti e rendendo le case americane più snelle e pronte a investire di nuovo con risultati che ora cominciano a vedersi. In Europa, invece, di stabilimenti ne sono stati chiusi solo due (quello Opel di Anversa, in Belgio, e quello Fiat di Termini Imerese, sul quale si addensano nubi pesantissime), ma si è trattato di siti produttivi del tutto “persi”, chiusi non per risanare e poi ritornare a investire in vista di una ripresa della domanda, ma semplicemente per ridurre un po' (la classica goccia nel mare) l'eccesso di capacità produttiva che tuttavia rimane in tutta la sua drammaticità.

GLI STRANIERI SI TERRANNO LONTANI – Si è anche parlato delle possibilità che aziende straniere vengano a investre da noi, ma si è trattato più che altro di pure speranze che l'attuale situazione del Paese non autorizza ad alimentare. Mentre il bravo Oscar Giannino parlava di questo aspetto, in platea si coglievano i momorii della concretezza, quelli che s'interrogavano sul perché e con quale tornaconto le imprese estere dovrebbero venire a investire in un Paese, l'Italia, dove le grandi infrastrutture del trasporto sono in drammatico ritardo e una parte della popolazione le respinge (vedi no Tav), l'energia costa molto cara e la burocrazia è ancora soffocante e nemica delle aziende. Per tornare alle faccende di casa nostra, non va dimenticato che qualche mese Fiat è uscita dall'Anfia (e anche da Confindustria). La perdita della sua azienda più significativa, nonché prima industria della filiera automobilistica italiana per dimensione, per Anfia non è stato un colpo mortale, ma certamente un colpo diretto al cuore. Lo si capisce da uno dei punti sui quali il nuovo presidente insisterà, quello di interloquire ugualmente con Fiat con l'obiettivo, quasi certo, di far rientrare un giorno o l'altro la casa tra le aziende associate.

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