Artt. 23 e 54 del Codice della Strada – Pubblicità sulle strade e sui veicoli – La collocazione di

Corte di Cassazione Civile, sezione seconda - Sentenza n. 22230 del 20/10/2009Circolazione stradale - Artt. 23 e 54 del Codice della Strada - Pubblicità sulle strade e sui veicoli - La...

20 Novembre 2009 - 12:11

Corte di Cassazione Civile, sezione seconda – Sentenza n. 22230 del 20/10/2009

Circolazione stradale – Artt. 23 e 54 del Codice della Strada – Pubblicità sulle strade e sui veicoli – La collocazione di impianti pubblicitari su un autocarro, in sosta per più giorni su un'area privata, ma in prossimità della strada pubblica e visibile dalla stessa, configura una violazione dell'art. 23 C.d.S., comma 4, che sanziona la collocazione di impianti pubblicitari senza autorizzazione.

FATTO E DIRITTO

Con sentenza del 18 gennaio 2008, il tribunale di Fermo accoglieva l'appello proposto da T. A. avverso la sentenza resa dal giudice di pace del luogo il 26.4.2006 e annullava il verbale di accertamento di violazione del codice della strada notificato l'8 ottobre 2005.

Con il verbale il Comune di porto San Giorgio contestava all'opponente la violazione dell'art. 23 C.d.S., comma 4, per avere sostato con autocarro in vista di pubblica via, senza l'autorizzazione comunale per la posa di un impianto pubblicitario.

Il Comune di Porto San Giorgio ha proposto ricorso per cassazione, notificato l'8 aprile 2008 e articolato su due motivi.

T. è rimasto intimato.

Il giudice relatore ha avviato la causa a decisione con il rito previsto per il procedimento in Camera di consiglio, rilevando la manifesta fondatezza del ricorso.

La relazione è stata ritualmente comunicata.

Invocando precedenti giurisprudenziali risalenti agli anni '80, parte ricorrente con il primo motivo rileva l'inammissibilità dell'appello per violazione dell'art. 330 c.p.c., nonchè degli artt. 170 e 160 c.p.c., per avere il T. notificato l'impugnazione presso la casa comunale e non al difensore costituito, presso il domicilio eletto.

La censura è infondata.

Questa Corte da tempo ritiene infatti che la notificazione dell'atto di appello effettuata, anzichè al procuratore costituito a norma dell'art. 330 cod. proc. civ., al domiciliatario di quest'ultimo, non è inesistente, ma nulla e, conseguentemente, passibile di sanatoria ex tunc per effetto della costituzione in giudizio dell'appellato, anche se avvenuta al solo scopo di eccepire il vizio “de quo”, avendo la notificazione raggiunto, comunque, il suo scopo, ed essendo, altresì, astrattamente idonea a raggiungerlo, per essere diretta a persona avente pur sempre un collegamento con il legittimo destinatario dell'atto (Cass 7891/04; 11111/98).

Manifestamente fondato è invece il secondo motivo, con il quale, formulando idoneo quesito, il ricorrente chiede alla Corte di stabilire se vi sia stata violazione degli artt. 23 e 54 C.d.S..

La doglianza trova fondamento nella giurisprudenza di questa Corte, che intende confermare il proprio orientamento, secondo il quale la collocazione di impianti pubblicitari su un autocarro, in sosta per più giorni su un'area privata, ma in prossimità della strada pubblica e visibile dalla stessa, configura una violazione dell'art. 23 C.d.S., comma 4, che sanziona la collocazione di impianti pubblicitari senza autorizzazione.

A tal fine si è ritenuto che il citato art. 23, al comma 4, prevede che “la collocazione di cartelli e di altri mezzi pubblicitari lungo le strade o in vista di esse è soggetta in ogni, caso ad autorizzazione da parte dell'ente proprietario”, non distinguendo le concrete modalità di collocazione di tali mezzi, che, in effetti, può essere operata in svariate forme, quale quella – appunto – accertata nella specie, con l'installazione di cartelli pubblicitari su un autoveicolo, lasciato fermo per più giorni su area privata, in vista di strada pubblica; e ciò, senza interferenze con la precedente previsione del medesimo art. 23, che, al secondo 2, disciplina la diversa ipotesi della circolazione dei veicoli con scritte o insegne pubblicitarie (Cass 13842/07).

Discende da quanto esposto l'accoglimento del ricorso e la condanna alla refusione delle spese di lite, liquidate in dispositivo.

Si fa luogo, con decisione di merito ex art. 384 c.p.c., al rigetto dell'originaria opposizione, giacche' non sono da esperire ulteriori accertamenti di fatto e non risultano proposti altri motivi d'appello non esaminati dal tribunale di Fermo.

Come richiesto da parte ricorrente la decisione nel merito comporta la liquidazione in favore della parte vittoriosa – e a carico dell'opponente, rimasto intimato in questo giudizio – delle spese dei due gradi di giudizio di merito, che, tenuto conto del valore della lite, si quantificano in Euro 600,00 per diritti e onorari e Euro 100,00 per esborsi quanto al primo grado e altrettanto per il grado di appello.

P.Q.M.

La Corte rigetta il primo motivo di ricorso; accoglie il secondo.

Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l'originaria opposizione. Condanna parte intimata alla refusione a controparte delle spese di lite, liquidate in Euro 400,00 per onorari, Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge.

Condanna inoltre parte intimata alla refusione a controparte delle spese dei due gradi di merito, liquidate per ciascuno di essi in Euro 600,00 per diritti e onorari e Euro 100,00 per esborsi, oltre accessori.

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