Aree di sosta in autostrada: l’Italia tra i 6 Paesi richiamati dall’Europa

L’Italia e altri 5 Paesi rischiano provvedimenti dalla Commissione UE: hanno 2 mesi per adeguarsi alle regole sulle aree di sosta sicure in autostrada

Aree di sosta in autostrada: l’Italia tra i 6 Paesi richiamati dall’Europa
L'Italia è stata richiamata dalla Commissione europea per la sicurezza delle autostrade, limitatamente alla localizzazione delle aree di sosta sicure per autotrasportatori e automobilisti. Non è certamente un alibi sapere che Germania, Lituania, Austria, Lussemburgo e Olanda sono nella stessa situazione ma tutti e 6 i Paesi ora hanno 2 mesi per replicare alla messa in mora dell'autorità. Il nodo della questione è il mancato adeguamento a una circolare non recente che stabilisce specifiche indicazioni su come e dove comunicare agli utenti della strada la posizione delle aree di sosta sicure.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Il problema è sicuramente percepito più dagli autotrasportatori, abituati al passaparola e a trascorrere intere giornate al volante dei camion, che degli automobilisti, che prediligono le aree di servizio attrezzate quando devono fermarsi a fare benzina, rifocillarsi e usare i servizi igienici. Ma se le aree di servizio attrezzate non ci sono, dove si va? Gli automobilisti tirano dritto fino alla prossima area attrezzata, o alla peggio si fermano nelle aree di sosta di emergenza SOS se hanno bambini o anziani al seguito ai quali non si può chiedere di controllare i ritmi fisiologici. Gli autotrasportatori invece si ritroverebbero con un mezzo lungo oltre 10 metri a sostare nei pressi delle uscite autostradali in zone non sempre sicure per fare una pausa dalla guida. E arriviamo al motivo della messa in mora per l'Italia.

IL REGOLAMENTO UE E IL TEST DELLE AREE DI SOSTA

Troppo poche le informazioni fornite lungo le autostrade italiane per localizzare le aree di sosta diversamente da quanto stabilito dal regolamento (UE) n. 885/2013, per questo la Commissione europea ha inviato un avvertimento ai Paesi interessati che hanno 2 mesi di tempo per dare una risposta. In realtà la qualità delle aree di servizio italiane valutata già in un recente test europeo è un'altra faccenda di cui non possiamo certo andare fieri, rispetto invece ad Austria e Svizzera dove però i prezzi applicati sono molto più alti.

COSA PRESCRIVE L'EUROPA

Diversamente da quanto stabilito il regolamento comunitario, l'Italia sarebbe ancora indietro sulla comunicazione delle aree di servizio sicure. La Commissione europea infatti prescrive che "i fornitori di servizi debbano indicare almeno le due successive aree di parcheggio sicure lungo un corridoio di circa 100 km". Inoltre la disponibilità di parcheggi in una zona prioritaria almeno in una delle due aree di parcheggio successive per circa 100 chilometri. Il problema è che quanto richiesto agli Stati membri andava anche comunicato: "i   dati   sulle   aree   di   parcheggio   sicure   destinate   agli   automezzi pesanti  e  ai  veicoli  commerciali,  compresa  la  percentuale  dei parcheggi   registrati   nel   servizio   d'informazione, i mezzi di diffusione e la copertura dei servizi d'informazione dinamici sulle aree di parcheggio sicure".

Pubblicato in Codice della Strada il 20 Novembre 2018 | Autore: Donato D'Ambrosi


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