Area C Milano: arriva il ricorso al Tar

I residenti non ci stanno a dover pagare per tornare a casa e fondano il movimento "Residenti No Charge". Già pronto il ricorso al Tar

27 gennaio 2012 - 8:30

L'Area C di Milano sta facendo molto discutere in questi giorni, e sicuramente le polemiche non termineranno tanto presto. Ma non sono solo i lavoratori, che da fuori città devono entrare a Milano, a lamentarsi. Al coro di proteste si aggiungono anche i residenti che non ci stanno a dover pagare per tornare a casa. Già partito un ricorso al Tar della Lombardia.

RESIDENTI NO CHARGE – Il movimento si chiama “Residenti No Charge” e dal nome già si capisce tutto. Il gruppo, che attualmente conta la firma di 155 residenti (ma il numero continua a salire), ha ben chiarito le proprie volontà “Non vogliamo sconti. Non vogliamo circolare in centro. Vogliamo tornare a casa nostra quando vogliamo, senza essere tassati e senza guardare l'orologio!”. Il movimento si è poi organizzato con un sito internet, o meglio un blog, nel quale vengono costantemente aggiornati gli utenti interessati sulle attività del movimento stesso. Per la protesta sono stati creati anche un logo, una mappa della copertura del territorio e un volantino, che il movimento stesso invita a stampare e distribuire, nel quale vengono spiegate le ragioni dei “residenti no charge” e i contatti cui scrivere per iscriversi o avere maggiori informazioni.

L'AREA C PER I RESIDENTI – Ma qual'è la situazione attuale per i residenti? Per i residenti dell'Area C, come spiegato dal sito stesso dell'iniziativa, sono previsti 40 accessi gratuiti su base annua, dopo i quali il ticket avrà un costo agevolato di 2 euro (invece di 5 euro o 3 euro per alcuni veicoli di servizio). Se dividiamo i 40 accessi per i mesi dell'anno, come risultato abbiamo a disposizione 3 ingressi gratuiti al mese, un quantitativo decisamente assurdo se si considera che mediamente si lavora 22 giorni al mese.

COSTI SINO A 400 EURO – Dal calcolo che abbiamo effettuato, risulta evidente quanto sia assurdo che un residente debba pagare per tornare a casa. Le possibilità dei residenti a questo punto sono, o avere un lavoro vicino casa e muoversi in bicicletta o a piedi, o avere un lavoro raggiungibile con i mezzi pubblici, affidandosi quindi ai mezzi pubblici ATM e trovandosi obbligato ad acquistare un abbonamento annuale che magari non avrebbe comprato, o parcheggiare l'auto fuori dall'Area C e arrivare a casa con i mezzi (anche in questo caso ci sarebbe la spesa dell'abbonamento ATM). Resta ancora un'alternativa: avere una giornata lavorativa che inizia prima delle 7:30 e finisce dopo le 19:30. Nel caso in cui un residente non possa far a meno dell'auto, e abbia orari di lavoro che rientrano in quelli dell'Area C, la sua spesa annuale potrebbe superare i 400 euro. Una vera batosta.

IL RICORSO AL TAR – I membri del movimento “Residenti No Charge”, in una nota pubblicata sul loro blog, commentano “Con estremo dispiacere siamo quindi costretti ad annunciare che oggi l'Avvocato Giuseppe Salerno, dello Studio LegalMente (Via Massena 17, Milano), su mandato di un elevato numero di residenti, ha depositato un ricorso al TAR contro l'impatto sui residenti all'interno della cerchia dei bastioni dell'applicazione della delibera di attuazione della Congestion Charge di Milano”.

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