Apnee notturne: la paura di perdere la patente

Per timore di non poter più guidare, chi è esposto al colpo di sonno potrebbe non ammetterlo

10 gennaio 2013 - 12:27

La denuncia arriva dalla Fondazione per la ricerca e la cura dei disturbi del sonno (ripresa dal blog Strade sicure di Maurizio Caprino), che ipotizza un problema: potrebbe esserci chi, per timore di perdere la patente, non ammette di soffrire di Osas, la sindrome da apnea notturna che fa dormire male la notte e per questo fa venire colpi di sonno anche durante la guida. Vediamo perché.

C'È UNA SENTENZA – Il TAR del Lazio ha riconosciuto che l'Osas è un motivo valido per ordinare la revisione della patente: una visita medica per accertare se il paziente ha davvero i requisiti fisici per guidare. In base alla sentenza, in mancanza di requisiti, la patente viene sospesa a tempo indeterminato. Un guaio per chiunque, a maggior ragione per chi fa l'autista di professione. A tale proposito, il professor Peverini, Francesco Peverini, direttore scientifico della Fondazione per la ricerca e la cura dei disturbi del sonno onlus, di Roma, evidenzia che “in Italia gli indici di mortalità per categoria di veicoli nel 2011 sono rimasti stabili rispetto al 2010 e riguardano i conducenti di auto, camion e autobus: temono conseguenze sulla patente di guida e vedono nella normativa rischi per il proprio lavoro ignorando l'importanza del problema a livello sociale. Un impegno per il nuovo Governo”.

LOTTA VANIFICATA – Peverini evidenzia quindi che, in Italia, la lotta ai colpi di sonno al volante (causano moltissimi incidenti stradali mortali) è vanificata non solo dalle gravi carenze normative ma, soprattutto, dal timore dei conducenti, in particolare quelli professionali, di perdere la patente e il posto di lavoro. Ed ecco il paragone: “È un dilemma nazionale identico a quello che stanno vivendo i lavoratori siderurgici di Taranto, tormentati tra l'angoscioso rischio di tumore e l'inquietante disoccupazione. Per questo il nuovo Governo si dovrà fare carico della questione per alleggerire i rilevanti costi umani, sociali ed economici dei colpi di sonno al volante, in gran parte causati dalle apnee notturne, adeguando la normativa italiana agli altri Paesi”. Questa complicazione è rimasta irrisolta in tutta la sua enorme gravità; lo dicono gli indici di mortalità stradale per categoria di veicoli: nel 2011, i dati relativi ai conducenti di auto, camion e autobus sono rimasti stabili rispetto al 2010.

SONNO FRAMMENTATO – Ma qual è esattamente il problema di chi soffre di apnee notturne? Un soggetto affetto da apnee notturne, spiega l'esperto, è sottoposto a una grave frammentazione del sonno che, così, diviene non ristoratore e del tutto inefficace ai fini del riposo e, poi, di giorno determina difficoltà di concentrazione, con inattesi cali di attenzione e distrazione alla guida o, addirittura, colpi di sonno al volante per qualche istante (microsleep) o per periodi pericolosamente più lunghi. Il rischio di incidenti diventa da due a sei volte più alto per coloro che soffrono di apnee notturne. Occhio, molti conducenti soffrono di apnee mai diagnosticate e non trattate: spesso sono di mezza età, sovrappeso afetti da ipertensione. Al di là dei sinistri stradali, le apnee “nascoste” possono avere gravi conseguenze cardiovascolari, come ictus, infarto, aritmia cardiaca. C'è solo un modo per scoprire le apnee, un semplice esame non invasivo: la polisonnografia. Il trattamento? Mentre il soggetto dorme, un piccolo apparecchio immette aria a pressione positiva continua nelle prime vie aeree attraverso una mascherina nasale (CPAP – Continuous Positive Airway Pressure), che ventila e mantiene aperte le vie aeree superiori, impedendo di fatto il verificarsi delle apnee e la conseguente frammentazione del sonno. È anche possibile, a seconda della gravità dei casi, un programma di controllo del peso nei pazienti obesi, mentre altri soggetti traggono beneficio dall'utilizzo di un dispositivo dentale, e talvolta si ricorre alla chirurgia. Da evidenziare, infine, che i soggetti con apnee maggiormente a rischio di incidenti, sono quelli in età lavorativa, di età compresa tra 18 e 44 anni (tra di loro il 4,9 % ha avuto episodi di sonnolenza alla guida), di sesso maschile, lavoratori.

METODI DANNOSI – Il professor Peverini sottolinea poi che sono del tutto inutili i metodi comunemente utilizzati per rimanere svegli durante la guida, come aprire il finestrino, ridurre la temperatura dell'abitacolo, cambiare i canali radio. È invece necessario fermarsi e riposare almeno 30 minuti. I segnali di pericolo sono principalmente: procedere sulla striscia divisoria, andare alla deriva dalla propria corsia, mancare un'uscita stradale, sbadigliare o sbattere troppo le palpebre, ricordare con difficoltà gli ultimi chilometri percorsi. Massima allerta, per la sicurezza altrui e per la propria.

1 commento

helpvolontariato
13:35, 21 marzo 2013

Ciao a tutti, vi pubblico questo articolo che può esservi utile e interessante da leggere. http://www.sconfini.eu/Medicina/le-apnee-ostruttive-del-sonno.html

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