Allarme strade: asfalto dimezzato

L'anno scorso, sono stati usati solo 21 milioni di tonnellate di asfalto, contro i 44 del 2006

3 marzo 2014 - 6:00

Prendiamo il 2006: allora, in Italia, sono stati usati 44 milioni di tonnellate di asfalto (conglomerato bituminoso) per la costruzione e la manutenzione stradale. E adesso facciamo un balzo al 2013, quando il consumo di asfalto si è attestato a circa 21 milioni di tonnellate, meno della metà. Sono numeri preoccupanti, appena resi noto dall'Associazione dei costruttori e manutentori delle strade (Siteb). La sicurezza delle nostre strade è sempre più a rischio. Asfalto rovinato, buche, crateri sono all'ordine del giorno, e ovviamente causano incidenti, con conseguente aggravio per le amministrazioni locali, che devono difendersi in tribunale contro le richieste di risacimento danni da parte di automobilisti, motociclisti, ciclisti, pedoni.

METROPOLI, QUANTI GUAI – Il problema, evidenzia la Siteb, è diventato particolarmente evidente nelle grandi città, in primo luogo a Roma, dove la drammatica situazione della viabilità e delle condizioni delle vie cittadine è sotto gli occhi di tutti, in seguito all'ondata di maltempo che nelle scorse settimane ha messo in ginocchio la capitale. I dati dei consumi petroliferi relativi al 2013 indicano un calo nei consumi di bitume pari al 5,7% rispetto al 2012 (meno 1,8 milioni di tonnellate). Secondo la Siteb, la soglia minima per avere una manutenzione accettabile delle strade, colpite da sempre più frequenti ondate di forte maltempo, è di almeno 40 milioni di tonnellate di asfalto su base annua. Oggi siamo fermi a circa 21,5 milioni. L'Italia possiede una rete estesa poco meno di 500.000 chilometri di strade principali extraurbane, cui si aggiungono le strade all'interno alle città e quelle secondarie o private, per un totale che supera gli 850.000 chilometri. Anche le vendite di macchine e impianti per i lavori stradalii sono diminuiti vistosamente: oggi sono un decimo rispetto ai numeri di 10 anni fa. La situazione migliore riguarda le autostrade, che rappresentano una porzione minore (circa 6.600 chilometri) di tutta la rete stradale italiana.

SEMPRE PIÙ IN BASSO – “Il degrado delle nostre strade – spiega Carlo Giavarini, presidente Siteb – dipende da una serie di fattori, primo tra tutti l'assenza di una manutenzione programmata; si interviene solo per tamponare l'emergenza, con risultati effimeri e, alla lunga, si spende di più senza risolvere i problemi. In secondo luogo, i criteri di aggiudicazione delle gare d'appalto per la realizzazione delle strade sono basati in prevalenza sul massimo ribasso e potrebbero forse funzionare se si mettessero in atto controlli scrupolosi durante l'esecuzione dei lavori ma questo non avviene. Spesso, invece, i lavori vengono eseguiti da soggetti che non possiedono adeguate qualifiche, con scarsi controlli da parte dell'amministrazione (per mancanza di risorse), e senza il necessario riscontro sui materiali utilizzati; ci si trova così costretti a continui ripristini di opere, eseguite anche da poco tempo, con evidenti danni economici per la collettività”.

SOLO UN AUSPICIO – Lo scenario non cambia se si prendono in considerazione i nuovi impianti per la produzione del conglomerato bituminoso (la miscela tra pietrisco e bitume per l'asfaltatura): nel 2012, ne sono stati costruiti e venduti 3 e solo uno nell'anno in corso. Prima che la crisi si acuisse (2009), la media si aggirava intorno 15-20 nuovi impianti realizzati ogni anno. Fino al 2008 erano infatti attivi in Italia almeno 650 impianti; oggi ne restano circa 300, di cui 100 sono fermi per mancanza di lavori. “Il collasso delle vendite di macchinari e impianti pone una seria ipoteca sul futuro dei lavori stradali e attesta l'obsolescenza del parco mezzi in circolazione – dice Giavarini -. Queste cifre, insieme a quelle sul crollo della produzione di conglomerato bituminoso, danno un'idea di quanto sia a tinte fosche lo scenario per le aziende del settore stradale che oggi sopravvivono soprattutto grazie alle vendite dirette verso l'estero. Ogni settimana, registriamo nuovi fallimenti e, a parte gli ovvi e fondamentali problemi connessi alla sicurezza stradale, stiamo perdendo un patrimonio, quello delle nostre strade, dal valore elevatissimo”. A questo punto, fa notare Maurizio Caprino sul blog Strade sicure, l'auspicio è che da quest'anno la tendenza si inverta sull'onda del decreto del fare (Dl 76/2013), che da agosto ha consentito di bandire appalti di manutenzione su un po' di strade. Tanti piccoli bandi, soldi a pioggia. E chissà con quali garanzie che i nuovi asfalti abbiano una durata decente, vista la qualità dei lavori pubblici in Italia. Ma intanto è meglio che niente.

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