Alla guida ubriaco nel 2007, può chiedere i lavori di pubblica utilità

Alla guida ubriaco nel 2007, può chiedere i lavori di pubblica utilità La Corte di Cassazione chiarisce alcuni importanti aspetti nell'applicazione dell'art. 186 CdS (guida in stato di ebbrezza)

La Corte di Cassazione chiarisce alcuni importanti aspetti nell'applicazione dell'art. 186 CdS (guida in stato di ebbrezza)

12 Dicembre 2012 - 08:12

La Corte di Cassazione, sezione quarta penale, con la sentenza n. 42485/12, depositata il 31 ottobre 2012, ha chiarito alcuni importanti aspetti per l'applicazione dell'art. 186 del Codice della Strada. In particolare ha chiarito che i lavori di pubblica utilità (misura che consente l'estinzione del reato senza conseguenze) possono essere chiesti anche da chi ha commesso il reato prima dell'entrata in vigore della norma che li prevede. Tuttavia, per convertire arresto e ammenda in ore di lavoro di pubblica utilità, non si può utilizzare la pena bassa ottenuta grazie all'applicazione della vecchia legge. Se il reo se l'è cavata con 10 giorni di arresto e 300 euro di ammenda, in forza dell'applicazione delle sanzioni ante 2007, non può poi chiedere i lavori di pubblica utilità convertendo 10 giorni di arresto in ore di lavoro, ma deve applicare virtualmente la pena severa del CdS aggiornato (da 6 mesi a un anno di arresto, e da 1500 a 6000 euro di ammenda) e poi convertire. Peraltro, tale opportunità è esclusa se il condannato ha causato incidente stradale, come previsto dal comma 9bis dell'art.186 CdS.

UNA CONDANNA “LIGHT”-  Il ricorrente in Cassazione aveva avuto una condanna davvero leggera. Almeno se si guardano le norme come aggiornate dalla L. 120 del 2010. Oggi se ti trovano alla guida con 2,58 g/l di alcol nel sangue, e hai provocato un incidente stradale, ti devi rassegnare a una condanna che non sarà inferiore a 5 mesi (con tutti gli sconti possibili), oltre a circa 2000 euro di ammenda e alla revoca della patente. Invece, nel caso in esame, la condanna era stata di appena 10 giorni di arresto, 300 euro di ammenda e sospensione di tre mesi della patente. Ciò perchè al reo che ha commesso il fatto in un tempo (2007) in cui la legge applicata era più favorevole, va applicata quella legge. Ma il fortunato automobilista che non era incorso nelle sanzioni pesanti previste oggi per la violazione da lui commessa, voleva di più. Ha così contestato di non aver avuto il proprio avvocato al fianco al momento della rilevazione alcolemica, e ha chiesto i lavori di pubblica utilità, in modo da trasformare la condanna “light”, in qualche ora di “buone azioni”. Gli è andata male, e gli Ermellini spiegano perchè nella sentenza in commento.

NON SI POSSONO COMBINARE LE LEGGI USANDO SOLO I PEZZI MIGLIORI – Le richieste dell'imputato non potevano trovare accoglimento. L'eccezione sulla mancanza dell'avvocato al momento dell'alcoltest è da sempre respinta da tutti i Tribunali, perchè la rilevazione dell'alcol nel sangue è atto indifferibile e se si dovesse attendere ogni volta l'arrivo dell'avvocato o rimandare al giorno successivo sarebbe vanificato il senso del controllo. Parimenti eccessive erano le richieste circa la concessione dei lavori di pubblica utilità. A parte il fatto che nel caso di specie il ricorrente aveva provocato incidente stradale, quindi i lavori di pubblica utilità non potevano essere concessi, perchè esclusi dalla stessa norma che li prevede, il comma 9bis dell'art. 186 CdS. Ma anche se fosse stata astrattamente applicabile, la norma sui lavori di pubblica utilità non avrebbe potuto essere “sovrapposta” alla pena modestissima comminata al reo. Prima del 2007 i lavori di pubblica utilità non esistevano, ma non esistevano nemmeno le pene severe. Quindi se vuoi utilizzare le norme nuove perchè le ritieni più favorevoli, allora devi prenderti anche le pene più severe. Così si è espressa la Corte di Cassazione: “l'apprezzamento del carattere più favorevole di una disciplina deve essere formulato considerando la stessa nel suo complesso: una volta individuata la disposizione globalmente ritenuta più favorevole, il giudice deve applicare questa nella sua integralità non potendo combinare un frammento normativo di una legge e un frammento normativo di un'altra legge secondo il criterio de favor rei, perchè in tal modo si verrebbe a ad applicare una tertia lex di carattere intertemporale non prevista dal legislatore, violando così il principio di legalità.” D'altronde lo stesso principio, ripreso da una sentenza del 2004, era già stato citato in modo identico da una sentenza del 5 ottobre 2012, la n. 39419/12, con la quale la Cassazione aveva concesso i lavori di pubblica utilità con l'applicazione però dei limiti di pena più elevati.

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