Acquisti di auto: sempre meno dai privati

I dati della federazione dei concessionari parlano chiaro: nel 2011, solo due vetture nuove su tre sono state acquistate dai privati. Un vero crollo

18 gennaio 2012 - 8:00

I numeri della crisi del mercato italiano dell'auto li conosciamo tutti, perché girano e rigirano sulle scrivanie di case automobilistiche, concessionari, agenzie di stampa e analisti del settore: il 2011 ha chiuso con 1.748.143 nuove immatricolazioni, cioè con un pessimo -10,88% rispetto a un 2010 del quale già non c'era stato alcun motivo di rallegrarsi. Il numero vero, però (e anche questo è noto) è certamente ancora peggiore, poiché in quel consuntivo è nascosta una valanga di km zero, cioè esemplari che al momento di ricevere le targhe risultavano ancora prive di un vero acquirente: erano semplicemente immatricolate e immagazzinate presso i concessionari in attesa di trovarne uno.

PERSO IL 17,5 DELLA DOMANDA – Su questi numeri, già di per sé sconfortanti, si inseriscono quelli dichiarati il 16 gennaio da Federauto (l'associazione dei concessionari italiani), che in un comunicato ha parlato di «caduta della domanda di auto da parte delle famiglie italiane». Secondo Filippo Pavan Bernacchi, presidente dell'associazione, «nel 2010 i privati avevano acquistato il 71,5% delle auto totali, mentre nel 2011 siamo passati al 66,3%, con una perdita secca del 17,5% della domanda. Questo è un dato importantissimo, perché è l'unico non condizionato dalle cosiddette chilometri zero. Ma se raffrontiamo il 2007 con il 2011, sempre in merito alle immatricolazioni ai privati, mancano all'appello ben 656 mila macchine e il calo è di circa il 36%».

ITALIANI E AUTOMOBILI: UN AMORE SEMPRE PIÙ PLATONICO – Insomma, le preocccupazioni di Pavan Bernacchi s'indirizzano verso un aspetto che gli addetti ai lavori conoscono bene, ma non così il grande pubblico: le statistiche “grezze” di solito comunicano i numeri assoluti, cioè quelli delle immatricolazioni complessive che comprendono, come abbiamo visto, le chilometri zero, ma anche le vetture aziendali, ossia tutte quelle che costituiscono il parco auto delle società e delle aziende di noleggio a breve e a lungo termine. Tuttavia, i dati complessivi non costituiscono un indicatore molto affidabile della reale propensione degli italiani a cambiare l'auto. Quelli forniti da Federauto, invece, lo sono eccome, e sono tragici. Quel 66% testimonia, più di tante parole, una realtà amarissima: quella del disinnamoramento degli italiani verso l'auto. O meglio, di un amore che continuerebbe volentieri ma che, complice la crisi economica e il prelievo fiscale semplicemente pazzesco che grava sul comparto, è sempre più platonico e sempre meno si traduce in un matrimonio che vede i cittadini entrare serenamente in un concessionario per acquistare un'automobile nuova.

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