Accise sui carburanti: in arrivo un altro aumento del 5%

In caso di calamità, le accise sui carburanti aumenteranno automaticamente del 5%, Che potrebbe diventare un 10%, a discrezione delle Regioni

17 aprile 2012 - 6:00

Il termine “accisa” sta ormai diventando un incubo ricorrente degli italiani. A parte il suono di per sé sgradevole della parola (ricorda tanto “accidente”), la faccenda delle accise sui prezzi dei carburanti sale alla ribalta delle cronache ogni volta che il governo (qualunque esso sia) vi mette mano, cioè sempre più spesso. E, manco a dirlo, sempre per aumentare il peso di questo fastidioso balzello che grava sulle tasche di ogni automobilista, camionista o motociclista che percorre le strade del Paese.

CI RISIAMO: UN ALTRO PRELIEVO – L'ultima pensata, inserita nella bozza di riforma della Protezione Civile, è quella di irrobustire la dotazione economica dell'Agenzia con un aumento dell'accisa sui carburanti di ben 5 centesimi per ogni litro erogato. Nel testo della riforma (composta da 11 articoli) che circolava fino a venerdì si parlava testualmente di “aumento immediato” per rimpinguare il “fondo spese impreviste”. Poi, forse per gettare un po' d'acqua sul fuoco delle proteste che si sono levate da ogni parte (soprattutto dalle varie associazioni dei consumatori), Palazzo Chigi ha chiarito che l'aumento dell'accisa scatterebbe “eventualmente ed esclusivamente a esaurimento della capienza prevista dal Bilancio”. In pratica, il ritocco interverrebbe automaticamente soltanto se, in caso di calamità naturale, la Protezione Civile si trovasse a corto di liquidi. Un comodissimo automatismo che fornirebbe alimentazione immediata alle eventuali operazioni di soccorso senza bisogno di varare leggi e leggine per finanziamenti straordinari ad hoc. Dulcis in fundo, un altro 5% di aumento supplementare scatterebbe a favore delle regioni che proclamassero lo stato di emergenza per calamità.

MEGLIO IL PRELIEVO AL SERBATOIO CHE QUELLO AL CELLULARE – Vale la pena sottolineare che l'idea è stata partorita in sostituzione di un'altra, subito tramontata, che prevedeva una tassa di due centesimi di euro su ogni messaggio sms spedito da un cellulare. Quest'ultima trovata, altrettanto odiosa, avremmo potuto chiamarla “la tassa sulla paghetta”, visto che secondo alcune statistiche sono soprattutto giovani e giovanissimi a utilizzare questo mezzo di comunicazione in ragione di una media di 300 sms al mese. A conti fatti, se l'idea fosse passata si sarebbe tradotta, appunto, in un salasso di 6 euro al mese sulla paghetta degli adolescenti che in molte famiglie alimenta le spese telefoniche personali. Invece, tramontata l'ipotesi di gravare sugli sms, il governo ha deciso di essere meno originale e di ricorrere per l'ennesima a una categoria, quella degli automobilisti che, evidentemente, ha spalle robustissime e portafogli inesauribili, visto che viene spremuta ogni volta che lo Stato ha bisogno di soldi che non riesce o non vuole trovare altrove. E tutto ciò anche se, occorre ricordarlo, i prezzi attuali dei carburanti, a proposito di sciagure da protezione civile, inglobano ancora dieci lire al litro (allora la moneta era quella) per il disastro del Vajont del 1963 e altri importi per vari terremoti e calamità, precedenti e successivi.

AUTOMATISMO REVERSIBILE? – Naturalmente, nessuno ha finora chiarito al di là di ogni dibbio se l'automatismo sull'accisa sarà reversibile. Ossia, non s'è ancora capito se il prezzo dei carburanti, che d'ora in poi verrà aumentato automaticamente in caso di necessità dovuta a emergenze climatico-ambientali, tornerà automaticamente a diminuire quando lo stato di calamità sarà terminato. Ma visti i precedenti…

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