Accise carburanti: ecco il testo della manovra

L'aumento delle accise contenuto nel decreto "Salva Italia? diverrà effettivo fra poche ore

7 dicembre 2011 - 8:00

Il decreto “Salva Italia” del governo Monti prevede una stangata sui carburanti che non ha precedenti. Le nuove accise di 704,20 euro ogni mille litri per la benzina e di 593,20 euro ogni mille litri di gasolio saranno affettivi a breve, forse già oggi, 7 dicembre. Entreranno in vigore con la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale.

STRETTA TERRIBILE – Considerando anche l'effetto moltiplicatore dell'Iva (oggi al 21%), l'impatto della manovra sui prezzi alla pompa è di circa 10 centesimi in più per un litro di benzina, e di 12 centesimi in più per un litro di diesel. Con cui le Regioni finanzieranno il trasporto pubblico locale. Scenario ancora più lugubre se l'Iva salirà di due punti percentuali dal 21 al 23%.

GAS – Sono previsti rialzi anche per il Gpl: da 227,77 a 267,77 euro per mille chilogrammi, con un aumento dei prezzi al consumo di circa 2,7 centesimi. Mentre per il metano auto si fissa un'imposta di fabbricazione pari a 0,00331 euro per metro cubo (+13,7% rispetto agli attuali 0,00291). Altri rialzi dal 1° gennaio 2013: l'accisa sulla benzina salirà a 704,70 euro per mille litri e quella sul diesel a 593,70 euro per mille litri.

LA NORMA – Ecco la parte del testo del decreto “Salva Italia” che riguarda i carburanti. Articolo 15, Disposizioni in materia di accise:

“1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, le seguenti aliquote di accisa di cui all'Allegato I del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, approvato con il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni, sono fissate nelle misure sottoindicate:

a) benzina e benzina con piombo: euro 704,20 per mille litri;

b) gasolio usato come carburante: euro 593,20 per mille litri;

c) gas di petrolio liquefatti usati come carburante: euro 267,77 per mille chilogrammi;

d) gas naturale per autotrazione: euro 0,00331 per metro cubo.

2. A decorrere dal 1° gennaio 2013, l'aliquota di accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo nonché l'aliquota di accisa sul gasolio usato come carburante, di cui all'allegato I del testo unico richiamato nel comma 1, sono fissate, rispettivamente, ad euro 704,70 per mille litri e ad euro 593,70 per mille litri.

3. Agli aumenti di accisa sulle benzine, disposti dai commi 1, lettera a), e 2, non si applica l'articolo 1, comma 154, secondo periodo, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

4. Il maggior onere conseguente agli aumenti dell'aliquota di accisa sul gasolio usato come carburante, disposti dai commi 1, lettera b), e 2, è rimborsato, con le modalità previste dall'articolo 6, comma 2, primo e secondo periodo, del decreto legislativo 2 febbraio 2007, n. 26, nei confronti dei soggetti di cui all'articolo 5, comma 1, limitatamente agli esercenti le attività di trasporto merci con veicoli di massa massima complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate, e comma 2, del decreto legge 28 dicembre 2001, n. 452, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2002, n. 16″.

NEL 2012, CIRCA 120 EURO A FAMIGLIA – Per le associazioni dei consumatori, nel 2012, l'aumento dell'imposta di fabbricazione sui carburanti deciso dalla manovra del governo Monti peserà per circa 120 euro a famiglia. Sacrifici necessari per non vedere l'Italia sprofondare nel baratro.

“INACCETTABILE” – Le associazioni dei consumatori non ci stanno. L'Adiconsum, che per voce del suo segretario generale, Pietro Giordano, sostiene che “non è possibile continuare ad aumentare le accise che hanno un effetto inflativo devastante”. Giordano parla di “politica ragionieristica di tassazione a pioggia che tra qualche settimana diventerà ancora più pesante per gli aumenti sui trasporti” . E in chiusura: “Gli italiani sono disposti a fare i sacrifici e ad assumersi responsabilità, ma il governo sia disposto a realizzare una vera equità. Colpendo i ceti più deboli, si rischia di far precipitare il Paese in una recessione ancora più pesante”.

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