Abolizione PRA: la seconda retromarcia di Renzi

Ad aprile e ora, a giugno: sembrava che il PRA dovesse scomparire, e invece è sempre lì...

17 giugno 2014 - 12:00

Rinvio a data da destinarsi: è questo il mesto epilogo della riforma automobilistica che doveva, nelle intenzioni e nei proclami dei nostri politici, essere attuata nel breve. Quindi, nulla di fatto per la carta unica del veicolo in cui dovrebbero essere inseriti sia i dati tecnici che identificano il mezzo sia quelli sulla proprietà, grazie all'accorpamento delle due banche dati Automobile club d'Italia-Pubblico registro automobilistico e Motorizzazione civile. Non ci sarà l'eliminazione del superbollo a fronte dell'aumento del bollo del 12% nel 2015. L'Imposta provinciale di trascrizione non verrà eliminata a favore dell'Iri, imposta regionale (perché con la scomparsa delle Province quei balzelli dovrebbero passare alle Regioni) Tutto il pacchetto auto presente nelle bozze del disegno legge della pubblica amministrazione è stato stralciato all'ultimo momento; ed è possibile che sia ripresentato al prossimo Consiglio dei ministri. Ma la questione più importante riguarda il PRA, un libro con già tre capitoli.

DICEMBRE 2013 – Il Governo Letta, nel dicembre 2013, pone la fiducia alla Camera sulla legge di stabilità. Un emendamento prevede che PRA e Motorizzazione vengano accorpati in un unico archivio telematico nazionale. “Al fine di conseguire un risparmio di spesa a carico dell'amministrazione e degli utenti, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o più regolamenti, da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, adotta misure volte all'unificazione in un unico archivio telematico nazionale dei dati concernenti la proprietà e le caratteristiche tecniche dei veicoli attualmente inseriti nel pubblico registro automobilistico e nell'archivio nazionale dei veicoli. Il ministero provvede all'adozione dei conseguenti provvedimenti attuativi e all'individuazione delle relative procedure”. Poi, non se ne fa nulla.

APRILE E MAGGIO 2014 – SicurAUTO.it evidenzia che nel decreto spending review di aprile (Governo Renzi) c'è un articolo dedicato proprio all'accorpamento PRA (ACI)/Motorizzazione. Poi sparito. A maggio, il premier Renzi dichiara: “Accorpamento di ACI, PRA e Motorizzazione civile”. Tutto all'insegna del taglio alle spese, visto che PRA (gestito dall'ACI) e Motorizzazione sono un inutile doppione. Si vuole eliminare un assurdo: che ci sia un doppio documento (la carta di circolazione e il certificato di proprietà), e che si paghi una doppia tassa per le pratiche automobilistiche: 27 euro di “emolumenti PRA” all'ACI e 9 euro di “diritti Motorizzazione” (nelle casse dello Stato): 36 euro. “Si può discutere quanto si vuole ma poi alla fine si decide, perché se si discute solo per discutere siamo al bar dello sport. Il conto alla rovescia è iniziato. Il 13 giugno si decide”. Parole di Renzi. In merito a quanto annunciato dal premier Matteo Renzi sull'accorpamento di ACI e Motorizzazione civile, il presidente dell'Automobile Club d'Italia Angelo Sticchi Damiani dichiara: “Auspichiamo che questa riforma nel produrre la razionalizzazione delle funzioni inutilmente attribuite a strutture statali, con aggravio della finanza pubblica, possa concentrare la titolarità di compiti in capo all'ACI, ente associativo, che, in una ottica di sussidiarietà e senza oneri per lo Stato, assicura già con efficienza questi servizi da vari decenni”.

POCHE ORE FA – Dopodiché, si arriva alla sorpresa delle ultime ore. L'accorpamento PRA (ACI)-Motorizzazione non si fa neppure questa volta. E allo stesso modo, nessuna riforma automobilistica, visto che il pacchetto includeva le altre misure, quali l'eliminazione del superbollo e dell'IPT. Non resta che attendere i prossimi giorni per capirci qualcosa di più: magari, ci spiegheranno anche perché ci sono state ben due retromarce del Governo Renzi (senza contare quella dell Governo Letta). Una volta analizzata la futura rivoluzione fiscale e amministrativa dell'auto, allora se ne potrà dare un giudizio.

3 commenti

Michele
14:36, 17 giugno 2014

Non c'è da meravigliarsi. Togliere all'ACI l'ambaradan del PRA vorrebbe dire, sia mai, fare veramente l'Automobil Club come negli altri paesi e senza i balzelli cui cui lucra e quindi dover fare bene ed in modo concorrenziale il proprio lavoro di AC.
Forse al governo si sono resi conto che sarebbero saltate a raffica poltrone di amici nonché di “amici di amici” ideali per i posti da “sottogoverno” e che il personale dell'ACI lì impiegato se ne sarebbe dovuto andare a casa o si sarebbe dovuto ricollocarlo nelle varie sedi della Motorizzazione, operazione assai difficile e sindacalmente un vero incubo.
Alla pari della riforma dei vari balzelli e così via. Se si taglia, saltano entrate, solo che a furia di tassare hanno mazzuolato per bene un intero settore e fatto sparire il settore delle auto sopra i 225 cv a a rimetterci sono state le casse dello Stato. Una genialata messa in atto da chi pare ostinatamente non capire che ogni provvedimento ha delle conseguenze. Solo che a queste ultime MAI si pensa e MAI nessuno paga per queste male-manovre.
Se ne deve trarre la logica conclusione che questo paese è praticamente irriformabile, almeno per quello che riguarda l'auto. Troppi interessi in gioco, sempre contro i cittadini beninteso, alla faccia delle promesse a cui non crede davvero più nessuno.

Rosaria
22:50, 17 giugno 2014

La vicenda è molto più complessa. L'Aci è quella che di fatto amministra 1100.00 pratiche all'anno contro le 55.000 della mctc. In pratica è l'ente a cui più facilmente sono portati ad affidarsi cittadini e agenzie. Il servizio Sportello Telematico, che permette di rilasciare i documenti a vista, utilizzato dalle agenzie è praticamente un progetto Aci. Ora sembra del tutto assurdo che l'ente che lavora meglio venga soppresso a favore del carrozzone ministeriale. Di fatto non migliorando di un euro la vita degli automobilisti che pagheranno comunque tutti i balzelli e forse di più. Perchè se il personale passa in mobilità si graverà comunque sulle tasse dei contribuenti. Inoltre a fronte di quegli introiti aci gestisce pra a domicilio per gli invalidi senza aggravi di spese, informazione stradale nelle scuole, corsi di sicurezza stradale. Abolire l'aci per un vantaggio di dieci euro figurate e gettare all'aria un bagaglio di professionalità acquisite è un gesto sconsiderato. Altro è unificare la documentazione, quello è un atto necessario e auspicato da tempo dallo stesso Aci. Gli automobilisti farebbero bene a comprendere che dalla morte dell'Aci si avvantaggeranno, forse, soltanto le agenzie automobilistiche e per un breve tempo. L'automazione è alle porte, il pin anche, tra un pò i passaggi di proprietà gli automobilisti se li potranno fare da casa.

Salvelox
10:04, 18 giugno 2014

Caro Michele tu dici che il paese è irriformabile. E' vero e spero che lo sia fino a che le riforme si propongono con questa logica e superficialità. “Il PRA e MCTC sono un inutile doppione” oppure “tutto deve andare a MCTC perchè è giusto” oppure la dietrologia semplice e gratuita sulle “poltrone e gli amici degli amici”. Le riforme si fanno INSIEME a chi è competente sulla materia, si inizia dal definire cosa si vuole ottenere e come. La riforma del settore dell'auto è difficile non perchè la lobby dell'ACI è potente, come sembra trasparire, ma perchè chi propone la riforma non ha NESSUNA capacità progettuale e di proposizione. Chi fa le proposta, e la stampa ne è il megafono, propone solo l'abolizione del PRA … un pò poco soprattutto perchè non ci sono risparmi evidenti e non si capisce quale vantaggio se ne ottiene. La riforma non si fa perchè chi fa la propone non lo fa per il bene del paese e un “arbitro” di buon senso capisce sempre che dietro questa semplice proposizione dell'abolizione del PRA si nascondono evidenti interessi miliardari dell'asse MCTC/UNASCA. O no?

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