A Torino il primo tavolo sulla sicurezza stradale

Il capoluogo piemontese vuole ridurre il numero d'incidenti e l'indice di mortalità sulle sue strade

13 gennaio 2012 - 10:00

Si è riunito il 10 gennaio a Torino il primo “tavolo” di coordinamento sulla sicurezza stradale che si sia mai tenuto nel capoluogo piemontese. Vi hanno partecipato l'assessore comunale alla Viabilità Claudio Lubatti, quello al Commercio Giuliana Tedesco, l'Aci e i vertici della Polizia Municipale, nonché l'Associazione Vittime della Strada, l'Associazione Motociclisti e l'Ires.

«LE CRITICITÀ CI SONO» – Durante l'incontro sono state esplorate le possibili iniziative che potrebbero portare a un miglioramento della sicurezza stradale in città. «Torino non è insicura – ha dichiarato l'assessore Lubatti – ma le criticità ci sono. Per esempio, abbiamo 96 attraversamenti pedonali non semaforizzati che, pur se a norma, sono ubicati su strade a elevato scorrimento». Lubatti ha confermato che l'amministrazione intende investire il 50% degli introiti incamerati con le sanzioni nel miglioramento della sicurezza stradale, esattamente come prevede il Codice della Strada. «Questo tavolo è una preziosa occasione di incontro e di lavoro per agire sulla prevenzione ancora prima che sul controllo – ha dichiarato invece l'assessore Tedesco – al quale però dobbiamo affiancare un ulteriore sforzo sui temi dell'educazione stradale, della sensibilizzazione dei cittadini e della consapevolezza dei rischi che tutti corrono sulla strada».

SÌ AI “BLACK POINT” – Quindi, nonostante i discreti risultati in termini di numero d'incidenti, di indice di mortalità a essi riferita e di qualità degli attraversamenti pedonali (durante un test svolto con gli automobil club internazionali la città s'è aggiudicata il 3° posto su 18 partecipanti), Torino intende fare ulteriori passi avanti. Tra le proposte scaturite o ricordate dal “tavolo” da parte delle associazioni intervenute vanno ricordati l'esigenza di mettere a punti progetti formativi sulla sicurezza stradale destinati ai giovani delle scuole e quella dei cosiddetti “black point”, che prevede che siano gli stessi utenti della strada a contribuire alla realizzazione di una mappatura dei punti più pericolosi della città.

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