Semaforo rosso per le case: saloni semivuoti, ma sempre aperti

Semaforo rosso per le case: saloni semivuoti, ma sempre aperti Si moltiplicano i weekend "porte aperte"

Si moltiplicano i weekend "porte aperte", in cui le concessionarie operano anche di domenica. Non fanno vendere di più, mentre reti e venditori li detestano. Ma allora a cosa servono?

17 Maggio 2010 - 07:05

Durante il weekend del 15-16 maggio le concessionarie di almeno quattro case automobilistiche (Daihatsu, Ford, Opel e Toyota) sono rimaste aperte anche la domenica. E siamo certi che la tendenza all'apertura ininterrotta continuerà, magari per altre marche, anche in futuro.

Eppure, in aprile le immatricolazioni di auto nuove hanno registrato uno sconfortante -15,6% rispetto allo stesso mese del 2009 e non si vedono segnali di ripresa. Insomma, più il mercato soffre, più gli autosaloni restano aperti. Forse per l'arriva di modelli nuovi o rinnovati? Macché. O almeno, non sempre.

Delle quattro case citate, infatti, solo Ford aveva validi motivi per il superlavoro domenicale: la presentazione della nuova S-Max. Per Opel, invece, il non-stop è stato dedicato soprattutto alla “pensionanda” Meriva, proposta in una versione speciale, la One, che sembra studiata apposta per smaltire le rimanenze in attesa del modello nuovo, pronto da un pezzo.

Per i saloni Daihatsu, invece, la scusa per il weekend di lavoro (in realtà si è trattato dell'intera settimana dal 10 al 16 maggio, denominata dalla casa “Golden week) è stata una combinazione di sconti, omaggi e concorsi a premi. Nessuna novità particolare, invece, per Toyota.

A chi giovano questi weekend “porte aperte”? Alle case non molto, poiché è molto dubbio che le vendite aumentino grazie a queste kermesse, il cui “effetto novità” viene annullato dalla loro frequenza. Non ai concessionari (molti dei quali si lamentano di queste iniziative, spesso “suggerite” in modo più o meno convincente dalle case), che in cambio di un pugno di contratti che con tutta probabilità arriverebbero tranquillamente anche durante la settimana, devono sobbarcarsi i costi dell'apertura prolungata, compresi gli straordinari da pagare ai venditori.

E, infine, sono sgraditi anche a questi ultimi, visto che non è raro incontrarne di assai poco cordiali alla prospettiva di dover saltare il riposo domenicale per dar retta a visitatori forse più interessati a concorsi, gadget e salatini che a firmare contratti. Gli unici a trarre qualche vantaggio dai weekend a “porte aperte” sembrano proprio i clienti. Almeno, quelli che decidono di impiegare la domenica per esaminare o acquistare una vettura.

Quindi, ci permettiamo una provocazione: queste costose iniziative aiutano davvero un mercato dell'auto in affanno, oppure servono solo ad appesantire, con scarse o nulle contropartite, i conti di qualche concessionaria già sull'orlo del baratro?

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